«Ma questo è impossibile, signore.» Provò la sensazione di difendere, supplicando, la sua stessa carriera. «Non può essere un aspirapolvere, signore. Un aspirapolvere no.»
«Demoniaco, vero?» disse il capo. «L'ingegnosità, la semplicità, l'immaginazione diabolica della cosa.» Si tolse il monocolo nero e l'occhio ceruleo da bambola rifletté la luce e la fece saltellare sulla parete sopra il radiatore. «Guardi questo aggeggio, sei volte più alto di un uomo. Simile a un gigantesco spruzzatore. E questo… che cosa le ricorda?» Hawthorne rispose con voce afflitta: «Un tubo di aspirazione a doppio innesto».
«Che cos'è un tubo d'aspirazione a doppio innesto?»
«A volte fa parte di un aspirapolvere.»
«Di nuovo l'aspirapolvere. Hawthorne, siamo sulle tracce, credo, di qualcosa di così importante che la bomba H diverrà un'arma convenzionale.»
«E' augurabile, signore?»
«Certo che è augurabile. Nessuno si preoccupa delle armi convenzionali.»
«Secondo lei di che cosa si tratta, signore?»
«Non sono uno scienziato» rispose il capo «ma guardi questo grande serbatoio. Deve essere alto quasi quanto gli alberi della foresta. Con un'enorme bocca spalancata alla sommità, e questa tubazione… l'agente l'ha appena accennata. Per quello che ne sappiamo, potrebbe estendersi per chilometri… dalle montagne al mare, forse. Si dice che i russi stiano lavorando a una certa idea - lei lo sa - qualcosa che concerne il calore del sole, l'evaporazione del mare. Io non so che cosa siano tutti questi aggeggi, ma so che si tratta di una cosa grande. Dica al nostro agente che dobbiamo avere fotografie.»
«Non vedo davvero come potrebbe avvicinarsi abbastanza…»
«Gli dica di noleggiare un aereo e di smarrirsi sulla zona. Non lui personalmente, si capisce, ma sbarra tre o sbarra due. Chi è sbarra due?»
«Il professor Sanchez, signore. Ma lo abbatterebbero. Quella zona è pattugliata da apparecchi dell'aviazione militare.»
«Ah, c'è il pattugliamento aereo, eh?»
«Per individuare i ribelli.»
«Così dicono loro. Sa, mi è venuto un sospetto, Hawthorne.»
«Dica, signore?»
«Che i ribelli non esistano. Sono puramente immaginari. Forniscono al Governo tutti i pretesti di cui hanno bisogno per isolare completamente la zona.»
«Mi auguro che lei abbia ragione, signore.»
«Sarebbe meglio per noi tutti» disse il capo ridendo «se mi ingannassi. Queste cose mi spaventano, Hawthorne, mi spaventano.» Si rimise il monocolo e la luce si spense sulla parete. «Hawthorne, l'ultima volta che veniste qui parlaste alla signorina Jenkinson di una segretaria per 59200 sbarra 5?»
«Sissignore. Non disponeva di alcuna candidata, sul momento, ma pensava che una certa Beatrice sarebbe potuta andare.»
«Beatrice? Come odio tutti questi nomi di battesimo. Già addestrata?»
«Sì.»
«E' giunto il momento di dare una mano al nostro agente all'Avana. La cosa ha già assunto proporzioni troppo grosse per un agente improvvisato e privo di personale. Meglio mandare con lei un radiooperatore.»
«Non sarebbe bene che andassi prima io a parlargli? Potrei accertare come stanno le cose ed esaminare la situazione con lui.»
«Pericoloso dal punto di vista della segretezza, Hawthorne. Non possiamo correre il rischio di farlo scoprire proprio adesso. Con una radio potrà comunicare direttamente con Londra Questo collegamento per mezzo del Consolato non piace a me né piace a loro.»
«E i suoi rapporti, signore?»
«Dovrà organizzare una specie di servizio di corriere con Kingston. Per mezzo di uno dei suoi commessi viaggiatori. Gli faccia avere istruzioni dalla segretaria. L'ha veduta?»
«Nossignore.»
«Le parli immediatamente. Si assicuri che sia il tipo adatto. All'altezza della situazione sul piano tecnico. Dovrà metterla "au fait" sulla ditta dell'agente. La segretaria ch'egli ha attualmente dovrà andarsene. Parli con l'ufficio amministrazione per una pensione ragionevole fino al giorno in cui avrebbe dovuto andarsene in ogni modo.»
«Sissignore» disse Hawthorne. «Potrei dare ancora un'occhiata ai disegni?»
«Questo sembra interessarla. Che cosa gliene pare?»
«Sembra» disse Hawthorne in tono afflitto «un innesto a scatto.» Quando fu sulla porta il capo riprese a parlare. «Sa, Hawthorne, molto di tutto questo lo dobbiamo a lei. Una volta mi avevano detto che lei non sa giudicare gli uomini, ma io sostenni il mio punto di vista personale. Molto bene, Hawthorne.»
«Grazie, signore.» Aveva la mano sulla maniglia della porta. «Hawthorne?»
«Dica, signore?»
«Ha trovato quel taccuino?»
«No, signore.»
«Forse lo troverà Beatrice.»
PARTE TERZA.
Capitolo primo.
Fu una sera che con ogni probabilità Wormold non avrebbe mai dimenticato. Aveva scelto il diciassettesimo compleanno di Milly per condurla al Tropicana. Era un locale più innocente del Nacional nonostante le sale della roulette attraverso le quali passavano i clienti per recarsi nel cabaret. Palcoscenico e pista delle danze si trovavano all'aperto. Ballerine si esibivano a un sei metri d'altezza tra i grandi palmizi, mentre riflettori color rosa e color malva saettavano sulla pista. Un uomo in vestito da sera blu vivo cantò in anglo-americano qualcosa su Parigi. Poi il pianoforte venne spinto sotto le palme e i danzatori discesero sulla pista come goffi uccelli dai rami. «Sembra la Foresta di Arden» disse Milly, estatica. La governante non si trovava con loro; se n'era andata dopo il primo bicchiere di champagne. «Non credo che vi fossero palmizi nella Foresta di Arden. Né ballerine.»
«Come sei pignolo, babbo.»
«Le piace Shakespeare?» domandò il dottor Hasselbacher. «Oh, non Shakespeare… c'è troppa poesia. Lei sa com'è… Entra un messaggero:
"Ecco il mio signore dal bel portamento".
"E noi con lieto cuore ci accingiamo al cimento".»
«Questo è Shakespeare?»
«E' simile a Shakespeare.»
«Che assurdità dici, Milly.»
«In ogni modo, anche la Foresta di Arden è Shakespeare, credo» osservò il dottor Hasselbacher. «Sì, ma io l'ho letto soltanto nei "Racconti da Shakespeare" di Lamb.
Lamb omette tutti i messaggeri e i nobili cimenti e la poesia.»
«E' il testo adottato dalla scuola?»
«Oh, no, ne ho trovato una copia nella stanza del babbo.»
«Lei legge Shakespeare in quella forma, signor Wormold?» domandò con un certo stupore il dottor Hasselbacher. «Oh, no, no. Naturalmente no. A dire il vero avevo acquistato il libro per Milly.»
«Allora perché ti sei arrabbiato tanto l'altro giorno, quando l'ho preso?»
«Non ero arrabbiato. Soltanto non mi garba che tu vada a curiosare per casa… tra cose che non ti riguardano.»
«Parli come se fossi una spia» disse Milly. «Milly cara, ti prego, non litighiamo il giorno del tuo compleanno.
Stai trascurando il dottor Hasselbacher.»
«Perché è così taciturno, dottor Hasselbacher?» domandò Milly, riempiendo il secondo bicchiere di champagne. «Un giorno deve prestarmi i "Racconti" di Lamb, Milly. Anch'io trovo Shakespeare difficile.» Un uomo molto piccolo di statura, in una uniforme attillatissima, salutò con la mano nella direzione del loro tavolo. «Ha per caso qualche preoccupazione, dottor Hasselbacher?»
«Di che cosa dovrei preoccuparmi, Milly cara, il giorno del suo compleanno? Se non degli anni che passano, naturalmente.»
«Sono proprio tanti diciassette anni?»
«Per me sono passati troppo in fretta.» L'uomo con l'uniforme attillata era in piedi accanto al loro tavolo e si inchinò. Aveva il viso bucherellato ed eroso come i pilastri sul lungomare. Trascinava una sedia grande quasi quanto lui. «Ti presento il capitano Segura, babbo.»
«Posso sedere?» Il capitano si inserì tra Milly e il dottor Hasselbacher senza aspettare la risposta di Wormold. Disse: «Sono felicissimo di conoscere il padre di Milly». La sua era una disinvolta e rapida sfrontatezza e non si aveva il tempo di irritarsene prima ch'egli fosse tornato alla carica infastidendo di nuovo. «Mi presenti il suo amico, Milly.»
«Il dottor Hasselbacher.» Il capitano Segura ignorò il dottor Hasselbacher e riempì il bicchiere di Milly. Chiamò un cameriere. «Porti un'altra bottiglia.»
«Stavamo per andare, capitano» disse Wormold. «Assurdo. Siete miei ospiti. E' appena scoccata la mezzanotte.» La manica di Wormold rimase impigliata in un bicchiere. Il bicchiere cadde e andò in pezzi, come la festa del compleanno. «Cameriere, un altro bicchiere.» Segura incominciò a cantare a mezza voce. "La rosa che colsi nel giardino", sporgendosi verso Milly, voltando le spalle al dottor Hasselbacher. Milly disse: «Si sta comportando molto male».
«Male? Con lei?»
«Con tutti noi. Oggi compio diciassette anni, e sono stata invitata dal babbo… non da lei.»
«Compie diciassette anni? Allora dovete assolutamente essere miei ospiti. Inviterò qualche ballerina al nostro tavolo.»
«Non vogliamo ballerine» disse Milly. «Sono in disgrazia?»
«Sì.»
«Ah» disse lui con esultanza «è perché oggi non mi trovavo davanti alla scuola a offrirle un passaggio. Ma, Milly, a volte sono costretto ad anteporre a lei il mio lavoro alla polizia. Cameriere, dica al direttore d'orchestra di sonare "Happy Birthday to You".»
«Non faccia una cosa simile» disse Milly. «Come può essere così… così volgare?»
«Io? Volgare?» Il capitano Segura rise felice. «E' proprio una piccola burlona» disse a Wormold. «Anche a me piace scherzare. Ecco perché andiamo tanto d'accordo insieme.»
«Mi dice che lei ha un portasigarette fatto di pelle umana.»
«Come mi prende in giro per quel portasigarette! Ed io le dico che la sua pelle farebbe un bel…» Il dottor Hasselbacher si alzò bruscamente. Disse: «Vado a veder giocare alla roulette».
«Non gli sono simpatico?» domandò il capitano Segura. «Forse è un vecchio ammiratore, Milly? Un vecchissimo ammiratore, ah, ah!»
«E' un vecchio amico» disse Wormold. «Ma lei ed io, signor Wormold, sappiamo che l'amicizia tra un uomo e una donna non esiste.»
«Milly non è ancora una donna.»
«Parla come un padre, signor Wormold. Non v'è padre che conosca sua figlia.» Wormold guardò la bottiglia di champagne e la testa del capitano Segura. Gli venne la violenta tentazione di avvicinarle. A un tratto immediatamente alle spalle del capitano una giovane donna che egli non aveva mai veduto fece a Wormold, con gravità, un cenno di incoraggiamento. Wormold toccò la bottiglia di champagne e la sconosciuta annuì di nuovo. Doveva essere, egli pensò, furba quanto era graziosa, per aver letto con tanta precisione i suoi pensieri. Ne invidiò i compagni, due piloti della K.L.M. e un'assistente di volo. «Venga a ballare, Milly» disse il capitano Segura «e dimostri che mi ha perdonato.»
«Non voglio ballare.»
«Domani, giuro, aspetterò al cancello del convento.» Wormold fece un breve gesto, come per dire: "Non ne ho il coraggio. Mi aiuti". La giovane donna lo osservava, seria: parve a lui che stesse valutando la situazione e che quella qualsiasi decisione alla quale fosse pervenuta sarebbe stata definitiva e avrebbe richiesto un'azione immediata. Con il sifone ella aggiunse acqua di seltz al suo whisky. «Andiamo, Milly. Non deve guastarmi la festa.»
«Non l'ha offerta lei. L'ha offerta il babbo.»
«Mi tiene il broncio troppo a lungo. Deve capire che a volte io sono costretto ad anteporre il lavoro anche alla mia cara, piccola Milly.» La giovane donna dietro il capitano Segura modificò l'angolo del sifone. «No» disse Wormold istintivamente «no.» Il becco del sifone era puntato all'insù, verso il collo del capitano Segura. Il dito della ragazza era pronto all'azione. Gli dispiacque che una creatura così bella dovesse guardarlo con tanto disprezzo. Disse: «Sì. Per favore. Sì» e lei azionò il sifone. Il getto d'acqua di seltz sibilò sul collo del capitano Segura scorrendogli dietro il colletto. La voce del dottor Hasselbacher gridò «Bene» tra i tavolini. Il capitano Segura esclamò «"Coño"».
«Oh come sono spiacente» disse la giovane donna. «Volevo allungare il whisky.»
«Il whisky!»
«Dimpled Haig» disse la ragazza. Milly ridacchiò. Il capitano Segura fece un rigido inchino. Al pari di un liquore forte, non si poteva valutarne la pericolosità giudicando dalle dimensioni. Il dottor Hasselbacher disse: «Il sifone è vuoto, signora. Permetta che vada a prendergliene un altro». Gli olandesi al tavolo bisbigliavano insieme, a disagio. «Sarà meglio non affidarmene un altro» disse la giovane donna.
Il capitano Segura riuscì a spremere un sorriso. Parve sbucar fuori da un punto impensato, come dentifricio quando si rompe il tubetto. Il capitano disse: «Per la prima volta sono stato colpito alla schiena. Mi fa piacere che ciò sia avvenuto ad opera di una donna». Era riuscito a dominarsi in modo ammirevole; l'acqua continuava a sgocciolargli dai capelli e il colletto era zuppo. Disse: «In un'altra occasione le avrei chiesto la rivincita, ma devo trovarmi in caserma e sono in ritardo. Potrò rivederla, spero?».
«Rimango all'Avana» ella disse.
«In vacanza?»
«No, per ragioni di lavoro.»
«Se dovesse avere difficoltà a causa del permesso» disse lui, ambiguo «deve rivolgersi a me. Buonanotte, Milly. Buonanotte, signor Wormold. Dirò al cameriere che loro sono miei ospiti. Ordinino pure quello che vogliono.»
«Si è ritirato con onore» osservò la ragazza. «Il getto era ben diretto.»
«Colpirlo con una bottiglia di champagne sarebbe stato un po' esagerato. Chi è?»
«Molta gente lo chiama l'Avvoltoio rosso.»
«Tortura i prigionieri» disse Milly. «Sembra che lei sia riuscita a farselo molto amico.»
«Io non ne sarei tanto sicuro» osservò il dottor Hasselbacher. Unirono i tavoli. I due piloti si inchinarono e diedero nomi impronunciabili. Il dottor Hasselbacher disse inorridito agli olandesi: «Ma loro stanno bevendo Coca-Cola».
«E' il regolamento. Partiamo alle 3,30 per Montreal.» Wormold disse: «Visto che paga il capitano Segura, ordiniamo altro champagne. E Coca-Cola».
«Non credo di farcela a bere un'altra Coca-Cola, e tu, Hans?»
«A me andrebbe un Bols» disse il pilota più giovane. «Non può bere un Bols» gli disse con fermezza l'assistente di volo «prima di Amsterdam.» Il pilota giovane bisbigliò a Wormold: «Vorrei sposarla».
«Chi?»
«La signorina Pfunk» o così parve che avesse detto. «E lei non vuole?»
«No.» L'olandese meno giovane disse: «Io ho moglie e tre figli». Sbottonò il taschino della giacca. «Ho qui le loro fotografie.» Diede a Wormold una cartolina colorata con una ragazza in maglione aderente e calzoncini che si metteva i pattini. Sul maglione stava scritto "Mamba Club" e sotto la fotografia Wormold lesse: "Vi garantiamo molto spasso. Cinquanta splendide ragazze. Non rimarrete soli". «Credo che abbia sbagliato fotografia» disse Wormold.
La giovane donna, che aveva i capelli castani e, stando a quel ch'egli poteva vedere nella luce ingannevole del Tropicana, gli occhi color nocciola, disse: «Balliamo».
«Non sono un abile ballerino.»
«Non ha importanza, no?» La trascinò qua e là sulla pista. Ella disse: «Ora capisco quel che intendeva dire. Questa dovrebbe essere una rumba. La signorina è sua figlia?».
«Sì.»
«E' molto graziosa.»
«Lei è appena arrivata?»
«Sì. I piloti volevano passare una serata allegra e così mi sono unita a loro. Non conosco nessuno, qui.» Il capo di lei gli arrivava al mento, e Wormold sentiva l'odore dei suoi capelli. Gli sfioravano la bocca mentre ballavano. Provò una vaga delusione constatando che aveva la fede al dito. La giovane donna disse: «Mi chiamo Severn. Beatrice Severn».
«Wormold.»
«Allora sono la sua segretaria» ella esclamò. «Che cosa intende dire? Non ho segretaria.»
«Oh, sì, ce l'ha. Non le hanno detto che stavo per arrivare?»
«No.» Non aveva bisogno di domandarle a chi si riferisse. «Ma ho spedito io stessa il telegramma.»
«Ne è arrivato uno la settimana scorsa… ma non mi è riuscito di trovarci né capo né coda.»
«Da chi sono stati editi i suoi "Racconti" di Lamb?»
«Da Everyman.»
«Accidenti. Non mi hanno dato l'edizione giusta. Il telegramma sarà stato un vero guazzabuglio, lo immagino. In ogni modo, sono lieta di averla trovata.»
«Ne sono lieto anch'io. Benché colto un po' di sorpresa, si capisce. Dove alloggia?»
«All'Inglaterra, per questa notte. Poi, pensavo di cambiare alloggio.»
«E di andare dove?»
«Nel suo ufficio, naturalmente. Per dormire, posso aggiustarmi in un modo qualsiasi. Mi sistemerò in una delle stanze del personale.»
«Non ce ne sono. E' un ufficio piccolissimo.»
«Be', ci sarà in ogni modo la stanza della segretaria.»
«Ma non ho mai avuto una segretaria, signora Severn.»
«Mi chiami Beatrice. Sembra che sia preferibile per motivi di sicurezza.»
«Di sicurezza?»
«E' davvero un problema, se non c'è neppure la stanza della segretaria. Torniamo a sederci.» Un tale, con la classica giacca nera da sera tra gli alberi tipo giungla, come un funzionario distrettuale inglese, stava cantando: "Intorno a te hai uomini sapienti Della famiglia vecchi confidenti. Convinti sono che il globo è rotondo…
Semi han le arance e a questo mondo Sol con la buccia esistono le mele. Io sono folle e desto le loro lamentele Poiché sostengo che la notte è giorno. Né inseguo alcuno scopo a me d'intorno.
Vi prego, non crediate…" Sedettero a un tavolino libero, in fondo alla sala della roulette.
Udivano il crepitio delle palline. La giovane donna aveva riassunto la sua espressione seria… un poco imbarazzata, come quella d'una fanciulla che indossi il primo vestito da sera. Disse: «Se avessi saputo ch'ero la sua segretaria non avrei mai spruzzato con l'acqua di seltz quel poliziotto… senza un suo ordine».
«Non deve preoccuparsene.»
«E dire che sono stata mandata qui per facilitarle le cose. Non per renderle più difficili.»
«Il capitano Segura non ha alcuna importanza.»
«Sa, ho seguito un corso completissimo. Ho superato gli esami di decifrazione e di microfotografia. Sono in grado di mantenere i contatti con i suoi agenti.»
«Oh.»
«Lei è stato così bravo che desiderano a tutti i costi evitarle qualsiasi rischio. Se dovessi saltare io, la cosa non avrebbe poi tanta importanza.»
«A me dispiacerebbe moltissimo.»
«Naturalmente, dato che il telegramma era incomprensibile, lei non sa neppure del radio-operatore».
«No.»
«Si trova anch'egli all'Inglaterra. Ha sofferto il mal d'aereo. Dobbiamo trovare una stanza anche per lui.»
«Se ha sofferto il mal d'aereo, forse…»
«Può nominarlo aiuto contabile. E' in grado di svolgere queste mansioni.»
«Ma non mi serve. Non ho neppure un capo-contabile.»
«Non si preoccupi. Sistemerò tutto domattina. Sono qui per questo.»
«C'è qualcosa in lei» osservò Wormold «che mi ricorda mia figlia. Recita novene?»
«Che cosa sono?»
«Non lo sa? Dio sia lodato per questo.» L'uomo in giacca da sera stava terminando la canzone: "Dico che in maggio siamo in inverno E non ho scopi da raggiungere." Le luci passarono dall'azzurro al rosa e le ballerine tornarono ad appollaiarsi tra i palmizi. I dadi cozzavano l'uno contro l'altro ai tavoli da gioco, e Milly e il dottor Hasselbacher si diressero allegramente verso la pista delle danze. Sembrava che i frammenti del compleanno fossero stati rimessi insieme.
Capitolo secondo.
La mattina dopo Wormold si alzò presto. Aveva una leggera emicrania dovuta allo champagne, e l'irrealtà della serata al Tropicana sembrava estendersi alla giornata di lavoro. Beatrice gli aveva detto ch'era stato bravo… era il portavoce di Hawthorne e di "quelle persone". In quanto a lui, provava un senso di delusione pensando che, al pari di Hawthorne, ella era entrata a far parte del mondo immaginario dei suoi agenti. I suoi agenti… Sedette davanti allo schedario. Prima dell'arrivo di Beatrice doveva rendere plausibili il più possibile le schede. Gli sembrava che alcuni agenti si trovassero ormai sull'orlo dell'improbabilità. Il professor Sanchez e l'ingegner Cifuentes erano profondamente coinvolti, e non poteva sbarazzarsi di loro; avevano incassato quasi duecento pesos come rimborso spese. Anche di Lopez non si poteva fare a meno. Il pilota ubriaco delle linee aeree cubane aveva incassato un generosissimo premio di 500 pesos in cambio della notizia delle costruzioni in corso sulle montagne, ma forse sarebbe stato possibile gettarlo a mare considerandolo un elemento poco sicuro. V'era il capomacchinista del "Juan Belmonte", ch'egli aveva veduto bere a Cienfuegos… sembrava un personaggio abbastanza probabile e non incassava che settantacinque pesos al mese. Ma v'erano altri personaggi ch'egli temeva non potessero reggere a un attento esame: Rodriguez, ad esempio, descritto sulla sua scheda come un magnate dei club notturni, e Teresa, una ballerina del Teatro Sciangai, ch'egli aveva schedato come amante al contempo del ministro della Guerra e del direttore delle Poste e Telegrafi (non v'era da stupirsi che Londra non avesse trovato precedenti né sul conto di Rodriguez né su quello di Teresa). Era disposto a gettare a mare Rodriguez, poiché chiunque si fosse impratichito dell'Avana ne avrebbe certamente posto in dubbio l'esistenza, prima o poi. Ma non sopportava l'idea di rinunciare a Teresa. Era il suo solo agente di sesso femminile, la sua Mata Hari. Sembrava improbabile che la nuova segretaria potesse recarsi allo Sciangai, dove ogni notte, tra le danze di ballerine nude, venivano proiettati tre film pornografici. Milly gli sedette accanto. «Che cosa sono tutte queste schede?» domandò. «Clienti.»
«Chi era quella donna di ieri sera?»
«L'ho assunta come segretaria.»
«Come stai facendo il grande.»
«Ti piace?»
«Non saprei. Non mi hai dato il modo di parlarle. Non avete fatto altro che ballare e flirtare.»
«Non ho flirtato affatto.»
«Vuole sposarti?»
«Santo cielo, no.»
«E tu vuoi sposarla?»
«Milly, sii ragionevole, ti prego. L'ho conosciuta soltanto ieri sera.»
«Marie, una ragazza francese all'educandato, dice che ogni vero amore è un "coup de foudre".»
«Son questi gli argomenti di cui parlate all'educandato?»
«Naturale. E' l'avvenire, no? Non abbiamo un passato di cui parlare, anche se ce l'ha suor Agnes.»
«Chi è suor Agnes?»
«Ti ho già detto di lei. E' quella suora triste e bellina. Marie dice che ha avuto un "coup de foudre" sfortunato in gioventù.»
«Glielo ha raccontato lei a Marie?»
«No, si capisce. Ma Marie se ne intende. Ha avuto lei stessa due "coups de foudre" sfortunati. Le sono capitati all'improvviso, quando meno se l'aspettava.»
«Io sono vecchio abbastanza per potermi sentire tranquillo.»
«Oh no. C'è stato un vecchio - aveva quasi cinquant'anni - che ha avuto un "coup de foudre" per la madre di Marie. Era sposato, come te.»
«Bene, anche la mia segretaria è sposata, ragion per cui tutto dovrebbe essere a posto.»
«E' realmente sposata, o si tratta di una bella vedova?»
«Non lo so. Non gliel'ho domandato. Ti sembra che sia bella?»
«Piuttosto bella. In un certo senso.» Lopez gridò dalle scale: «C'è qui una signora. Dice che lei l'aspetta».
«La faccia salire.»
«Io rimango» lo avvertì Milly. «Beatrice, le presento Milly.» Notò che i suoi occhi avevano lo stesso colore della sera prima, e così pure i capelli; non si era trattato, in fin dei conti, dell'effetto dello champagne e dei palmizi. Pensò: sembra reale. «Buongiorno. Spero che abbia dormito bene» disse Milly con la voce della governante. «Ho fatto sogni terribili.» Beatrice guardò Wormold, e lo schedario, e Milly. Disse: «Ieri sera mi sono divertita molto».
«E' stata meravigliosa con il sifone dell'acqua di seltz» disse Milly generosamente «signorina…»
«Signora Severn. Ma la prego, mi chiami Beatrice.»
«Oh, è maritata?» domandò Milly con finta curiosità. «Ero maritata.»
«E' morto?»
«Che io sappia, no. E' svanito, in un certo qual modo.»
«Oh.»
«Succede, con i tipi come lui.»
«Che tipo era?»
«Milly, è ora che tu vada. Non è affar tuo domandare alla signora Severn… a Beatrice…»
«Alla mia età» disse Milly «bisogna imparare dalle esperienze altrui.»
«Ha perfettamente ragione. Presumo che lei definirebbe gli uomini del suo tipo intellettuali e sensibili. Io lo giudicavo molto bello; aveva un viso che faceva pensare a un uccellino implume mentre fa capolino dal nido, come se ne vedono in certi documentari, uno di quegli uccellini con piume simili a lanugine intorno al pomo d'Adamo, un pomo d'Adamo piuttosto grosso. Il guaio fu che quando arrivò ai quarant'anni continuò a sembrare un uccelletto implume. Le donne se ne innamoravano. Lui prendeva parte alle conferenze dell'UNESCO a Venezia, a Vienna e in posti del genere. Ce l'ha una cassaforte, signor Wormold?»
«No.»
«Che cosa accadde?» domandò Milly. «Oh, finii con il vedere dentro di lui. Dico sul serio, non metaforicamente. Era molto magro e concavo, e divenne in un certo qual modo trasparente. Quando lo guardavo, vedevo tutti i delegati seduti lì, tra le sue costole, e il presidente dell'assemblea che si alzava e diceva: "La libertà è importante per gli scrittori creativi". Era addirittura soprannaturale, a colazione.»
«E non sa se è vivo?»
«L'anno scorso era vivo, perché lessi sui giornali che aveva tenuto una conferenza su "Gli intellettuali e la bomba all'idrogeno" a Taormina. Dovrebbe proprio avere una cassaforte, signor Wormold.»
«Perché?»
«Non può lasciare in giro i documenti. E inoltre è tradizionale nel caso di un ricco commerciante all'antica come lei.»
«Chi ha detto ch'io sono un ricco commerciante all'antica?»
«E' l'impressione che si sono fatta a Londra. Esco subito a comprarle una cassaforte.»
«Io vado» disse Milly. «Sarai ragionevole, vero, babbo? Sai a che cosa mi riferisco.»
Fu una giornata spossante. Dapprima Beatrice uscì e acquistò una grossa cassaforte a combinazione; ci vollero un autocarro e sei uomini per trasportarla. Ruppero la balaustra e un quadro mentre la issavano su per le scale. Una piccola folla si era raccolta davanti all'ingresso; ne facevano parte parecchi ragazzi che avevano marinato la vicina scuola, due belle negre e un poliziotto. Quando Wormold si lamentò perché la faccenda lo metteva in vista, Beatrice ribatté che il modo di mettersi davvero in vista era quello di tentar di passare inosservati. «Quel sifone, ad esempio» disse. «Tutti mi ricorderanno come la donna che ha spruzzato il poliziotto con il sifone dell'acqua di seltz. Nessuno si domanderà più chi io sia. Lo sanno già.» Mentre erano alle prese con la cassaforte, un tassì si fermò davanti alla porta e un giovanotto discese e ne tolse la più grossa valigia che Wormold avesse mai veduto. «Ecco Rudy» disse Beatrice. «Chi è Rudy?»
«Il suo aiuto contabile. Gliel'ho detto ieri sera.»
«Grazie a Dio» mormorò Wormold «sembra che qualcosa di ieri sera lo abbia dimenticato.»
«Venga, venga avanti, Rudy, e si riposi.»
«Non serve a nulla dirgli di venire avanti» osservò Wormold. «Venire avanti dove? Non c'è posto per lui.»
«Può dormire in ufficio» disse Beatrice. «Non c'è spazio a sufficienza per un letto, per quella cassaforte e per la mia scrivania.»
«Le procurerò una scrivania più piccola. Come va il mal d'aereo, Rudy? Le presento il signor Wormold, il principale.» Rudy era giovanissimo e pallidissimo e aveva le dita macchiate di giallo dalla nicotina o da qualche acido. Disse: «Stanotte ho vomitato due volte, Beatrice. Hanno rotto una valvola Röntgen».
«Non stia a pensarci adesso. Prima di tutto dobbiamo sistemarci. Vada ad acquistare un lettino da campo.»
«Subito» disse Rudy, e scomparve. Una delle negre si avvicinò a Beatrice e disse: «Sono inglese».
«Anch'io» disse Beatrice. «Lieta di conoscerla.»
«E' lei la ragazza che ha faddo fare la doggia al gabidano Segura?»
«Be', più o meno. In realtà l'ho schizzato.» La negra si voltò e spiegò alla folla, in spagnolo, come stavano le cose. Parecchie persone batterono le mani. Il poliziotto si allontanò con un'aria imbarazzata. La negra disse: «Lei è una gran bella ragazza, signorina».
«E' molto bella anche lei» disse Beatrice. «Qua, mi aiuti a portare questa valigia.» Si sforzarono di sollevare la valigia di Rudy, spingendo e tirando. «Permesso» disse un uomo, facendosi largo a furia di gomiti tra la folla. «Permesso, per piacere.»
«Che cosa vuole?» domandò Beatrice. «Non vede che siamo occupati? Fissi un appuntamento.»
«Voglio solo acquistare un aspirapolvere.»
«Oh, un aspirapolvere. Credo che farebbe meglio ad entrare. Riesce a scavalcare la valigia?» Wormold gridò a Lopez: «Si occupi di lui. Per amor del cielo, cerchi di vendergli un "Pila Atomica". Non ne abbiamo ancora venduto uno».
«Abiderà qui?» domandò la negra.
«Lavorerò qui. Grazie mille dell'aiuto.»
«Noi inglesi dobbiamo resdare unidi» disse la negra. Gli uomini che avevano portato al piano di sopra la cassaforte discesero le scale sputandosi sulle mani e strofinandole sulle tute per far capire quanto era stato faticoso. Wormold diede loro una mancia. Salì di sopra e guardò incupito il suo ufficio. Il guaio più grosso era che rimaneva giusto lo spazio per un lettino da campo, il che lo privava di ogni pretesto. Disse: «Non c'è nessun posto in cui Rudy possa mettere i vestiti».
«Rudy è abituato a spiegazzarli. In ogni modo, c'è la scrivania. Lei può mettere nella cassaforte il contenuto dei cassetti e Rudy può utilizzarli per tenerci le sue cose.»
«Non ho mai adoperato una combinazione.»
«E' semplicissimo. Sceglie tre gruppi di numeri che riesce a ricordare. Che numero ha questa strada?»
«Non lo so.»
«Bene, il suo numero di telefono, allora… no, non è prudente. E' una di quelle cose che potrebbero venire in mente a un ladro. In che anno è nato?»
«Nel 1914.»
«E in che giorno?»
«Il 6 dicembre.»
«Bene, allora facciamo 19-6-14.»
«Non me lo ricorderò.»
«Oh, sì, lo ricorderà. Non può dimenticare la sua data di nascita. Ora stia a guardare. Fa girare quattro volte la manopola in senso contrario alle lancette dell'orologio, poi la porta sul 19, la fa girare tre volte nel senso delle lancette dell'orologio, la porta sul 6, e fa fare due giri in senso contrario a quello delle lancette dell'orologio, la porta sul 14, la fa girare ancora fino a bloccarla, e la cassaforte è chiusa. E adesso, per aprire, si regola nello stesso modo… 19-6-14 e, op-là, ecco che si apre.» Nella cassaforte c'era un topo morto. Beatrice disse: «L'hanno adoperata in negozio per mostrarla ai clienti; avrebbero dovuto farmi uno sconto». Incominciò a disfare la valigia di Rudy, tirandone fuori parti e componenti di un apparecchio radio, batterie, materiale fotografico, valvole misteriose avvolte nei calzini di Rudy. Wormold domandò: «Come hanno fatto, in nome del cielo, a far passare tutta questa roba attraverso la dogana?».
«Non l'abbiamo fatta passare per la dogana. Ce l'ha portata da Kingston 59200 sbarra 4 sbarra 5.»
«E chi è?»
«Un contrabbandiere creolo. Traffica in cocaina, oppio e marijuana. Naturalmente è d'accordo con tutti i doganieri. E anche questa volta hanno creduto che si trattasse della solita "merce".»
«Ce ne vorrebbero di stupefacenti per riempire quella valigia.»
«Eh, sì. Infatti abbiamo dovuto sborsare una bella somma.» Sistemò ogni cosa rapidamente e in bell'ordine dopo aver messo nella cassaforte il contenuto dei cassetti. Disse: «Le camicie di Rudy si schiacceranno un po', ma non importa».
«Per me fa lo stesso.»
«Che cosa sono queste?» domandò, prendendo le schede ch'egli aveva esaminato poco prima. «I miei agenti.»
«Vorrebbe dire che li tiene sparsi sulla scrivania?»
«Oh, durante la notte li chiudo a chiave.»
«Non ha un gran concetto della segretezza, vero?» Esaminò una delle schede. «Chi è Teresa?»
«Balla nuda.»
«Completamente nuda?»
«Sì.»
«Davvero interessante per lei. Londra vuole che mi occupi io dei contatti con i suoi agenti. E' disposto a presentarmi a Teresa in un momento in cui non abbia nulla addosso?» Wormold disse: «Non credo che lavorerebbe per una donna. Sa bene come son fatte queste ragazze».
«Io no. Lo sa lei. Ah, l'ingegner Cifuentes. A Londra lo apprezzano molto. Non verrà a dirmi che gli spiacerebbe lavorare per una donna.»
«Non parla l'inglese.»
«Potrei imparare lo spagnolo. Sarebbe un buon pretesto, quello di prendere lezioni di spagnolo. E' bello come Teresa?»
«Ha una moglie gelosissima.»
«Oh, credo che saprei tenerle testa.»
«E' assurdo, naturalmente, tenuto conto della sua età.»
«Quanti anni ha?»
«Sessantacinque. Inoltre, non c'è donna che sarebbe disposta a guardarlo; ha un pancione. Se le fa piacere, gli parlerò delle lezioni di spagnolo.»
«Non c'è fretta. Per il momento lasciamolo da parte. Potrei cominciare con quest'altro. Il professor Sanchez. Con mio marito ho fatto l'abitudine agli intellettuali.»
«Non parla l'inglese neanche lui.»
«Parlerà il francese, immagino. Mia madre era francese ed io parlo entrambe le lingue.»
«Non so se conosca il francese. Mi informerò.»
«Sa una cosa? Non dovrebbe scrivere tutti questi nomi "en clair" sulle schede. Pensi un po', se il capitano Segura facesse svolgere indagini su di lei. Mi spiacerebbe pensare alla pancia dell'ingegner Cifuentes scuoiata per fare portasigarette. Basta segnare sotto i simboli un numero sufficiente di particolari per ricordarli… 59200 sbarra 5 sbarra 3… moglie gelosa e pancia. Compilerò io le nuove schede e brucerò queste. Accidenti. Dove sono andati a finire quei fogli di celluloide?»
«Fogli di celluloide?»
«Per bruciare più in fretta le carte. Oh, immagino che Rudy li metta nelle camicie.»
«Quante cianfrusaglie vi portate dietro.»
«E adesso dobbiamo organizzare la camera oscura.»
«Non ce l'ho una camera oscura.»
«Non ce l'ha nessuno al giorno d'oggi. Sono venuta con tutto il necessario. Tendine nere e una lampada rossa. E un microscopio, naturalmente.»
«A che cosa ci serve un microscopio?»
«Per le microfotografie. Vede, se c'è qualcosa di davvero urgente che non si può comunicare per telegramma, Londra vuole che la inoltriamo direttamente, risparmiando tutto il tempo necessario per il tragitto via Kingston. Si può spedire una microfotografia con una comune lettera. La si incolla come un punto fermo e loro immergono la lettera nell'acqua finché il punto non si stacca. Immagino che di quando in quando lei scriverà lettere in Inghilterra. Lettere commerciali…?»
«Quelle le scrivo a New York.»
«Ad amici e parenti?»
«Da dieci anni non scrivo più a nessuno. Eccettuata mia sorella. Naturalmente, mando cartoline natalizie.»
«Non ci sarebbe possibile aspettare fino a Natale.»
«A volte spedisco francobolli a un mio nipotino.»
«Proprio quello che ci occorre. Potremmo incollare le microfotografie dietro i francobolli.» Rudy salì a passi pesanti le scale portando il lettino da campo e il quadro andò completamente in pezzi. Beatrice e Wormold si ritirarono nella stanza adiacente per fargli posto e si misero a sedere sul letto di Wormold. Si udì un gran trepestio e qualcosa si ruppe. «Rudy non è molto abile nei lavori manuali» osservò Beatrice. Si guardava intorno. Disse: «Non una fotografia. Non ha una vita privata?».
«La mia esistenza è piuttosto vuota. Eccezion fatta per Milly. E per il dottor Hasselbacher.»
«Londra non gradisce il dottor Hasselbacher.»
«Londra può andare all'inferno» disse Wormold. A un tratto volle descriverle la rovina dell'appartamento di Hasselbacher e la distruzione del suo futile esperimento. Disse: «E' quella gente a Londra… oh, mi scusi. Ne fa parte anche lei».
«E lei.»
«Già, naturalmente. Anch'io.» Rudy li avvertì dall'altra stanza. «L'ho sistemato.»
«Vorrei che lei non fosse una di loro» disse Wormold. «E' un modo come un altro di vivere» ella disse.
«Non è un vero modo di vivere. Tutto questo spionaggio. Spiare che cosa? Gli agenti segreti scoprono quello che tutti già sanno…»
«Oppure inventano» disse lei. Wormold tacque di colpo e Beatrice continuò senza cambiare tono: «Vi sono molti altri lavori che non hanno nulla di reale. Progettare un nuovo portasapone di plastica, fare pirografie divertenti per i bar, scrivere slogan pubblicitari, essere deputati, parlare alle conferenze dell'UNESCO. Ma il denaro è reale. Quel che accade dopo il lavoro è reale. Sua figlia, per esempio, è reale, e così è reale il suo diciassettesimo compleanno».
«Che cosa fa lei dopo il lavoro?»
«Adesso non faccio un gran che, ma quando ero innamorata… andavamo al cinema e bevevamo il caffè nei bar e nelle sere d'estate sedevamo nel Parco.»
«Che cosa accadeva?»
«Occorre essere in due per fare in modo che qualcosa sia reale. Lui recitava continuamente. Credeva di essere il grande seduttore. A volte desideravo quasi che diventasse impotente per qualche tempo, in modo da perdere la fiducia in se stesso. Non si può amare ed essere sicuri di sé come lo era lui. Chi ama teme di perdere l'amore, no?» Poi soggiunse: «Oh, al diavolo, perché le dico tutte queste cose? Andiamo a fare microfotografie e telegrammi cifrati». Fece capolino alla porta. «Rudy si è disteso sul letto. Avrà di nuovo il mal d'aereo, immagino. E' mai possibile soffrire il mal d'aereo per tutto questo tempo? Non ce l'ha una stanza dove non ci sia un letto? I letti rendono sempre loquaci.» Aprì un'altra porta. «Tavola apparecchiata per il pranzo. Carne fredda e insalata. Due posti. Chi è che fa tutto questo? Una fatina?»
«Viene una donna per due ore ogni mattina.»
«E quell'altra stanza?»
«E' la camera di Milly. C'è un letto anche là.»
Capitolo terzo.
La situazione, da qualunque punto di vista la considerasse, era incresciosa. Wormold aveva ormai l'abitudine di incassare il rimborso di spese occasionali dell'ingegner Cifuentes e del professore, nonché gli stipendi mensili per sé, per il capo-macchinista del "Juan Belmonte" e per Teresa, la ballerina che danzava nuda. Il pilota d'aeroplano ubriaco veniva di solito compensato in whisky. Il denaro accumulato in questo modo Wormold lo versava sul suo conto corrente… un giorno sarebbe stato la dote di Milly. Naturalmente, per giustificare quelle somme, egli doveva compilare con regolarità tutta una serie di rapporti. Con l'aiuto di una grande carta geografica, del supplemento settimanale del "Time", che con generosità concedeva spazio a Cuba nelle pagine dedicate all'emisfero occidentale, di varie pubblicazioni economiche edite dal Governo, e, soprattutto, con l'aiuto dell'immaginazione, era riuscito a inoltrare almeno un rapporto alla settimana; fino all'arrivo di Beatrice, si era riservate libere le serate del sabato, per poter lavorare in casa. Il professore era l'esperto economico e l'ingegner Cifuentes si occupava dei misteriosi lavori di costruzione sulle montagne di Oriente (i suoi rapporti venivano a volte confermati e a volte contraddetti dal pilota delle linee aeree cubane… una contraddizione aveva il sapore dell'autenticità). Il capo-macchinista forniva descrizioni delle condizioni operaie a Santiago, Matanzas e Cienfuegos e compilava rapporti sulla crescente irrequietudine nella marina. La ballerina che danzava nuda, dal canto suo, forniva particolari piccanti sulla vita privata e le eccentricità sessuali del ministro della Guerra e del direttore delle Poste e Telegrafi. I suoi rapporti somigliavano molto da vicino agli articoli di "Confidential" sui divi e le dive del cinema, poiché in questo campo l'immaginazione di Wormold non aveva ali molto robuste. Ora che Beatrice si trovava lì, Wormold, oltre che dalle esercitazioni del sabato sera era assillato da molte altre cose. Non solo doveva imparare le nozioni fondamentali di microfotografia che Beatrice voleva insegnargli ad ogni costo, ma doveva anche inventare innumerevoli dispacci per fare contento Rudy; e quanti più ne trasmetteva, tanti più ne riceveva. Ogni settimana, ormai, Londra insisteva per avere fotografie delle basi militari della provincia di Oriente, e ogni settimana Beatrice diveniva più impaziente di mettersi in contatto con i suoi agenti. Era contrario a tutti i regolamenti, gli diceva, il fatto che il capo di un centro di spionaggio si incontrasse personalmente con gli informatori. Una volta egli la condusse a cena al circolo di campagna e la sfortuna volle che l'ingegner Cifuentes venisse chiamato a gran voce al telefono. Un uomo molto alto e magro, con gli occhi strabici, si alzò da un tavolo vicino al loro. «E' quello Cifuentes?» domandò Beatrice con voce aspra.
«Sì.»
«Ma lei disse che aveva sessantacinque anni.»
«Non dimostra la sua età.»
«Disse anche che aveva la pancia.»
«Non dissi pancia… dissi "pancione". Nel dialetto locale vuol dire strabismo.» Se l'era cavata per miracolo. In seguito ella incominciò a interessarsi a una figura più romantica dell'immaginazione di Wormold… il pilota delle linee aeree cubane. Lavorò con entusiasmo per completare i dati sulla scheda personale e volle sapere anche i più intimi particolari. Senza dubbio, nella vita di Raul Dominguez non mancava il pathos. Egli aveva perduto la moglie in un massacro durante la guerra civile spagnola, ed era rimasto deluso da entrambi i contendenti, in particolare dai suoi amici comunisti. Quanto più numerose erano le domande che Beatrice poneva a Wormold sul suo conto, quanto più la personalità di lui andava precisandosi, tanto più ella era ansiosa di conoscerlo. A volte Wormold sentiva un fremito di gelosia nei riguardi di Raul e tentava di dipingere il quadro a fosche tinte. «Scola una bottiglia di whisky al giorno» disse.
«E' il suo modo di sottrarsi alla solitudine e al ricordo» disse Beatrice. «"Lei" non desidera mai evadere?»
«Credo che lo desideriamo tutti, qualche volta.»
«Io so che cosa vuol dire una solitudine come la sua» disse Beatrice con comprensione. «Beve tutto il giorno?»
«No. Il momento peggiore è alle due del mattino. Quando si sveglia a quell'ora, a furia di pensare non riesce a riaddormentarsi, e allora beve.» La rapidità con la quale riusciva a rispondere ad ogni domanda sui suoi personaggi meravigliava Wormold; essi sembravano vivere sulla soglia della coscienza… bastava che girasse un interruttore ed erano lì, immobilizzati in qualche gesto caratteristico. Poco dopo l'arrivo di Beatrice, Raul festeggiò il suo compleanno ed ella propose di regalargli una cassa di champagne. «Non lo toccherà» disse Wormold, senza sapere perché «Soffre di acidità di stomaco. Se beve champagne gli vengono foruncoli. D'altro canto, il professore non beve altro.»
«Ha gusti dispendiosi.»
«Ha gusti depravati» disse Wormold senza riflettere. «Preferisce lo champagne spagnolo.» A volte lo spaventava il modo con il quale queste persone crescevano nell'ombra, senza che lui ne sapesse niente. Che cosa stava facendo Teresa, laggiù, invisibile? Non voleva pensarci. La sua spudorata descrizione della vita che conduceva con i due amanti lo scandalizzava. Ma il problema immediato era Raul. V'erano momenti in cui Wormold si diceva che se avesse reclutato autentici agenti la situazione sarebbe stata più semplice. Wormold rifletteva sempre con maggiore facilità nel bagno. Un mattino, mentre si stava concentrando, udì uno strepito indignato, un pugno che batteva ripetutamente sulla porta, qualcuno che scendeva a precipizio le scale, ma era arrivato per lui un momento creativo ed egli non prestò la minima attenzione al mondo che si trovava al di là del vapore. Raul era stato licenziato per ubriachezza dalle linee aeree cubane. Si trovava in una situazione disperata, non aveva un impiego; vi era stato uno spiacevole colloquio tra lui e il capitano Segura, che minacciava… «Si sente bene?» gridò Beatrice, fuori del bagno. «Sta morendo? Devo abbattere la porta?» Egli si avvolse un asciugamano alla vita e uscì nella camera da letto, trasformata ormai in ufficio. «Milly se n'è andata su tutte le furie» disse Beatrice. «Non è riuscita a fare il bagno.»
«Questo è uno dei momenti» disse Wormold «che potrebbero mutare il corso della storia. Dov'è Rudy?»
«Sa bene di avergli dato un permesso per le vacanze di fine settimana.»
«Non importa. Trasmetteremo il telegramma per mezzo del Consolato. Prenda il libro-codice.»
«E' nella cassaforte. Com'è la combinazione? La sua data di nascita… si trattava di questo, no? Il 6 dicembre?»
«L'ho cambiata.»
«La data di nascita?»
«No, no. La combinazione, naturalmente.» In tono sentenzioso soggiunse: «In meno siamo a conoscere la combinazione, meglio è per noi tutti. Rudy ed io bastiamo perfettamente. Quel che conta, sa, è il rispetto delle norme». Passò nella stanza di Rudy e incominciò a far girare la manopola… quattro volte a sinistra, tre volte, meditativamente, a destra. L'asciugamano seguitava a scivolargli di dosso. «Del resto, chiunque può venire a conoscenza della mia data di nascita rivolgendosi al municipio. Estremamente pericoloso. E' il numero che proverebbero per primo.»
«Avanti» disse Beatrice. «Ancora un giro.»
«Questo è un numero che nessuno riuscirebbe a scoprire. Assolutamente sicuro.»
«Che cosa sta aspettando?»
«Devo aver commesso un errore. Bisognerà che ricominci daccapo.»
«Sembra davvero sicura questa nuova combinazione.»
«Per favore, non stia a guardarmi. Mi innervosisce.» Beatrice andò a mettersi con il viso contro il muro. Disse: «Mi avverta quando potrò voltarmi».
«E' stranissimo. Questo maledetto congegno dev'essersi guastato.
Chiami Rudy al telefono.»
«Non posso. Non so dove alloggia. E' andato sulla spiaggia di Varadero.»
«Dannazione!»
«Forse, se lei mi dicesse come le è venuto in mente il numero, se riuscisse a ricordarlo parlandone…»
«Era il numero di telefono di una mia prozia.»
«Dove abita?»
«Woodstock Road, 95, Oxford.»
«Perché proprio la sua prozia?»
«Perché non la mia prozia?»
«Penso che si potrebbe chiedere il numero di telefono a Oxford.»
«Dubito che siano in grado di indicarcelo.»
«Come si chiama?»
«Ho dimenticato anche questo.»
«Questa nuova combinazione è proprio sicura, non c'è che dire.»
«Noi l'abbiamo sempre chiamata semplicemente prozia Kate. In ogni modo, è morta da quindici anni, e il numero può essere stato cambiato.»
«Non capisco perché abbia scelto il suo numero.»
«Non esistono anche per lei alcuni numeri che le si sono ficcati in mente per tutta la vita senza nessuna ragione?»
«A quanto pare questo non si è ficcato molto bene.»
«Lo ricorderò tra un attimo. E' qualcosa di simile a 7-7-5-3-9.»
«Dio mio, dovevano avere cinque numeri proprio a Oxford.»
«Potremmo tentare tutte le combinazioni di 77539.»
«Lo sa quante sono? Devono essere circa seicento, credo. Spero che il telegramma non sia urgente.»
«Sono sicuro di tutte le cifre tranne il 7.»
«Benissimo. Quale 7? Presumo che ora dovremo provare con circa seimila combinazioni. Non sono una matematica.»
«Rudy deve averlo annotato in qualche posto.»
«Probabilmente su carta impermeabile, in modo da poterselo tenere addosso durante il bagno. Siamo un ufficio efficiente.»
«Forse» disse Wormold «faremmo meglio a servirci del vecchio codice.»
«Non è molto sicuro. In ogni modo…» Trovarono finalmente Charles Lamb accanto al letto di Milly; una pagina piegata dimostrava ch'ella era arrivata a metà di "Due gentiluomini di Verona". Wormold disse: «Scriva questo telegramma. Puntini puntini marzo».
«Non sa neppure che giorno è oggi?»
«Trasmesso da 59200 sbarra 5 inizia paragrafo A 59200 sbarra 5 sbarra 4 licenziato per ubriachezza in servizio Stop teme deportazione in Spagna dove sua vita è in pericolo Stop.»
«Oh, povero Raul.»
«Inizia paragrafo B 59200 sbarra 5 sbarra 4…»
«Non potrei dire semplicemente "egli"?»
«D'accordo. Egli. Potrebbe essere disposto in tali circostanze e dietro ragionevole compenso con garanzia rifugio Giamaica a pilotare aereo privato su costruzioni segrete per ottenere fotografie Stop inizia paragrafo C dovrebbe partire in volo da Santiago e atterrare a Kingston se 59200 in grado di prendere disposizioni per riceverlo Stop.»
«Finalmente incominciamo a fare qualcosa sul serio, eh?» disse Beatrice. «Inizia paragrafo D Stop vogliate autorizzare cinquecento dollari per noleggio aereo per 59200 sbarra 5 sbarra 4 Stop altri duecento dollari possono essere necessari per corrompere personale aeroporto Avana Stop inizia paragrafo E compenso a 59200 sbarra 5 sbarra 4 dovrebbe essere generoso tenuto conto considerevole rischio intercettazione aeroplani di pattuglia su montagne Oriente Stop propongo mille dollari Stop.»
«Che mucchio di bei quattrini» disse Beatrice. «Fine del messaggio. Su, avanti. Che cosa sta aspettando?»
«Sto solo cercando di trovare una frase adatta. I "Racconti" di Lamb non mi vanno molto a genio. E a lei?»
«Millesettecento dollari» disse Wormold, cogitabondo. «Sarebbe dovuto arrivare a duemila. All'ufficio amministrativo piacciono le cifre tonde.»
«Non voglio sembrare stravagante» rispose Wormold. «Millesettecento dollari basterebbero senza dubbio a pagare un anno di collegio in Svizzera.»
«Mi sembra molto soddisfatto di sé» osservò Beatrice. «Non pensa che può mandare un uomo incontro alla morte?» Egli pensò: E' esattamente quello che mi propongo di fare. Disse: «Avverta quelli del Consolato che il telegramma deve avere la precedenza assoluta».
«E' un lungo dispaccio» disse Beatrice. «Crede che questa frase possa andare? "Presentò Polidoro e Cadwal al re, dicendogli ch'erano i suoi due figli perduti, Guiderius e Arviragus." A volte Shakespeare è un po' noioso, vero?»
Una settimana dopo condusse Beatrice a cena in un ristorante la cui specialità era il pesce, nelle vicinanze del porto. L'autorizzazione era arrivata, anche se ridotta di duecento dollari, per cui l'ufficio amministrazione aveva fatto ugualmente cifra tonda. Wormold pensò a Raul, diretto in automobile all'aeroporto per iniziare il pericoloso volo. L'episodio non era ancora chiuso. Come nella vita reale, potevano capitare incidenti; personaggi imprevisti potevano intervenire. Magari Raul sarebbe stato fermato prima di salire sull'aereo, magari un'automobile della polizia gli avrebbe sbarrato la strada. Non era escluso che scomparisse nelle camere di tortura del capitano Segura. La stampa non avrebbe pubblicato alcuna notizia. Wormold si sarebbe affrettato ad avvertire Londra che sospendeva le trasmissioni, nell'eventualità che Raul fosse costretto a parlare. La radio trasmittente sarebbe stata smontata e nascosta subito dopo la trasmissione dell'ultimo messaggio, i fogli di celluloide sarebbero stati tenuti pronti per l'incendio finale… O magari Raul sarebbe partito senza alcuna difficoltà e non avrebbero mai saputo che cosa gli fosse accaduto, esattamente, sulle montagne di Oriente. Una sola cosa era certa, in tutto quell'episodio: Raul non sarebbe arrivato in Giamaica e non vi sarebbero state fotografie. «A che cosa sta pensando?» domandò Beatrice. Non aveva toccato l'aragosta farcita. «Stavo pensando a Raul.» Il vento soffiava dall'Atlantico. Il castello del Moro si profilava al lato opposto del porto, simile a un transatlantico diretto verso la tempesta. «Ansioso?»
«Naturale che sono ansioso.» Se Raul avesse decollato a mezzanotte sarebbe stato costretto a fare rifornimento poco prima dell'alba a Santiago, dove l'atteggiamento del personale dell'aeroporto era amichevole in quanto tutti coloro che vivevano nella provincia Oriente covavano la ribellione in fondo al cuore. Poi, non appena vi fosse stata luce a sufficienza per fotografare, e a un'ora troppo mattutina per gli aeroplani di pattuglia, egli avrebbe incominciato la ricognizione sulle montagne e sulla foresta. «Non ha bevuto?»
«Mi ha promesso di non bere. Ma non si può mai dire.»
«Povero Raul.»
«Povero Raul.»
«La vita non è mai stata molto divertente per lui, vero? Avrebbe dovuto presentarlo a Teresa.» Wormold le scoccò un'occhiata penetrante, ma ella sembrava completamente assorbita dall'aragosta. «Non sarebbe stato molto prudente, le pare?»
«Oh, al diavolo la prudenza!» esclamò lei. Dopo cena tornarono a piedi lungo il lato terra dell'Avenida de Maceo.
V'era poca gente in giro, nella notte umida e ventosa, e il traffico era scarso. I cavalloni venivano avanti dall'Atlantico e si rompevano contro il frangiflutti. Gli spruzzi superavano l'intera strada, al di sopra delle quattro corsie del traffico e crepitavano come pioggia sotto i portici dei pilastri segnati dal vaiolo, là dove essi camminavano. Le nubi attraversavano in corsa il cielo dall'est e Wormold sentì di far parte della lenta erosione dell'Avana. Quindici anni erano un lungo periodo di tempo. Disse: «Una di quelle luci lassù potrebbe essere lui. Quanto deve sentirsi solo».
«Parla come un romanziere» disse Beatrice.
Wormold si fermò sotto un pilastro e la osservò con ansia e con sospetto. «Che cosa vuol dire?»
«Oh, nulla di particolare. A volte ho l'impressione che lei consideri i suoi agenti alla stregua di figure letterarie, come personaggi di un libro. E' un uomo reale quello che si trova lassù… no?»
«Non è molto gentile quello che ha detto.»
«Oh, non ci pensi più. Mi parli di qualche persona alla quale tiene davvero. Di sua moglie. Mi parli di lei.»
«Era carina.»
«Ne sente la mancanza?»
«Naturale. Quando penso a lei.»
«Io non sento la mancanza di Peter.»
«Peter?»
«Mio marito. Quello dell'UNESCO.»
«Allora è fortunata. E' libera.» Guardò l'orologio, poi il cielo. «Dovrebbe trovarsi su Matanzas, adesso. A meno che non sia stato costretto a ritardare.»
«Gli ha fatto seguire quella rotta?»
«Oh, naturalmente è lui a decidere la rotta.»
«Anche la propria fine?» Un certo che nella sua voce… una sorta di ostilità… lo fece trasalire di nuovo. Era mai possibile che avesse già incominciato a sospettarlo? Proseguì in fretta. Passarono davanti al bar Carmen e al Club Cha Cha - vivide insegne dipinte sulle antiche imposte della facciata Diciottesimo secolo. Bei visi guardavano fuori dagli oscuri interni, occhi castani, capelli neri, spagnole e negre dalla pelle chiara: splendide natiche si appoggiavano ai banchi del bar, in attesa della vita che passava lungo la strada bagnata dal mare. Vivere all'Avana era come vivere in una fabbrica che producesse bellezza umana su una catena di montaggio. Wormold non voleva la bellezza. Si fermò sotto un lampione e fissò Beatrice negli occhi. Voleva sincerità. «Dove andiamo?»
«Non lo sa? Non è tutto previsto, come il volo di Raul?»
«Volevo solo passeggiare.»
«Non vuole aspettare alla radio? Rudy è in servizio.»
«Non riceveremo notizie prima dell'alba di domani.»
«Non ha previsto un messaggio a tarda notte, allora.. la caduta dell'aereo a Santiago?» Wormold aveva le labbra aride di salso e di apprensione. Ella, gli parve, doveva avere indovinato tutto. Lo avrebbe denunciato a Hawthorne? E che cosa avrebbero fatto, "loro"? Non avevano alcun appiglio legale, ma supponeva che potessero impedirgli per sempre di tornare in Inghilterra. Pensò: partirà con il prossimo aereo, la mia vita tornerà ad essere quella di prima. E, naturalmente, era meglio così; la sua vita apparteneva a Milly. Mormorò: «Non capisco che cosa vuol dire». Una grossa ondata si era infranta contro il frangiflutti dell'Avenida e sprizzò in alto come un albero di Natale coperto di neve sintetica. Poi ricadde, scomparve, e un altro albero di Natale si levò più avanti sulla passeggiata, verso il Nacional. Wormold disse: «E' stata strana tutta la sera». Inutile tergiversare; se il gioco stava per finire era preferibile concluderlo al più presto. Domandò: «Che cosa sta insinuando?».
«Vuol dire che l'aereo non precipiterà all'aeroporto… o durante il volo?»
«Come vuole che faccia a saperlo?»
«Si è comportato per tutta la sera come se lo avesse saputo. Non ha parlato di lui come se fosse una creatura viva. Ne ha scritto l'elegia come un romanziere poco abile che prepara un effetto.» Il vento li gettò l'uno contro l'altro. Beatrice disse: «Non si stanca mai di far correre rischi agli altri? E per che cosa? Per un gioco da "Corrierino dei ragazzi"?».
«Prende parte al gioco anche lei.»
«Io non credo in esso come Hawthorne.» Soggiunse con ira: «E' preferibile essere un furfante anziché un ingenuo o un adolescente. Non guadagna abbastanza con gli aspirapolvere per tenersi alla larga da tutto ciò?».
«No. C'è Milly.»
«E se Hawthorne non l'avesse avvicinata?» Ebbe una battuta infelice. «Forse mi sarei ammogliato di nuovo per il denaro.»
«Sarebbe disposto a sposarsi una seconda volta?» Beatrice sembrava decisa ad essere seria. «Be'» egli rispose «non so se farei una cosa simile. Milly non lo considererebbe un matrimonio e non si può scandalizzare la propria figliola. Vogliamo tornare a casa e metterci in ascolto alla radio?»
«Ma non aspetta alcun messaggio, no? Lo ha detto lei stesso.» Rispose evasivamente: «Per altre tre ore no. Ma prevedo che Raul trasmetterà un messaggio prima di atterrare». Lo strano era che incominciava a sentire la tensione. Sperava quasi che un messaggio potesse giungergli dal cielo ventoso. Beatrice disse: «Mi assicura che non ha predisposto… niente?».
Wormold evitò di risponderle tornando indietro verso il palazzo del Presidente, con le buie finestre dietro le quali il Presidente non aveva più dormito dopo l'ultimo attentato, ed ecco che sul marciapiede, intento a camminare a capo chino per evitare gli spruzzi, v'era il dottor Hasselbacher. Probabilmente stava tornando a casa sua dal Wonder Bar. «Dottor Hasselbacher» lo chiamò Wormold.
Il vecchio alzò la testa. Per un attimo Wormold ebbe l'impressione che avrebbe girato sui tacchi senza dir parola. «Che cos'ha, Hasselbacher?»
«Oh, signor Wormold. Pensavo per l'appunto a lei. Chi nomina il diavolo…» Lo disse in tono scherzoso, ma Wormold sarebbe stato disposto a giurare che il diavolo lo aveva spaventato. «Ricorda la signora Severn, la mia segretaria?»
«La cena del compleanno, già, e il sifone dell'acqua di seltz. Come mai è ancora fuori a un'ora così tarda, signor Wormold?»
«Sono andato a cena… poi a fare quattro passi… e lei?»
«Anch'io.» Dal cielo vasto e agitato il rombo di un motore giunse spasmodico, si intensificò, diminuì, si spense nel frastuono del vento e del mare. Il dottor Hasselbacher disse: «L'aereo in arrivo da Santiago, ma è molto in ritardo. Il tempo dev'essere pessimo nella provincia di Oriente».
«Aspetta qualcuno?» domandò Wormold.
«No. No. Non aspetto nessuno. Non verrebbero, lei e la signora Severn, a bere qualcosa a casa mia?» La violenza aveva infuriato ed era passata. I quadri si trovavano di nuovo al loro posto, le sedie e le poltroncine metalliche erano sparse qua e là come ospiti impacciati. L'appartamento era stato ricomposto come un morto prima del funerale. Il dottor Hasselbacher versò il whisky. «E' una fortuna per il signor Wormold avere una segretaria» disse.
«Ricordo che ancora poco tempo fa lei era preoccupato. Gli affari non andavano tanto bene. Quel nuovo aspirapolvere…»
«Le situazioni mutano senza alcun motivo.» Notò per la prima volta la fotografia di un giovane dottor Hasselbacher nell'uniforme d'ufficiale della prima guerra mondiale; forse era stata una di quelle che gli intrusi avevano tolto dalle pareti. «Non avevo mai saputo che lei fosse stato sotto le armi, Hasselbacher.»
«Non avevo ancora completato gli studi di medicina, signor Wormold, quando scoppiò la guerra. Mi sembrava una cosa molto stupida… guarire gli uomini affinché potessero essere uccisi al più presto. In genere si cura la gente affinché viva più a lungo.»
«Quando se ne andò dalla Germania, dottor Hasselbacher?» domandò Beatrice. «Nel 1934. Di conseguenza, mia cara signora, posso dichiararmi innocente per quanto concerne ciò a cui sta pensando.»
«Non pensavo affatto a questo.»
«Allora deve scusarmi. Lo domandi al signor Wormold… fino a qualche tempo fa io non ero così sospettoso. Vogliamo ascoltare un po' di musica?» Mise un disco del "Tristano". Wormold pensò a sua moglie. Era ancor meno reale di Raul. Non aveva nulla a che vedere con l'amore e con la morte, ma soltanto con il "Woman's Home Journal", un anello da fidanzamento con diamante, l'insonnia dell'alba. Guardò all'altro lato della stanza, Beatrice Severn e gli parve ch'ella appartenesse allo stesso mondo del liquore fatale, del viaggio senza speranza dall'Irlanda, della resa nella foresta. Il dottor Hasselbacher si alzò, bruscamente, e strappò la presa dalla parete. Disse: «Mi scusino. Aspetto una telefonata. La musica è troppo forte».
«Un paziente?»
«Non proprio.» Versò ancora whisky. «Ha ricominciato gli esperimenti, Hasselbacher?»
«No.» Si guardò intorno con aria disperata. «Mi dispiace. Non c'è più acqua di seltz.»
«Mi piace liscio» disse Beatrice. Si avvicinò allo scaffale dei libri. «Non legge altro che manuali di medicina, dottor Hasselbacher?»
«Leggo pochissimo. Heine. Goethe. Tutti libri tedeschi. Lei conosce il tedesco, signora Severn?»
«No. Ma vedo che lei ha alcuni libri inglesi.»
«Me li ha dati un paziente in luogo della parcella. Temo di non averli letti. Ecco il suo whisky, signora Severn.» Ella si scostò dallo scaffale e prese il whisky. «E' questo il suo luogo di nascita, dottor Hasselbacher?» Stava guardando una litografia vittoriana a colori appesa accanto al ritratto del giovane capitano Hasselbacher. «Sono nato lì, sì. E' una cittadina piccolissima, alcune antiche mura, un castello in rovina…»
«Ci sono stata» disse Beatrice «prima della guerra. Ci portò laggiù mio padre. E' vicina a Lipsia, non è vero?»
«Sì, signora Severn» disse il dottor Hasselbacher, guardandola con freddezza «è vicina a Lipsia.»
«Spero che i russi l'abbiano lasciata intatta.» Il telefono, nell'ingresso del dottor Hasselbacher, incominciò a squillare. Hasselbacher esitò un momento. «Mi scusi, signora Severn» disse. Quando fu entrato nell'ingresso, si chiuse la porta alle spalle. «Oriente od occidente» disse Beatrice «si sta meglio in patria.»
«Immagino che vorrà riferirlo a Londra? Ma lo conosco da quindici anni, risiede qui da più di vent'anni. E' un brav'uomo, il migliore amico che…» La porta si aprì e il dottor Hasselbacher rientrò nella stanza. Disse: «Mi dispiace. Non mi sento molto bene. Potranno, magari, tornare ad ascoltare un po' di musica qualche altra sera». Si lasciò cadere pesantemente su una sedia, prese il whisky, lo posò di nuovo. Aveva la fronte imperlata di sudore, ma in fin dei conti era una notte umida. «Brutte notizie?» domandò Wormold.
«Sì.»
«Posso esserle utile?»
«Lei!» disse il dottor Hasselbacher. «No. Lei non può essermi utile. E neppure la signora Severn.»
«Un paziente?» Il dottor Hasselbacher crollò il capo. Si tolse di tasca il fazzoletto e si asciugò la fronte. Disse: «Chi non è un paziente?».
«Sarà meglio che andiamo.»
«Sì, vadano. E' proprio come avevo detto. La gente si dovrebbe poterla curare per farla vivere più a lungo.»
«Non capisco.»
«Non è mai esistita una certa cosa chiamata tranquillità?» domandò il dottor Hasselbacher. «Mi dispiace. Un medico dovrebbe essere abituato alla morte. Ma io non sono un buon medico.»
«Chi è morto?»
«C'è stato un incidente» rispose il dottor Hasselbacher. «Un semplice incidente. Un incidente, si capisce. Un'automobile si è fracassata sulla strada vicino all'aeroporto. Un giovane…» Soggiunse con ira: «Càpitano sempre incidenti, no? Dappertutto. E questo deve essere stato un incidente, senza alcun dubbio. Gli piaceva troppo bere». Beatrice domandò: «Si chiamava Raul, per caso?».
«Sì» disse il dottor Hasselbacher. «Si chiamava così.»
PARTE QUARTA.
Capitolo primo.
Wormold aprì la porta con la chiave. La luce del lampione rivelava in modo vago gli aspirapolvere ritti qua e là come pietre tombali. Egli si diresse verso le scale. Beatrice bisbigliò: «Fermo, fermo. Mi è parso di avere udito…». Erano le prime parole che pronunciavano da quando Wormold aveva chiuso la porta dell'appartamento del dottor Hasselbacher. «Che cosa c'è?» Beatrice allungò la mano e afferrò qualche accessorio metallico sul banco; lo impugnò come un bastone e disse: «Ho paura». Non certo quanto me, pensò lui. E' mai possibile creare esseri umani solo scrivendone? E che genere di esistenza è la loro? Shakespeare aveva saputo la notizia della morte di Duncan in una taverna o aveva udito bussare alla porta della sua camera da letto subito dopo aver terminato di scrivere il "Macbeth"? Rimanendo in piedi nel negozio, canterellò un motivetto per farsi coraggio. "Convinti sono che il globo è rotondo Semi hanno le arance e a questo mondo…" «Zitto» disse Beatrice. «Qualcuno si sta muovendo al piano di sopra.» Egli riteneva di temere soltanto i suoi personaggi immaginari, e non una persona viva che poteva far cigolare le assi del pavimento. Corse di sopra e fu fermato bruscamente da un'ombra. Provò la tentazione di evocare all'istante tutte le sue creazioni e di eliminarle dalla prima all'ultima… Teresa, il capo-macchinista, il professore, l'ingegnere. «Come hai fatto tardi» disse la voce di Milly. Era soltanto Milly, in piedi nel corridoio, tra la toletta e la sua stanza. «Siamo andati a fare una passeggiata.»
«L'hai riportata qui?» domandò Milly. «Perché?» Beatrice saliva le scale con prudenza, tenendo in posizione di attacco l'improvvisato randello. «E' alzato Rudy?»
«Non credo.» Beatrice disse: «Se vi fosse stato un messaggio, sarebbe rimasto sveglio ad aspettare lei». Se i personaggi che uno inventava erano così vivi da poter morire, avevano senza dubbio tanta realtà da poter trasmettere messaggi. Aprì la porta dell'ufficio. Rudy si agitò. «Nessun messaggio, Rudy?»
«No.» Milly disse: «Non avete visto niente del trambusto».
«Quale trambusto?»
«La polizia stava correndo dappertutto. Avreste dovuto udire le sirene. Ho creduto che fosse scoppiata la rivoluzione e allora ho telefonato al capitano Segura.»
«Ebbene?»
«Qualcuno ha tentato di assassinare una persona mentre usciva dal Ministero degli Interni. Deve aver creduto che fosse il ministro, ma non era lui. Ha sparato dal finestrino di un'automobile e ha tagliato la corda.»
«Chi era?»
«Ancora non lo hanno preso.»
«La vittima… voglio dire.»
«Un illustre ignoto. Ma somigliava al ministro. Dove avete cenato?»
«Al Victoria.»
«Avete ordinato aragosta farcita?»
«Sì.»
«Sono proprio contenta che tu non somigli al Presidente. Il povero dottor Cifuentes, ha detto il capitano Segura, era così spaventato che si è bagnato i pantaloni e poi è andato a ubriacarsi al circolo di campagna.»
«Il dottor Cifuentes?»
«Sai… l'ingegnere.»
«Gli hanno sparato?»
«Ti ho detto che è stato un errore.»
«Mettiamoci a sedere» disse Beatrice. Parlò a nome di entrambi. Wormold disse: «La sala da pranzo…».
«Non voglio una dura sedia. Voglio qualcosa di morbido. Può darsi che mi venga voglia di piangere.»
«Be', se non le importa di andare in camera da letto» disse lui, dubbioso, guardando Milly. «Conosceva il dottor Cifuentes?» domandò Milly a Beatrice con comprensione. «No. So soltanto che ha il pancione.»
«Quale pancione?»
«Suo padre ha detto che nel dialetto locale significa strabismo.»
«Le ha detto così? Povero papà» disse Milly «la tua ignoranza è davvero abissale.»
«Senti Milly, ti spiacerebbe andare a letto? Beatrice ed io abbiamo del lavoro da sbrigare.»
«Lavoro?»
«Sì, lavoro.»
«E' tremendamente tardi per lavorare.»
«Mi paga gli straordinari» disse Beatrice. «Sta imparando tutto quello che occorre in fatto di aspirapolvere?» domandò Milly. «Quell'aggeggio che ha in mano è uno spruzzatore.»
«Davvero? L'ho preso solo nell'eventualità che avessi dovuto colpire qualcuno.»
«Non si presta molto a questo scopo» osservò Milly. «Ha un tubo telescopico.»
«E con questo?»
«Potrebbe allungarsi nel momento meno opportuno.»
«Milly, per favore…» disse Wormold. «Sono quasi le due.»
«Non aver paura. Me ne vado a letto. E pregherò per il dottor Cifuentes. Non è allegro vedersi sparare addosso. La pallottola ha attraversato un muro di mattoni. Pensa un po' che cosa avrebbe potuto fare al dottor Cifuentes.»
«Preghi anche per un tale a nome Raul» disse Beatrice. «Lo hanno fatto fuori, "lui".» Wormold si distese supino sul letto e chiuse gli occhi. «Non ci capisco niente» disse. «Niente. E' una coincidenza. Deve esserlo.»
«Stanno diventando violenti… di chiunque si tratti.»
«Ma perché?»
«Lo spionaggio è una professione pericolosa.»
«Ma Cifuentes non aveva realmente… non era importante, voglio dire.»
«Quelle costruzioni nella provincia di Oriente sono importanti. I suoi agenti sembrano avere l'abitudine di lasciarsi far fuori. Mi domando come mai. Credo che dovrebbe avvertire il professor Sanchez e la ragazza.»
«La ragazza?»
«La ballerina che danza nuda.»
«Ma in che modo?» Non poteva spiegarle che non aveva agenti, che non aveva mai conosciuto Cifuentes o il dottor Sanchez, che Teresa e Raul non esistevano neppure; Raul era emerso nella vita solo per farsi ammazzare. «Come lo ha chiamato Milly questo aggeggio?»
«Spruzzatore.»
«Ho già visto qualcosa di simile non so dove.»
«E' probabile. Quasi tutti gli aspirapolvere ne sono muniti.» Glielo tolse di mano. Non riusciva a ricordare se aveva incluso anche uno spruzzatore nei disegni inviati a Hawthorne. «E adesso che cosa devo fare, Beatrice?»
«Io credo che dovreste nascondervi tutti per qualche tempo. Non qui, naturalmente. Mancherebbe il posto e in ogni modo non sarebbe sicuro. Quel suo capo-macchinista, per esempio… non potrebbe farvi salire a bordo di nascosto?»
«E' in navigazione, diretto a Cienfuegos.»
«Comunque, con ogni probabilità, hanno fatto fuori anche lui» ella disse, meditativa. «Mi domando come mai hanno lasciato tornare qui noi due.»
«Che cosa vuol dire?»
«Avrebbero potuto facilmente spararci, al porto. Ma forse si servono di noi come di un'esca. Naturalmente, quando l'esca non serve, la si getta via.»
«Che donna macabra è lei.»
«Oh no. Torniamo nel mondo del "Corrierino dei ragazzi", ecco tutto. Può considerarsi fortunato.»
«Perché?»
«Sarebbe potuto essere il "Sunday Mirror". Al giorno d'oggi sono le riviste a grande tiratura a modellare il mondo. Mio marito usciva fresco fresco dalle pagine di "Encounter". Ora si tratta di sapere a quale giornale appartengono "loro".»
«Loro?»
«Supponiamo che appartengano anch'essi al "Corrierino dei ragazzi". Sono agenti russi, tedeschi, americani o cosa? Cubani, con ogni probabilità. Quelle piattaforme di cemento devono appartenere al Governo, no? Povero Raul. Spero che sia morto subito.» Fu tentato di dirle tutto, ma che cosa era "tutto"? Non lo sapeva più. Raul era stato ucciso. Lo aveva detto Hasselbacher.
«Andiamo anzitutto al Teatro Sciangai» disse Beatrice. «Sarà ancora aperto?»
«Dovrà ancora terminare il secondo spettacolo.»
«Ammesso che la polizia non arrivi prima di noi. Naturalmente, non si sono serviti della polizia con Cifuentes. Con ogni probabilità egli era troppo importante. Quando si assassina qualcuno bisogna evitare lo scandalo.»
«Non mi ero prospettato la cosa sotto questo punto di vista.» Beatrice spense la luce sul comodino e si avvicinò alla finestra. Domandò: «C'è un ingresso di servizio?».
«No.»
«Dovremo modificare tutto» ella disse, disinvolta, come se avesse fatto anche l'architetto. «Conosce un negro che zoppica?»
«Sarà Joe.»
«Sta passando adagio qui sotto.»
«Vende cartoline illustrate pornografiche. Sta tornando a casa, ecco tutto.»
«Non è possibile che abbia l'incarico di seguirla, con quella gamba zoppa, naturalmente. Può darsi che sia una loro spia. In ogni modo, dobbiamo correre il rischio. Evidentemente, vogliono fare piazza pulita, stanotte. Prima le donne e i bambini; il professore può aspettare.»
«Ma non ho mai visto Teresa al teatro. Probabilmente laggiù si fa chiamare con un altro nome.»
«Saprà riconoscerla anche dai vestiti, no? Per quanto, immagino, dobbiamo sembrare un po' tutte uguali, nude, come le giapponesi.»
«Non credo che dovrebbe venire.»
«Devo, invece. Se fermeranno uno di noi, l'altro potrà tentare la fuga.»
«Volevo dire allo Sciangai. Non è esattamente "Il corrierino dei ragazzi".»
«Non lo è neppure il matrimonio» disse Beatrice. «Anche all'UNESCO.»
Lo Sciangai si trovava in una stretta strada nelle vicinanze di via Zanja, circondata da bar cavernosi. Un cartello annunciava "Posiciones", e i biglietti, chissà per quale motivo, venivano venduti fuori, sul marciapiede. Forse perché mancava lo spazio per una biglietteria, essendo il foyer occupato da un'edicola di pubblicazioni pornografiche destinate a coloro che volevano divertirsi durante l'intermezzo. I mezzani negri, nella strada, li osservarono incuriositi. Non erano abituati a vedere donne europee in quel luogo. «L'atmosfera è ben diversa da quella inglese» disse Beatrice.
Tutti i posti costavano un peso e venticinque centesimi, e ve n'erano ben pochi ancor liberi nella vasta sala. L'uomo che li accompagnò offrì a Wormold una serie di cartoline illustrate pornografiche per un peso. Avendo Wormold rifiutato, si tolse di tasca una seconda serie. «Le compri se vuole» disse Beatrice. «Se la cosa la mette in imbarazzo guarderò lo spettacolo.»
«Non c'è molta differenza» disse Wormold «tra lo spettacolo e queste cartoline.» La maschera domandò se la signora avrebbe gradito una sigaretta alla marijuana. «"Nein, dànke"» rispose Beatrice, confondendo le lingue che conosceva.
A ciascun lato del palcoscenico cartelloni facevano la pubblicità a circoli del vicinato, le cui ragazze, si affermava, erano bellissime. Un avviso in spagnolo e in pessimo inglese vietava al pubblico di molestare le ballerine. «Qual è Teresa?» domandò Beatrice.
«Credo che sia quella grassa con la maschera» rispose Wormold, a casaccio. La donna usciva proprio in quel momento dal palcoscenico con una mossa delle grosse natiche nude, e il pubblico batté le mani e fischiò. Poi le luci si spensero e uno schermo venne abbassato nella sala. Un film incominciò, molto pulito, all'inizio. Si vedeva una donna in bicicletta, boschi sullo sfondo, una gomma forata, un incontro imprevisto, un signore che si toglieva la paglietta; la proiezione era molto tremolante e nebulosa. Beatrice taceva. Li unì una strana intimità mentre contemplavano insieme quella copia cianografica dell'amore. Simili movimenti del corpo avevano avuto per loro, un tempo, più importanza di qualsiasi altra cosa il mondo possa offrire. L'atto della lussuria e l'atto dell'amore sono la stessa cosa; non si può farli passare per un sentimento. La luce tornò. Tacquero per qualche momento. «Ho le labbra secche» disse Wormold. «A me non rimane più saliva. Non possiamo salire adesso sul palcoscenico a parlare con Teresa?»
«C'è un altro film dopo questo, e poi tornano le ballerine.»
«Non sono abbastanza coriacea per vederne un altro» disse Beatrice. «Non ci lasceranno salire sul palcoscenico finché non sarà terminato lo spettacolo.»
«Possiamo aspettare nella strada, no? Almeno sapremo se siamo stati seguiti.» Uscirono mentre incominciava il secondo film. Furono i soli ad alzarsi, per cui, se qualcuno li aveva pedinati, doveva aspettarli nella strada; ma non scorsero alcun ovvio candidato tra i conducenti di tassì e i mezzani. Un uomo dormiva appoggiato a un lampione, con un numero della lotteria appeso di sghimbescio al collo. Wormold ricordò la serata trascorsa con il dottor Hasselbacher. Era stata la sera in cui aveva imparato l'imprevisto nuovo uso dei "Racconti da Shakespeare" di Lamb. Il povero Hasselbacher era ubriaco fradicio. Wormold ricordò di averlo trovato abbandonato su una poltrona, nel vestibolo, dopo essere disceso dalla stanza di Hawthorne. Domandò a Beatrice: «E' difficile decifrare un messaggio in codice disponendo del libro-codice?».
«Per un esperto non è difficile» ella rispose «E' solo questione di pazienza.» Si avvicinò al venditore di biglietti della lotteria e raddrizzò il numero. L'uomo non si destò. Beatrice disse: «Era difficile leggerlo di sbieco.» Aveva avuto il Lamb sotto braccio, in tasca o nella borsa? Aveva posato il libro aiutando il dottor Hasselbacher ad alzarsi? Non riusciva a ricordare nulla e quei sospetti erano ingenerosi. «Stavo pensando a una strana coincidenza» disse Beatrice. «Il dottor Hasselbacher legge i "Racconti" di Lamb nella stessa edizione.» Si sarebbe detto che gli insegnamenti impartitile avessero compreso la telepatia. «Ha veduto il libro nel suo appartamento?»
«Sì.»
«Ma si sarebbe affrettato a nasconderlo» protestò «se avesse avuto importanza.»
«Forse volle avvertirla. Ricorda? Fu lui a condurci a casa sua. Ci parlò di Raul.»
«Non poteva sapere che ci avrebbe incontrati.»
«Come lo sa?» Avrebbe voluto protestare, dire che tutto era assurdo, che Raul non esisteva, che Teresa non esisteva, e poi pensò che lei avrebbe fatto le valigie e se ne sarebbe andata e che tutto sarebbe stato come una storia senza conclusione. «La gente incomincia a uscire» disse Beatrice.
Trovarono una porta laterale che li condusse nell'unico vasto spogliatoio. Il corridoio era illuminato da una nuda lampadina elettrica rimasta accesa per troppi giorni e troppe notti. Alcuni bidoni per la spazzatura quasi lo bloccavano e un negro stava scopando batuffoli di cotone sporchi di cipria, di rossetto per le labbra e di cose ambigue. Si sentiva un odore di caramelle. Chissà, forse in quel locale non v'era alcuna donna che si chiamasse Teresa, ma egli si pentì di aver scelto una santa così popolare. Spinse una porta e fu come entrare in un inferno medioevale, pieno di fumo e di donne nude. Disse a Beatrice: «Non crede che farebbe bene a tornarsene a casa?».
«E' lei che ha bisogno di protezione, qui» ella rispose.
Nessuno badò a loro. La donna grassa aveva la maschera penzolante da un orecchio e stava bevendo un bicchiere di vino con una gamba appoggiata a una sedia. Una ragazza magrissima, dalle costole simili a tasti di pianoforte, si stava infilando le calze. Mammelle dondolavano, natiche si chinavano, sigarette lasciate a metà fumavano su piattini; il fumo della carta bruciata saturava l'aria. Un uomo in piedi su una scala a pioli stava riparando qualcosa con un cacciavite. «Dov'è?» domandò Beatrice «Non credo che sia qui. Forse è malata o si trova con il suo amante.» L'aria si smosse calda intorno a loro, mentre qualcuno infilava un vestito. La cipria si posava simile a cenere. «Provi a chiamarla per nome.» Wormold gridò «Teresa» con apatia. Nessuno gli diede ascolto. Riprovò e l'uomo con il cacciavite si voltò a guardarlo. «"Pasa algo?"» domandò.
Wormold disse in spagnolo che cercava una ragazza a nome Teresa.
L'uomo gli fece osservare che Maria sarebbe andata altrettanto bene.
Con il cacciavite indicò la donna grassa.
«Che cosa sta dicendo?»
«Sembra che non conosca Teresa.» L'uomo con il cacciavite sedette in cima alla scala e incominciò a fare un discorso. Disse che in tutta l'Avana non si poteva trovare donna migliore di Maria. Pesava cento chili senza nulla addosso. «Evidentemente Teresa non è qui» spiegò Wormold con sollievo.
«Teresa. Teresa. Che cosa vuole da Teresa?»
«Sì. Che cosa vuole da me?» domandò la ragazza magra, facendosi avanti con una calza in mano. Aveva piccoli seni simili a pere. «Chi è lei?»
«"Soy" Teresa.» Beatrice domandò: «E' questa Teresa? Aveva detto che era grassa… come la donna con la maschera».
«No, no» disse Wormold. «Questa non è Teresa. E' la sorella di Teresa.
"Soy" vuol dire sorella.» Soggiunse: «L'avvertirò per mezzo suo».
Prese per il braccio la ragazza magra e si appartò con lei. Tentò di spiegarle in spagnolo che doveva essere prudente. «Ma lei chi è? Non capisco.»
«C'è stato un errore. E' una storia troppo lunga. Vi sono persone che potrebbero tentare di farle del male. La prego, rimanga a casa per qualche giorno. Non venga al teatro.»
«Non posso farne a meno. Mi trovo qui con i miei clienti.» Wormold si tolse di tasca un pacchetto di banconote. Domandò: «Ha parenti?».
«Ho mia madre.»
«Vada da lei.»
«Ma si trova a Cienfuegos.»
«Qui ha denaro più che sufficiente per andare a Cienfuegos.» Stavano ascoltando tutti, ormai. Si strinsero intorno a loro. L'uomo con il cacciavite era disceso dalla scala. Wormold vide Beatrice dietro gli altri; si stava facendo più vicina, cercando di capire quel che lui diceva. L'uomo con il cacciavite disse: «Questa ragazza appartiene a Pedro.
Lei non può portargliela via così. Deve parlare prima con Pedro».
«Io non voglio andare a Cienfuegos» disse la ragazza.
«Là sarà al sicuro.» Ella fece appello all'uomo. «Mi spaventa. Non riesco a capire che cosa vuole.» Mostrò i pesos. «E' troppo questo denaro.» Fece appello a tutti. «Sono una ragazza onesta, io.»
«Un mucchio di grano non fa un'annata cattiva» sentenziò la donna grassa con solennità. «Dov'è il tuo Pedro?» domandò l'uomo.
«E' malato. Perché quest'uomo mi dà tutto questo denaro? Sai bene che la mia tariffa è quindici pesos. Non sono una criminale.»
«Il cane magro è pieno di pulci» sentenziò la donna grassa. Sembrava avere un proverbio per ogni occasione. «Che cosa sta succedendo?» domandò Beatrice.
Una voce sibilò: «Pssst! Pssst!». Era il negro che aveva scopato il corridoio. Il negro disse: «Policia!».
«Oh, diavolo» esclamò Wormold «non c'è più niente da fare. Devo condurla fuori di qui.» Nessuno sembrava particolarmente turbato. La donna grassa vuotò il bicchiere di vino e si infilò le mutande; la ragazza che si chiamava Teresa si mise la seconda calza. «Non si preoccupi di me» disse Beatrice. «Deve condurre via "lei".»
«Che cosa vuole la polizia?» domandò Wormold all'uomo della scala. «Una donna» rispose l'altro, cinico.
«Voglio portar fuori questa ragazza» disse Wormold. «Non c'è qualche uscita di servizio?»
«Con la polizia c'è sempre il modo di squagliarsela.»
«Dove?»
«Può disporre di cinquanta pesos?»
«Sì.»
«Li dia a lui. Ehi, Miguel!» gridò al negro. «Di' loro che dormano per tre minuti. E adesso, chi vuole il dono della libertà?»
«Io preferisco il comando di polizia» disse la donna grassa. «Ma bisogna essere vestite come si deve.» E si aggiustò il reggipetto. «Venga con me» disse Wormold a Teresa.
«Perché dovrei venire?»
«Non capisce… vogliono lei.»
«Ne dubito» disse l'uomo con il cacciavite. «E' troppo magra. Farà meglio a sbrigarsi. Cinquanta pesos non durano in eterno.»
«Qua, prenda il mio cappotto» disse Beatrice. Lo gettò sulle spalle della ragazza, che aveva ora addosso tutte e due le calze, ma null'altro. La ragazza disse: «Ma io voglio restare». L'uomo le diede una manata sul sedere e la spinse. «Hai il suo denaro» disse. «Va' con lui.» Li condusse in un piccolo e puzzolente gabinetto e li fece passare attraverso una finestra. Si trovarono nella strada. Un poliziotto di guardia fuori del teatro guardò altrove con ostentazione. Un mezzano fischiò e indicò la macchina di Wormold. La ragazza ripeté: «Voglio restare» ma Beatrice la spinse sul sedile posteriore dell'automobile e la seguì. «Mi metto a gridare» disse loro la ragazza, e si sporse fuori del finestrino. «Non faccia la stupida» disse Beatrice, tirandola dentro. Wormold mise in moto la macchina. La ragazza strillò, ma senza molta convinzione. Il poliziotto si voltò e guardò nella direzione opposta. I cinquanta pesos sembravano essere ancora efficaci. Voltarono a destra e si diressero verso il lungomare; nessuna automobile li seguì. Non sarebbe potuto essere più facile. La ragazza, ora che non le rimanevano altre alternative, si coprì meglio con il cappotto, per pudore, e si appoggiò comodamente allo schienale. Disse: «"Hay mucha corriente"».
«Che cosa sta dicendo?»
«Si lamenta della corrente d'aria» rispose Wormold. «A quanto pare non sa che cosa sia la gratitudine. Dov'è sua sorella?»
«Con il direttore delle Poste e Telegrafi, a Cienfuegos. Naturalmente potrei condurla là in automobile; arriveremmo all'ora di colazione. Ma c'è Milly.»
«Non c'è soltanto Milly. Ha dimenticato il professor Sanchez.»
«Il professor Sanchez può certo aspettare.»
«Sembra che agiscano rapidamente, chiunque siano.»
«Non so dove abita.»
«Lo so io. Ho cercato il suo indirizzo nell'elenco dei soci del circolo di campagna, prima che uscissimo.»
«Lei conduca a casa questa ragazza e mi aspetti là.» Arrivarono sul lungomare. «Qui deve voltare a sinistra» disse Beatrice. «L'accompagno a casa.»
«E' meglio restare insieme.»
«Milly…»
«Non vorrà comprometterla, vero?» Con riluttanza Wormold voltò a sinistra. «Dove?».
«Vedado» disse Beatrice.
I grattacieli della città nuova torreggiavano davanti a loro come ghiacciuoli nel chiaro di luna. Due enormi lettere, H.H. si stampigliavano nel cielo, come il monograrnma sulla tasca di Hawthorne, ma neppure esse erano regali… si limitavano a fare la pubblicità al signor Hilton. Il vento faceva dondolare l'automobile e gli spruzzi delle onde cadevano sulla strada e appannavano i finestrini dalla parte del mare. La calda notte sapeva di sale. Wormold si portò con la macchina lontano dal mare. La ragazza disse: «"Hace demasiado calor"».
«Che cosa sta dicendo adesso?»
«Dice che fa troppo caldo.»
«E' una ragazza incontentabile» osservò Beatrice. «Meglio abbassare di nuovo il finestrino.»
«E se gridasse?»
«La schiaffeggerò.» Si trovavano nel nuovo quartiere di Vedado: piccole case color crema e bianco, appartenenti a persone ricche. Si poteva dedurre dallo scarso numero dei piani fino a qual punto un uomo fosse ricco. Solo un milionario poteva permettersi una villa su un terreno nel quale avrebbe potuto sorgere un grattacielo. Quando Beatrice abbassò il finestrino, sentirono il profumo dei fiori. Ella gli disse di fermare accanto a un cancello aperto in un alto muro bianco. Disse: «Vedo che il patio è illuminato. Tutto sembra tranquillo. Sorveglierò il suo prezioso briciolo di carne mentre lei entra».
«Per essere un professore, sembra molto ricco.»
«Non tanto da rinunciare al rimborso spese, stando ai suoi conti.» Wormold disse: «Mi dia qualche minuto di tempo. Non se ne vada».
«Le sembra possibile ch'io me ne vada? Farebbe bene ad affrettarsi.
Fino ad ora hanno segnato un punto su tre, senza tener conto del bersaglio mancato per un pelo, naturalmente.» Wormold provò a spingere il cancello. Non era chiuso. La situazione gli apparve assurda. Come avrebbe spiegato la sua presenza? «Lei è un mio agente senza saperlo. Si trova in pericolo. Deve nascondersi.» Non sapeva neppure di che cosa fosse professore Sanchez. Un breve sentiero tra due palmizi conduceva ad un secondo cancello e più avanti si trovava il piccolo patio con le luci accese. Un grammofono sonava piano e due figure alte di statura danzavano in silenzio, guancia contro guancia. Mentre Wormold percorreva zoppicando il sentiero un campanello d'allarme squillò. I due che ballavano si fermarono e una delle figure si fece avanti sul sentiero venendogli incontro. «Chi è là?»
«Il professor Sanchez?»
«Sì.» Si spostarono entrambi nella zona illuminata. Il professore indossava una giacca da sera, aveva i capelli bianchi, il mento reso ispido e grigiastro dalla barba non rasata, e teneva in mano una rivoltella puntata contro Wormold. Wormold vide che la donna alle sue spalle era giovanissima e molto carina. Ella si chinò e fermò il grammofono. «Voglia scusarmi se mi presento a quest'ora» disse Wormold. Non aveva la più pallida idea sul modo di cominciare e la rivoltella lo innervosiva. I professori non dovrebbero essere armati di rivoltella. «Temo di non ricordare il suo viso.» Il professore si espresse in tono compito e seguitò a puntare la rivoltella contro lo stomaco di Wormold. «Non può ricordarsene. A meno che non abbia un aspirapolvere.»
«Un aspirapolvere? Presumo di sì. Perché? Lo saprà mia moglie.» La giovane donna si fece avanti dal patio e si unì a loro. Era a piedi nudi. Le sue scarpe si trovavano accanto al grammofono, simili a trappole per topi. «Che cosa vuole?» domandò in tono scortese.
«Sono spiacente di disturbarla, señora Sanchez.»
«Digli che non sono la señora Sanchez» esclamò la giovane donna. «Afferma di avere qualcosa a che vedere con gli aspirapolvere» spiegò il professore «Pensi che Maria, prima di andarsene…?» «Perché si presenta qui all'una del mattino?»
«Deve scusarmi» disse il professore con aria imbarazzata «ma questa è un'ora insolita.» Permise alla rivoltella di scostarsi un poco dalla linea di mira. «In genere non ci si aspettano visite…»
«Lei sembra aspettarsele.»
«Oh, questa… bisogna pure adottare certe precauzioni. Vede, ho alcuni bellissimi Renoir.»
«Non gli interessano i quadri. Lo ha mandato Maria. Lei è una spia, vero?» domandò con furia la giovane donna. «Be', in un certo senso.» La ragazza incominciò a gemere, battendo le mani contro i lunghi, esili fianchi. I braccialetti tintinnavano e scintillavano. «No, cara, non fare così. Sono certo che potremo chiarire la situazione.»
«Invidia la nostra felicità» ella disse. «Prima ha mandato il cardinale, e adesso quest'uomo… E' un sacerdote, lei?» domandò. «Mia cara, è chiaro che non si tratta di un sacerdote. Guarda com'è vestito.»
«Sarai professore di educazione comparata» disse la giovane donna «ma chiunque riesce a ingannarti. E' un sacerdote, lei?» ripeté. «No.»
«Che cos'è?»
«A dire il vero, vendo aspirapolvere.»
«Ha detto di essere una spia.»
«Be', sì, credo che in un certo senso…»
«Che cosa è venuto a fare, qui?»
«A dare un avvertimento.» La giovane donna si lasciò sfuggire uno strano gemito, simile al guaito d'una cagna. «Vedi» disse al professore «ora ci minaccia. Prima il cardinale e adesso…»
«Il cardinale non ha fatto altro che il suo dovere. In fin dei conti è il cugino di Maria.»
«Tu hai paura di lui. Vuoi abbandonarmi.»
«Mia cara, sai che questo non è vero.» Domandò a Wormold: «Dove si trova adesso Maria?».
«Non lo so.»
«Quand'è l'ultima volta che l'ha vista?»
«Ma non l'ho mai vista.»
«Si contraddice alquanto, vero?»
«E' un segugio bugiardo» disse la giovane donna. «Non necessariamente, cara. Con ogni probabilità è l'impiegato di qualche agenzia. Faremmo meglio a metterci tranquillamente a sedere e ad assorbire quel che ha da dirci. L'ira è sempre un errore. Quest'uomo fa il suo dovere… mentre non si può dire altrettanto di noi.» Il professore fece strada verso il patio. Si era rimesso in tasca la rivoltella. La giovane donna aspettò che Wormold avesse incominciato a seguirlo, poi gli si mise alle spalle come un cane da guardia; Wormold si aspettò quasi ch'ella gli azzannasse il polpaccio. Pensò: se non parlo al più presto, non parlerò mai più. «Prenda una sedia» disse il professore. Ma che cos'era, poi, l'educazione comparata? «Posso offrirle qualcosa da bere?»
«La prego, non si disturbi.»
«Non beve in servizio?»
«In servizio!» esclamò la giovane donna. «Lo tratti come un essere umano. Può mai essere considerato un servizio, il suo, con gli spregevoli mandanti che ha?»
«Sono venuto ad avvertirla che la polizia…»
«Oh, andiamo, andiamo, l'adulterio non è un delitto» disse il professore. «Credo che di rado sia stato considerato tale, eccezion fatta per le colonie americane nel diciassettesimo secolo. E a parte la legge mosaica, s'intende.»
«L'adulterio non c'entra affatto» disse la giovane donna. «Non le importava che dormissimo insieme, le importava soltanto che fossimo insieme.»
«Le due cose sono difficilmente separabili, a meno che tu non stia pensando al Nuovo Testamento» osservò il professore. «L'adulterio nel cuore.»
«Tu non hai cuore, a meno che non scacci quest'uomo. Ce ne stiamo seduti qui a conversare come se fossimo sposati da anni. Se non vuoi altro che stare alzato l'intera notte a parlare, perché non rimani con Maria?»
«Mia cara, è stata una tua idea ballare prima di andare a letto.»
«E tu lo chiami ballare quello che hai fatto?»
«Ti ho detto che avrei preso lezioni.»
«Eh, già, per trovarti con le ragazze della scuola di danza.» Parve a Wormold che la conversazione stesse allontanandosi dall'argomento. Disse con voce disperata:. «Hanno sparato all'ingegner Cifuentes. Lei corre lo stesso pericolo».
«Se volessi ragazze, cara, ce n'è in abbondanza all'università.
Frequentano le mie lezioni. Tu lo sai bene, dato che le hai frequentate come le altre.»
«E vorresti rinfacciarmelo?»
«Stiamo cambiando discorso, cara. L'importante è stabilire che cosa farà adesso Maria.»
«Avrebbe dovuto rinunciare ai farinacei due anni fa» disse la giovane donna con una certa volgarità «conoscendoti. A te interessa soltanto il corpo. Dovresti vergognarti, alla tua età.»
«Se non vuoi che ti ami…»
«L'amore. L'amore.» La giovane donna iniziò un andirivieni nel patio. Fece gesti in aria, come se stesse smembrando l'amore. Wormold disse: «Non è di Maria che deve preoccuparsi».
«Segugio bugiardo» ella gli strillò. «Ha detto di non averla mai vista.»
«Non l'ho mai vista, infatti.»
«Allora perché la chiama Maria?» gridò lei e incominciò a fare trionfanti passi di danza con un cavaliere immaginario. «Ha detto qualcosa a proposito di Cifuentes, giovanotto?»
«Gli hanno sparato contro questa sera.»
«Chi è stato?»
«Non lo so con esattezza, ma fa tutto parte della stessa retata. E' una cosa un po' difficile da spiegare, ma sembra che lei corra davvero un grave pericolo, professor Sanchez. Si tratta di un errore, naturalmente. La polizia è stata anche al Teatro Sciangai.»
«Che c'entro io con il Teatro Sciangai?»
«Già, che c'entri?» esclamò la giovane donna con voce melodrammatica. «Gli uomini» disse «gli uomini! Povera Maria. Non deve vedersela con una sola donna. Dovrà organizzare un massacro.»
«Io non ho mai avuto niente a che vedere con nessuno, al Teatro Sciangai.»
«Maria è meglio informata. Sarai sonnambulo, immagino.»
«Hai sentito quello che ha detto, si tratta di un errore. In fin dei conti, hanno sparato a Cifuentes. Non potrai incolpare lei di questo.»
«Cifuentes? Ha detto Cifuentes? Oh, tanghero di uno spagnolo. Solo perché mi ha rivolto la parola al circolo, un giorno che tu stavi facendo la doccia, assoldi dei desperados per ammazzarlo.»
«Ti prego, cara, sii ragionevole. L'ho saputo soltanto adesso, quando questo signore…»
«Non è un signore. E' un segugio bugiardo.» La conversazione aveva percorso un circolo chiuso. «Se mente possiamo anche fare a meno di attribuire importanza a quello che dice. Probabilmente, sta anche diffamando Maria.»
«Ah, vorresti difenderla.» Wormold disse, in tono disperato… era il suo ultimo tentativo: «Tutto questo non ha nulla a che vedere con Maria… con la señora Sanchez, voglio dire».
«Che cosa c'entra, in nome del cielo, la señora Sanchez?» domandò il professore. «Credevo che lei credesse che Maria…»
«Giovanotto, non vorrà farmi credere per caso che Maria si propone di agire contro mia moglie oltre che contro… la mia amica, qui? E' troppo assurdo.» Fino a quel momento era parso a Wormold che sarebbe stato abbastanza semplice chiarire l'equivoco. Ma a questo punto fu come se avesse tirato un filo di cotone e un intero vestito avesse incominciato a disfarsi. Era questa l'educazione comparata? Disse: «Credevo di renderle un favore venendo ad avvertirla, ma sembra che la morte potrebbe essere la miglior soluzione per lei».
«Lei è un giovane molto misterioso.»
«Non sono giovane. E' lei, piuttosto, professore, ad essere giovane, stando alle apparenze.» Nell'ansia che lo afferrava, pensò a voce alta: «Se almeno Beatrice fosse qui». Il professore si affrettò a dire: «Ti assicuro nel modo più assoluto, cara, che non conosco nessuna donna a nome Beatrice. Nessuna». La ragazza scoppiò in una risata da tigre. «A quanto pare lei è venuto qui» disse il professore «con il solo scopo di mettermi in difficoltà.» Era la sua prima protesta, e sembrava assai blanda, tenuto conto delle circostanze. «Non riesco a capire che cosa possa guadagnarci» soggiunse, ed entrò in casa e chiuse la porta. «E' un mostro» disse la ragazza. «Un mostro. Un mostro sessuale. Un satiro.»
«Lei non capisce.»
«Conosco il ritornello… sapere tutto vuol dire tutto perdonare. Ma in questo caso no, non è così.» Sembrava non essere più ostile a Wormold. «Maria, io, Beatrice… e non tengo conto di sua moglie, povera donna. Non ho nulla contro di lei. Ce l'ha una rivoltella?»
«No, naturalmente. Sono venuto qui solo per salvarlo» disse Wormold. «Lasci che gli sparino» disse la giovane donna. «Al ventre… al basso ventre.» Ed ella pure entrò in casa con aria decisa. A Wormold non rimaneva altro da fare che andarsene. L'allarme invisibile lanciò un altro avvertimento, mentre lui si dirigeva verso il cancello, ma nessuno si mosse nella piccola villa bianca. Ho fatto tutto quel che potevo, pensò Wormold. Il professore sembrava ben difeso contro ogni pericolo e forse l'arrivo della polizia avrebbe rappresentato un sollievo per lui. Sarebbe stato più facile affrontare i poliziotti che quella giovane donna.
Nell'allontanarsi attraverso il profumo delle piante a fioritura notturna, desiderava una sola cosa: dire tutto a Beatrice. Non sono un agente segreto, sono un impostore, nessuna di queste persone è alle mie dipendenze, ed io non so che cosa stia succedendo. Sono disorientato. Ho paura. Certo, in qualche modo, lei sarebbe riuscita a risolvere la situazione; in fin dei conti era una professionista. Ma sapeva che non le avrebbe chiesto aiuto. Significava rinunciare alla sicurezza di Milly. Avrebbe preferito, allora, essere eliminato, come Raul. Chissà se nel servizio segreto pagavano pensioni ai figli? Ma chi era Raul? Prima che fosse arrivato al secondo cancello, Beatrice gli gridò: «Jim. Attento. Fugga». Anche in quel momento di tensione, un pensiero gli attraversò la mente, il mio nome è Wormold, signor Wormold, señor Vomel, nessuno mi chiama Jim. Poi si mise a correre saltellante e zoppicante - verso la voce, e fu nella strada e si trovò davanti a un'automobile con radio trasmittente, e a tre uomini della polizia, e a un'altra rivoltella puntata contro il suo stomaco. Beatrice era in piedi sul marciapiede, e la ragazza le stava accanto e tentava di stringersi in un cappotto che non era fatto per rimanere aderente. «Che cosa c'è?»
«Non riesco a capire una parola di quello che dicono.» Uno dei poliziotti gli disse di salire sulla loro macchina. «E la mia?»
«Sarà portata al comando.» Prima che ubbidisse, gli tastarono il davanti e i lati della giacca, per accertarsi che non fosse armato. Wormold disse a Beatrice: «Non so che cosa significhi tutta questa storia, ma sembra la fine di una brillante carriera». Il poliziotto parlò ancora. «Vuole che salga anche lei.»
«Gli dica» rispose Beatrice «ch'io rimango con la sorella di Teresa. Non mi fido di loro.» Le due automobili partirono silenziose tra le piccole ville dei milionari, per non disturbare nessuno, come se si fossero trovate in una strada di ospedali; i ricchi hanno bisogno di sonno. Non dovettero andare lontano: un cortile, un cancello che si chiuse dietro ad esse, e poi l'odore di un comando di polizia, simile al puzzo di ammoniaca di tutti i giardini zoologici di tutto il mondo. Lungo i corridoi imbiancati a calce si trovavano, alle pareti, le fotografie dei ricercati, con lo spurio aspetto dei barbuti ritratti di antichi maestri. Nella stanza in fondo il capitano Segura giocava a dama. «Soffio» disse, e mangiò due pedine. Poi alzò gli occhi su di loro.
«Signor Wormold» disse con stupore, e si drizzò come un irrigidito serpentello verde quando vide Beatrice. Guardò, al di là di lei, Teresa; il cappotto si era di nuovo aperto, forse senza che la ragazza lo avesse voluto. Egli disse: «In nome di Dio, chi…?» e poi, al poliziotto con il quale aveva giocato: «"Anda!"».
«Che cosa significa tutta questa storia, capitano Segura?»
«E lo domanda a me, signor Wormold?»
«Sì.»
«Vorrei che fosse lei a spiegarmelo. Non avevo idea che mi sarei visto davanti… il padre di Milly. Signor Wormold, ci ha telefonato un certo professor Sanchez a causa di un tale che si era introdotto in casa sua con vaghe minacce. Sospettava che potesse trattarsi dei suoi quadri; possiede dipinti preziosissimi. Ho mandato subito una delle nostre macchine ed ora conducono al comando lei insieme alla señorita, qui (ci siamo già conosciuti) e ad una sgualdrina nuda.» Come il sergente della polizia a Santiago, soggiunse: «Questo non è molto simpatico, signor Wormold».
«Eravamo stati al Teatro Sciangai.»
«Anche questo non è molto simpatico.»
«Sono stanco di sentirmi dire dalla polizia che quello che faccio non è simpatico.»
«Perché ha fatto visita al professor Sanchez?»
«E' stato tutto un errore.»
«Perché ha sulla macchina una prostituta nuda?»
«Le abbiamo dato un passaggio.»
«Non ha alcun diritto di girare nuda per le strade.» Uno degli agenti si sporse oltre la scrivania e bisbigliò qualcosa. «Ah» disse il capitano Segura. «Incomincio a capire. C'è stata un'ispezione della polizia, stanotte, allo Sciangai. Immagino che la ragazza avesse dimenticato i documenti e volesse evitare una notte in prigione. Si è rivolta a lei…»
«Non è andata affatto così.»
«Sarebbe meglio se fosse andata così, signor Wormold.» Disse alla ragazza, in spagnolo: «I documenti. Non hai i documenti». Ella rispose, con indignazione: «"Sì, yo tengo"». Si chinò e tolse fogli di carta spiegazzati dall'orlo delle calze. Il capitano Segura li prese e li esaminò. Emise un profondo sospiro. «Signor Wormold, signor Wormold, ha i documenti in ordine. Perché gira in automobile per le strade con una ragazza nuda? Perché si introduce in casa del professor Sanchez e gli parla di sua moglie e lo minaccia? Che cos'è sua moglie per lei?» Disse «Va'» con voce aspra alla ragazza. Ella esitò e incominciò a togliersi il cappotto «E' meglio lasciarglielo tenere» disse Beatrice. Il capitano Segura sedette con aria stanca davanti alla scacchiera.
«Signor Wormold, l'avverto nel suo interesse: non si metta con la moglie del professor Sanchez. Non è donna che si possa trattare alla leggera.»
«Io non mi sono messo…»
«Gioca a dama, signor Wormold?»
«Sì. Non molto bene, temo.»
«Meglio di questi maiali del comando, immagino. Dobbiamo giocare insieme, qualche volta, lei ed io. Ma bisogna muovere le pedine con molta prudenza, proprio come nel caso della moglie del professor Sanchez.» Mosse una pedina a caso, sulla scacchiera e soggiunse: «Questa sera lei è stato con il dottor Hasselbacher».
«Sì.»
«Le sembra una cosa saggia, signor Wormold?» Non alzò gli occhi e spostò le pedine qua e là, giocando contro se stesso. «Saggia?»
«Il dottor Hasselbacher si è messo a frequentare una strana compagnia.»
«Non ne so niente.»
«Perché gli ha spedito da Santiago una cartolina illustrata segnando la posizione della sua stanza?»
«Quante cose senza alcuna importanza lei sa, capitano Segura.»
«Ho un buon motivo per interessarmi a lei, signor Wormold. Non voglio che debba compromettersi. Che cosa voleva dirle questa sera il dottor Hasselbacher? Il suo apparecchio telefonico, lei capisce, è controllato.»
«Voleva farci ascoltare un disco del "Tristano".»
«E magari parlarle di questo?» Il capitano Segura capovolse una fotografia sulla scrivania… un'istantanea scattata al lampo al magnesio, con il caratteristico biancore delle facce pallide raccolte intorno a un cumulo di lamiere fracassate ch'erano state un'automobile. «E di questo?» Il viso di un uomo giovane, immobile nel lampo al magnesio; una scatola di sigarette vuote, schiacciata come la sua vita; il piede di un uomo che gli toccava una spalla. «Lo conosce?»
«No.» Il capitano Segura premette un tasto e una voce parlò in inglese, uscendo da una valigetta che si trovava sulla scrivania. «Pronto Pronto. Parla Hasselbacher.»
«C'è qualcuno con lei, H-Hasselbacher?»
«Sì. Amici.»
«Quali amici?»
«Se vuole proprio saperlo, c'è qui il signor Wormold.»
«Gli dica che Raul è morto.»
«Morto? Ma aveva promesso…»
«Non sempre si può dosare a volontà un incidente, H-Hasselbacher.» La voce aveva una lieve esitazione prima dell'"h" aspirata. «Mi aveva dato la sua parola…»
«L'automobile ha girato più volte su se stessa.»
«Aveva detto che sarebbe stato un semplice avvertimento.»
«E' sempre un avvertimento. Vada a dirgli che Raul è morto.» Il fruscio del nastro continuò per un momento; una porta si chiuse. «Continua ad affermare di non saper niente di Raul?» domandò Segura.
Wormold guardò Beatrice. Ella fece un lieve cenno negativo con il capo. Wormold disse: «Le do la mia parola d'onore, Segura, fino a questa sera non sapevo neppure che esistesse». Segura mosse una pedina. «La sua parola d'onore?»
«La mia parola d'onore.»
«Lei è il padre di Milly. Devo accettarla. Ma si tenga lontano dalle donne nude e dalla moglie del professore. Buonanotte, signor Wormold.»
«Buonanotte.» Erano arrivati alla porta quando Segura disse ancora qualcosa. «E la nostra partita a dama, signor Wormold? Non ce ne dimenticheremo.» La vecchia Hillman li aspettava nella strada. Wormold disse: «L'accompagno da Milly».
«Non torna a casa?»
«Ormai è troppo tardi per dormire.»
«Dove va? Non posso venire con lei?»
«Voglio che rimanga con Milly, nel caso dovesse accadere qualcosa. Ha visto quella fotografia?»
«No.» Non parlarono più fino a via Lamparilla. Poi Beatrice disse: «Vorrei che non gli avesse dato la parola d'onore. Non c'era bisogno di spingersi così oltre».
«No?»
«Oh, si è trattato di un espediente professionale, me ne rendo conto. Mi scusi. Sono stata una stupida. Ma lei è un uomo del mestiere, molto più abile di quanto avessi mai creduto.» Le aprì la porta e la guardò passare tra gli aspirapolvere come una donna in gramaglie al cimitero.
Capitolo secondo.
Al portone del palazzo in cui abitava il dottor Hasselbacher sonò il campanello di uno sconosciuto al secondo piano, la cui luce era accesa. Si udì un ronzio e la serratura scattò. L'ascensore si trovava al pianterreno e Wormold salì con esso al piano del dottor Hasselbacher. A quel che sembrava, anche Hasselbacher non era riuscito a dormire. La luce trapelava sotto la porta. Era solo, o si trovava con la voce registrata sul nastro. Wormold incominciava a imparare le cautele e gli espedienti del suo irreale lavoro. Sul pianerottolo v'era un'alta finestra che dava su un inutile balcone, troppo stretto per essere utilizzato. Da questo balcone egli vedeva una luce accesa nell'appartamento del dottore, e da un balcone all'altro non v'era che un lungo passo. Lo fece senza guardare in basso. Le tende non erano del tutto accostate. Sbirciò attraverso lo spiraglio. Il dottor Hasselbacher sedeva di fronte a lui con un antico elmetto "pickelhaubes" in testa, un pettorale, gli stivali, guanti bianchi, quella che poteva essere soltanto la vecchia uniforme di un ulano. Aveva gli occhi chiusi e sembrava addormentato. Portava la spada alla vita e sembrava una comparsa in qualche teatro di prosa. Wormold bussò alla finestra. Il dottor Hasselbacher aprì gli occhi e fissò diritto davanti a sé. «Hasselbacher.» Il dottore fece un piccolo movimento che sarebbe potuto essere di panico. Tentò di strapparsi l'elmetto, ma il sottogola glielo impedì. «Sono io, Wormold.» Il dottore si avvicinò, riluttante, alla finestra. I calzoni gli stavano troppo stretti. Erano stati fatti per un uomo più giovane. «Che cosa sta facendo lì, signor Wormold?»
«Che cosa sta facendo lì, Hasselbacher?» Il dottore aprì la finestra e fece entrare Wormold. Questi constatò di trovarsi nella camera da letto del dottore. Un grosso armadio era aperto, e dentro vi pendevano due vestiti bianchi, simili agli ultimi denti nella bocca di un vecchio. Hasselbacher incominciò a togliersi i guanti. «E' stato a un ballo in maschera, Hasselbacher?» Il dottor Hasselbacher disse con voce soffocata, come se si vergognasse: «Lei non capirebbe». Pezzo per pezzo incominciò a sbarazzarsi del suo armamentario… dapprima i guanti, poi l'elmetto, poi il pettorale nel quale Wormold e i mobili della stanza si riflettevano deformati come figure in uno specchio convesso. «Perché è tornato qui? Perché non ha sonato il campanello?»
«Voglio sapere chi è Raul.»
«Lo sa già.»
«Non ne ho la più pallida idea.» Il dottor Hasselbacher si mise a sedere e incominciò a sfilarsi gli stivali. «Lei è un ammiratore di Charles Lamb, dottor Hasselbacher?»
«Me lo ha prestato Milly. Non ricorda che ne parlò…?» Sedeva con un'aria sperduta nei tesi calzoni. Wormold vide ch'erano stati scuciti lungo una cucitura per far posto all'Hasselbacher attuale. Sì, ora ricordava la serata al Tropicana. «Immagino» disse Hasselbacher «che questa uniforme le sembri richiedere una spiegazione.»
«Vi sono altre cose più importanti che richiedono una spiegazione.»
«Ero ufficiale degli ulani… oh, quarantacinque anni fa.»
«Ricordo una sua fotografia nell'altra stanza. Non è vestito così. Ha un aspetto… più pratico.»
«E' stata fatta dopo ch'era scoppiata la guerra. Guardi lì, vicino al tavolino da toletta… è il 1913, le manovre di giugno, il Kaiser ci stava passando in rivista.» La vecchia fotografia ingiallita, con il timbro a secco del fotografo in un angolo, mostrava il lungo schieramento della cavalleria, sciabole sguainate e una piccola figura imperiale dal braccio rinsecchito, che passava su un cavallo bianco. «Era tutto così tranquillo» disse il dottor Hasselbacher «a quei tempi.»
«Tranquillo?»
«Finché non scoppiò la guerra.»
«Ma credevo che lei fosse un ufficiale medico.»
«Gliel'ho fatto credere ma non è vero. Divenni medico solo in seguito. Dopo la guerra. Dopo che avevo ucciso un uomo. E' così facile… uccidere un uomo» disse il dottor Hasselbacher «non occorre alcuna particolare abilità. Si può essere sicuri di quel che si è fatto, non si sbaglia nel constatare la morte, ma per salvare un uomo… occorre qualcosa di più di sei anni di pratica, e in ultimo non si è neppure certi di averlo salvato con la nostra scienza. I germi vengono uccisi da altri germi. Gli uomini sopravvivono, semplicemente. Non c'è un mio solo paziente ch'io sappia con certezza di aver salvato, ma l'uomo che uccisi… di questo son certo. Era russo, ed era molto magro. La spada raschiò contro l'osso, quando gliela conficcai in corpo. Quel suono mi fece legare i denti. Non v'erano altro che paludi, lì attorno, e il luogo si chiamava Tannenberg. Odio la guerra, signor Wormold.»
«Allora perché si veste da soldato?»
«Non ero vestito in questo modo quando uccisi un uomo. Questa è l'uniforme del tempo di pace. E mi piace.» Toccò il pettorale che aveva accanto a sé, sul letto. «Laggiù eravamo coperti dal fango delle paludi.» Soggiunse: «Lei non desidera mai, signor Wormold, di tornare ai tempi della pace? Oh, no, dimenticavo, lei è giovane, non li ha mai conosciuti. Fu l'ultimo periodo di pace per noi tutti. I calzoni non mi vanno più».
«Cos'è che l'ha indotta a vestirsi così - proprio stanotte Hasselbacher?»
«La morte di un uomo.»
«Raul?»
«Sì.»
«Lo conosceva?»
«Sì.»
«Mi parli di lui.»
«Non voglio parlarne.»
«Sarebbe preferibile, invece.»
«Siamo stati entrambi responsabili della sua morte, lei ed io» disse Hasselbacher. «Non so chi l'abbia coinvolta nella faccenda, né come, ma se mi fossi rifiutato di aiutarli mi avrebbero fatto espellere. Che cosa potrei fare lontano da Cuba, ormai? Le ho detto che mi sono mancati documenti.»
«Quali documenti?»
«Lasci stare. Non abbiamo tutti qualcosa di cui vergognarci nel nostro passato? Io so ora perché hanno devastato il mio appartamento. Perché ero amico suo. La prego, se ne vada, signor Wormold. Chissà che cosa potrebbero pretendere da me, se sapessero che lei è stato qui!»
«Ma chi sono?»
«Lo sa meglio di me, signor Wormold. Non hanno l'abitudine di presentarsi.» Qualcosa si mosse rapidamente nella stanza adiacente. «Non è che un topo, signor Wormold. Gli lascio un pezzetto di formaggio tutte le sere.»
«Sicché Milly le ha prestato i "Racconti" di Lamb.»
«Mi fa piacere che abbia cambiato il codice» disse il dottor Hasselbacher. «Forse ora mi lasceranno in pace. Non posso più rendermi utile a quella gente. Uno incomincia con gli acrostici e i cruciverba e i rompicapo matematici e poi, quasi senza accorgersene, viene assunto per… Al giorno d'oggi è necessario essere prudenti anche per quanto concerne i propri hobbies.»
«Ma Raul… non esisteva neppure. Lei mi consigliò di mentire ed io mentii. Erano tutti inventati, Hasselbacher.»
«E Cifuentes? Vorrebbe venire a dirmi che non esisteva neppure lui?»
«Questa è un'altra faccenda. Inventai Raul.»
«Allora lo inventò troppo bene, signor Wormold. C'è un'intera pratica sul suo conto, adesso.»
«Non era più reale del personaggio di un romanzo.»
«Ma sono sempre inventati, i personaggi dei romanzi? Io non so davvero come lavora un romanziere, signor Wormold. Prima di lei non ne avevo mai conosciuto uno.»
«Non è mai esistito alcun pilota ubriaco nelle linee aeree cubane.»
«Oh, d'accordo, deve avere inventato quel particolare. Non so perché.»
«Se lei ha decifrato i miei dispacci deve essersi reso conto che non contenevano alcunché di vero. Conosce bene la città. Un pilota licenziato per ubriachezza… un amico che disponeva di un aereo… tutte invenzioni.»
«Io non so perché lei ha agito così, signor Wormold. Forse voleva mascherarne l'identità, nel caso che avessimo decifrato il codice. Forse se i suoi amici avessero saputo ch'egli era facoltoso e che possedeva un proprio aereo, non lo avrebbero compensato con tanta generosità. Quanto di quel denaro è finito nelle tasche del pilota, mi domando, e quanto nelle sue?»
«Non capisco una parola di quello che dice.»
«Lei legge i giornali, signor Wormold. Sapeva che un mese fa gli fu tolto il brevetto di pilota, quando atterrò ubriaco in un giardino pubblico.»
«Non leggo i quotidiani locali.»
«Mai? Naturalmente, ha smentito di lavorare per lei. Gli hanno offerto un monte di denaro se avesse invece lavorato per loro. Anch'essi, signor Wormold, vogliono le fotografie delle piattaforme che lei ha scoperto sulle montagne di Oriente.»
«Non esiste alcuna piattaforma.»
«Certo non si aspetterà che io le creda, signor Wormold. Lei si è riferito in un dispaccio a disegni che avrebbe inviato a Londra. Ora anche loro vogliono le fotografie.»
«Deve pur sapere chi sono.»
«"Cui bono?"»
«E che cosa si propongono di fare per quanto mi concerne?»
«A tutta prima mi assicurarono di non avere alcuna intenzione nei suoi riguardi. Lei è stato loro utile. Sapevano della sua attività sin dall'inizio, signor Wormold, ma non la presero sul serio. Ritennero addirittura che inventasse i rapporti. Ma poi lei cambiò codice e il suo personale aumentò. Il servizio segreto inglese non poteva essersi lasciato ingannare così facilmente, le pare?» Una sorta di lealtà nei confronti di Hawthorne fece sì che Wormold tacesse. «Signor Wormold, signor Wormold, perché ha incominciato?»
«Lo sa perché. Avevo bisogno di denaro.» Si sorprese a rifugiarsi nella verità come in un tranquillante. «Glielo avrei prestato io il denaro. Glielo proposi.»
«Me ne occorreva di più di quanto lei avrebbe potuto prestarmene.»
«Per Milly?»
«Sì.»
«Abbia molta cura di lei, signor Wormold. Sta facendo un mestiere nel quale non è prudente amare qualcuno o qualcosa. Se ne approfittano. Ricorda la cultura che stavo preparando?»
«Sì.»
«Forse, se non avessero distrutto il mio desiderio di vivere, non sarebbero riusciti a persuadermi così facilmente.»
«Crede davvero…?»
«La invito soltanto alla prudenza.»
«Posso telefonare?»
«Sì.» Wormold telefonò a casa sua. Era soltanto immaginazione, o aveva davvero udito il lieve scatto che indicava come il registratore fosse in funzione? Rispose Beatrice. Le domandò: «E' tutto tranquillo?».
«Sì.»
«Aspetti il mio ritorno. Milly sta bene?»
«Dorme profondamente.»
«Vengo subito.» Il dottor Hasselbacher disse: «Non avrebbe dovuto tradire il suo affetto con il tono della voce. Chissà chi poteva essere in ascolto?» Si avvicinò alla porta camminando con difficoltà, a causa dei calzoni troppo stretti. «Buonanotte, signor Wormold. Ecco il Lamb.»
«Non mi occorre più.»
«Potrebbe volerlo Milly. Le spiacerebbe non dir niente a nessuno a proposito di questo… di questo… costume? So di essere assurdo, ma amavo quei tempi. Una volta il Kaiser mi rivolse la parola.»
«Che cosa le disse?»
«Disse: "Mi ricordo di lei. E' il capitano Muller".»
INTERLUDIO A LONDRA.
Quando il capo aveva ospiti cenava in casa e cucinava il pasto egli stesso, perché nessun ristorante soddisfaceva le sue esigenze meticolose e romantiche. Dicevano che una volta, malato, si era rifiutato di annullare l'invito a un vecchio amico e aveva cucinato il pasto stando a letto, per telefono. Con un orologio dinanzi a sé sul tavolino, interrompeva la conversazione al momento giusto per impartire istruzioni al valletto: "Pronto, pronto, Brewer, pronto. Ora dovrebbe togliere quel pollo dal forno e spruzzarlo di nuovo con il sugo". Dicevano inoltre che una volta, quando, trattenuto fino a tarda ora in ufficio, aveva tentato di cucinare il pasto ugualmente, la cena era andata in rovina. La forza dell'abitudine, infatti, aveva fatto sì che si servisse del telefono rosso, quello che rendeva incomprensibili le conversazioni per ragioni di segretezza, e solo strani suoni, simili a un rapido giapponese, erano giunti all'orecchio del valletto. La cena ch'egli offrì al sottosegretario permanente fu semplice e ottima: arrosto con una punta d'aglio. Sulla credenza si trovava un formaggio Wensleydale e il silenzio di Albany li circondava profondo, simile a neve. Dopo le fatiche in cucina, il capo aveva un lieve odore di sugo. «E' davvero eccellente. Eccellente.»
«Un'antica ricetta del Norfolk. Arrosto alla Granny Brown's Ipswich.»
«E anche la carne… si scioglie realmente in bocca…»
«Ho insegnato a Brewer a fare le compere, ma non diventerà mai un buon cuoco. Occorre sorvegliarlo di continuo.» Mangiarono per qualche tempo in un silenzio reverente; il ticchettare di un passo di donna sulla Rope Walk fu il solo suono che si udisse. «Un buon vino» disse infine il sottosegretario permanente.
«L'annata '55 è venuta assai bene. Le sembra ancora un po' troppo giovane?»
«Non direi.» Al formaggio il capo riprese a parlare. «La nota russa… Che cosa ne pensa il Foreign Office?»
«Ci lascia un po' interdetti il riferimento alle basi nei Caraibi.» Seguì un crepitar di biscotti. «E' difficile che alludano alle Bahama. Valgono quel che ce le pagarono gli yankee, qualche vecchio cacciatorpediniere. Eppure, abbiamo sempre supposto che quelle costruzioni a Cuba avessero un'origine comunista. Non crede che, tutto sommato, possano avere un'origine americana?»
«Non ne saremmo stati informati?»
«Non necessariamente, temo. Tenuto conto del caso Fuchs. Essi affermano del resto che anche noi manteniamo il segreto su molte cose. Che cosa dice il nostro agente all'Avana?»
«Gli chiederò un rapporto completo. Com'è il Wensleydale?»
«Perfetto.»
«Prenda un po' di Porto.»
«Cockburn '35, vero?»
«'27.»
«Crede che abbiano l'intenzione di arrivare alla guerra?» domandò il capo. «Le sue supposizioni valgono quanto le mie.»
«Sono divenuti molto attivi a Cuba… a quel che sembra con la collaborazione della polizia. Il nostro agente all'Avana non ha avuto la vita facile. Il migliore dei suoi sub-agenti, come lei sa, è rimasto ucciso, in un incidente, inutile dirlo, mentre si accingeva a fotografare dall'aereo le costruzioni… una perdita gravissima per noi. Ma io sarei disposto a dare molto di più della vita di un uomo in cambio di quelle fotografie. In realtà avevamo speso millecinquecento dollari. Hanno sparato per la strada contro un altro dei nostri agenti, e l'uomo si è spaventato. Un terzo è scomparso dalla circolazione. C'è anche una donna, ed è stata interrogata, benché fosse l'amante del direttore delle Poste e dei Telegrafi. Fino a questo momento hanno risparmiato soltanto il nostro agente, forse per sorvegliarlo. In ogni modo è un uomo scaltro.»
«Ma certo, dev'essere stato un pochino imprudente per perdere tutti quei sub-agenti?»
«Agli inizi dobbiamo sempre aspettarci perdite. Sono riusciti a decifrare il suo libro-codice. Non mi hanno mai soddisfatto, quei libri-codice. C'è un tedesco, laggiù, che sembra essere il loro agente più importante e un esperto in crittografia. Hawthorne mise in guardia il nostro agente, ma lei sa bene come son fatti questi commercianti all'antica: fedeli fino alla cocciutaggine. Forse è stato bene che alcune perdite gli abbiano aperto gli occhi. Un sigaro?»
«Grazie. Sarà in grado di ricominciare daccapo se salterà?»
«Ha parecchi assi nella manica. E' riuscito a sferrare un colpo al cuore al nemico. Ha reclutato un agente che fa il doppio gioco nel comando stesso della polizia.»
«Non sono sempre un po'… dubbi, gli agenti che fanno il doppio gioco? Non si riesce mai a capire che cosa si ottiene da loro, se la parte grassa o la parte magra.»
«Sono persuaso che il nostro agente è sempre in grado di soffiarlo. Dico "soffiarlo" perché sono entrambi appassionati giocatori di dama.
Anzi, è questo il pretesto con il quale si incontrano.»
«Non potrei sottolineare abbastanza quanto ci preoccupino quelle costruzioni, capo. Se almeno lei fosse riuscito a procurarsi le fotografie prima dell'eliminazione dell'agente! Il Primo ministro insiste affinché informiamo gli yankee e chiediamo la loro collaborazione.»
«Deve dissuaderlo. Non possiamo dipendere dal loro servizio segreto.»
PARTE QUINTA.
Capitolo primo.
«Soffio» disse il capitano Segura. Si erano trovati al circolo Avana.
Al circolo Avana, che non era affatto un circolo, e il cui proprietario era un rivale di Bacardi, tutti i rum venivano offerti gratuitamente, e ciò consentiva a Wormold di accrescere i propri risparmi, poiché, inutile dirlo, egli segnava ugualmente le consumazioni sulla nota delle spese… sarebbe stato noioso, se non impossibile, spiegare a Londra che il rum veniva offerto gratuitamente. Il bar si trovava al primo piano di un edificio del diciassettesimo secolo e le finestre davano sulla cattedrale dove avevano giaciuto un tempo le spoglie di Cristoforo Colombo. Una grigia statua in pietra di Colombo si levava dinanzi alla cattedrale e sembrava essersi formata nel corso dei secoli sott'acqua, come una scogliera di coralli, in seguito all'azione di microrganismi. «Sa» disse il capitano Segura «vi sono stati giorni in cui credevo di esserle antipatico.»
«Si può giocare a dama anche per motivi diversi dalla simpatia.»
«Già, lo penso anch'io» disse il capitano Segura. «Guardi! Ho fatto dama.»
«Ed io la soffio tre volte.»
«Crede che io non me ne fossi accorto, ma constaterà che la mossa è a mio favore. Ecco, ora soffio la sua unica dama. Perché è andato a Santiago, a Santa Clara e a Cienfuegos, due settimane fa?»
«Faccio sempre il giro dei rivenditori, in questo periodo dell'anno.»
«Si sarebbe detto che il motivo fosse "realmente" questo. Lei alloggiò nel nuovo albergo a Cienfuegos. Cenò solo in un ristorante sul lungomare. Andò al cinema e tornò in albergo. La mattina dopo…»
«Crede davvero ch'io sia un agente segreto?»
«Incomincio a dubitarne. Credo che i nostri amici abbiano commesso un errore.»
«Chi sono i nostri amici?»
«Oh, diciamo gli amici del dottor Hasselbacher.»
«E chi sono?»
«Il mio compito è quello di sapere che cosa succede all'Avana» disse il capitano Segura «non di parteggiare per gli uni o per gli altri e di dare informazioni.» Stava spostando la dama, non bloccata, sulla scacchiera. «Accade forse a Cuba qualcosa di così importante da interessare un servizio segreto?»
«Naturalmente, siamo soltanto un piccolo Paese, ma ci troviamo molto vicini alla costa americana. E siamo una pistola puntata contro la vostra base della Giamaica. Quando un Paese è circondato, come la Russia, tenta di aprire un varco nell'accerchiamento dall'interno.»
«A che cosa potrei servire io…. o a che cosa potrebbe servire il dottor Hasselbacher… in una strategia globale? Un uomo che vende aspirapolvere. Un medico a riposo.»
«Vi sono pedine poco importanti in ogni gioco» disse il capitano Segura. «Come questa. Io la soffio e a lei non dispiace perderla. Il dottor Hasselbacher, naturalmente, è abilissimo nei cruciverba.»
«Che cosa c'entrano i cruciverba?»
«Un uomo come lui è bravo anche come crittografo. Qualcuno una volta mi mostrò uno dei suoi dispacci, con la relativa traduzione; o meglio, lasciò che io lo trovassi. Forse pensavano che l'avrei espulsa da Cuba.» Rise. «Il padre di Milly. Come si illudevano.»
«Che cosa diceva?»
«Lei affermava di aver reclutato l'ingegner Cifuentes. Naturalmente era assurdo. Lo conosco bene. Forse gli spararono per far sembrare più convincente il dispaccio. Forse scrissero loro il dispaccio perché volevano sbarazzarsi di lei. O forse sono più creduloni di me.»
«Che straordinario episodio.» Mosse una pedina. «Come fa ad essere così sicuro che Cifuentes non è il mio agente?»
«Lo so da come lei gioca a dama, signor Wormold, e anche perché ho interrogato Cifuentes.»
«Lo ha torturato?» Il capitano Segura rise. «No. Non appartiene alla classe dei torturabili.»
«Non sapevo che vi fossero distinzioni di classe per quanto concerne la tortura.»
«Caro signor Wormold, lei senza dubbio si rende conto che vi sono persone le quali si aspettano di essere torturate e altre invece che si infurierebbero al solo pensarvi. Non si tortura mai, se non in seguito a una sorta di reciproco accordo.»
«Vi sono torture e torture. Quando hanno sfasciato il laboratorio del dottor Hasselbacher, stavano torturando…»
«Quel che possono fare i dilettanti è imprevedibile. E in ogni modo la cosa non riguarda la polizia. Il dottor Hasselbacher non appartiene alla classe dei torturabili.»
«E chi vi appartiene?»
«I poveri del mio Paese, di ogni Paese dell'America latina. I poveri dell'Europa centrale e dell'Oriente. Naturalmente nei vostri Stati del benessere non avete miseria e quindi siete intorturabili. A Cuba la polizia può trattare con tutta la crudeltà che vuole gli emigrati dall'America latina e dagli Stati baltici, ma non i turisti del vostro Paese o della Scandinavia. E' una questione di istinto da entrambe le parti. I cattolici sono più torturabili dei protestanti, proprio come sono più criminali. Vede, avevo avuto ragione a fare quella dama, e ora soffio per l'ultima volta.»
«Lei ha sempre la meglio, vero? E' una teoria interessante, la sua.»
«Una delle ragioni per cui l'Occidente odia i grandi Stati comunisti sta nel fatto che essi non riconoscono le distinzioni di classe. A volte torturano persone che non dovrebbero essere torturate. Altrettanto fece Hitler, naturalmente, e scandalizzò il mondo. Nessuno si preoccupa di ciò che accade nelle nostre carceri, o nelle carceri di Lisbona o di Caracas, ma Hitler era troppo promiscuo. Era un poco come se, nel suo Paese, un autista avesse dormito con una nobildonna.»
«Cose del genere non ci scandalizzano più.»
«Corrono tutti gravi pericoli quando mutano le cose che scandalizzano.» Ordinarono entrambi un altro "daiquiri" offerto dalla direzione, talmente ghiacciato che occorreva sorseggiarlo a gocce minuscole se si volevano evitare fitte dolorose. «E Milly come sta?» domandò il capitano Segura.
«Bene.»
«Sono molto affezionato alla bambina. E' stata educata come si deve.»
«Mi fa piacere che lei la pensi così.»
«E' questo un altro motivo per cui non vorrei che lei si mettesse nei pasticci, signor Wormold; pasticci che potrebbero determinare la revoca del suo permesso di residenza. L'Avana sarebbe più squallida senza sua figlia.»
«Presumo che non mi crederà, capitano, ma Cifuentes non era un mio agente.»
«Le credo. Penso che forse qualcuno voleva servirsi di lei come di un pretesto, o forse come una di quelle anatre dipinte che inducono le vere anatre selvatiche a posarsi.» Terminò di bere il "daiquiri". «Questo naturalmente mi conviene. Anche a me piace spiare l'arrivo delle anatre selvatiche, dalla Russia, dall'America, dall'Inghilterra, e ormai anche dalla Germania. Le anatre disprezzano il povero cacciatore locale, ma un giorno, quando si saranno posate tutte, come ci divertiremo a sparare.»
«E' un mondo complicato. Trovo che è molto più semplice vendere aspirapolvere.»
«Gli affari vanno bene, spero?»
«Oh, sì, sì.»
«Mi ha interessato l'aumento del suo personale. Quell'incantevole segretaria con il sifone dell'acqua di seltz e il cappotto che non voleva star chiuso. E il giovanotto.»
«Mi occorre qualcuno che riveda la contabilità. Lopez non è fidato.»
«Ah, Lopez, un altro dei suoi agenti» rise il capitano Segura. «O così mi era stato detto.»
«Già. Mi fornisce le informazioni segrete sulla polizia.»
«Stia attento, signor Wormold. E uno dei torturabili.» Risero entrambi, centellinando "daiquiri". E' facile ridere all'idea della tortura in un giorno di sole. «Ora devo andare, signor Wormold.»
«Immagino che le prigioni siano piene delle mie spie.»
«Possiamo sempre far posto ad altri con qualche esecuzione capitale.»
«Un giorno, capitano, la batterò alla dama.»
«Ne dubito, signor Wormold.» Dalla finestra osservò il capitano Segura passare davanti alla statua di Cristoforo Colombo, simile a pomice, diretto verso il suo ufficio. Poi bevve un altro "daiquiri" offerto dalla direzione. Il circolo Avana e il capitano Segura sembravano aver sostituito il Wonder Bar e il dottor Hasselbacher… era come un cambiamento di vita, e lui doveva trarne il miglior partito. Non v'era modo di tornare indietro. Il dottor Hasselbacher era stato umiliato di fronte a lui, e l'amicizia non sopporta umiliazioni. Non aveva più riveduto il dottor Hasselbacher. Lì al circolo, come al Wonder Bar, sentiva di essere un cittadino dell'Avana; l'elegante giovanotto che gli servì da bere non fece alcun tentativo di vendergli una delle assortite bottiglie di rum disposte sul tavolino. Un uomo dalla barba grigia leggeva il quotidiano del mattino, come sempre a quell'ora; come sempre, un postino aveva interrotto il giro quotidiano per il liquore offertogli gratuitamente; anch'essi erano cittadini dell'Avana. Quattro turisti uscirono dal bar con cestini di vimini contenenti bottiglie di rum; erano accesi in viso e allegrissimi e si facevano l'illusione che i liquori non fossero costati loro un soldo. Pensò: sono gli stranieri, e naturalmente non torturabili. Wormold bevve troppo in fretta il "daiquiri" e uscì dal circolo Avana con gli occhi che gli dolevano. I turisti si sporgevano sul pozzo del diciassettesimo secolo; vi avevano gettato dentro tante di quelle monete che sarebbero bastate a pagare due volte i liquori: si assicuravano così un felice ritorno. Una voce di donna lo chiamò ed egli vide Beatrice in piedi tra i pilastri dei portici, in mezzo alle fiaschette da viaggio, alle raganelle e alle bambole negre del negozio di "souvenirs". «Che cosa sta facendo lì?» Gli spiegò: «Sono sempre inquieta quando si trova con Segura. Questa volta volevo essere certa…».
«Certa di che?» Si domandò se avesse infine incominciato a sospettare che non aveva agenti. Forse le erano giunti ordini di sorvegliarlo, da Londra o da 59200 a Kingston. Incominciarono ad incamminarsi verso casa. «Certa che non fosse una trappola, che la polizia non le avesse teso un agguato. Non è facile trattare un agente che fa il doppio gioco.»
«Lei si cruccia troppo.»
«E lei ha così poca esperienza. Pensi a quel che è accaduto a Raul e a Cifuentes.»
«Cifuentes è stato interrogato dalla polizia.» Soggiunse, con sollievo: «E' saltato, quindi non ci serve più ormai».
«Allora non è saltato anche lei?»
«Non ha confessato niente. E' stato il capitano Segura a scegliere le domande, e Segura è dei nostri. Sarebbe giunto il momento di dargli un compenso. Sta cercando di compilare per noi un elenco completo degli agenti stranieri che si trovano qui, americani e russi. Anatre selvatiche… li chiama così.»
«Sarebbe un grosso colpo. E gli apprestamenti militari?»
«Dovremo lasciarli stare, per qualche tempo. Non posso chiedergli di agire contro il proprio Paese.» Quando passarono davanti alla cattedrale, diede la solita monetina al mendicante cieco che sedeva sulla scalinata. Beatrice osservò: «Varrebbe quasi la pena di essere ricchi, con questo sole». L'istinto creativo si agitò in Wormold. Egli disse: «Sa, in realtà non è affatto cieco. Vede tutto quello che accade».
«Dev'essere un bravo attore. L'ho sempre osservato, mentre lei era con Segura.»
«E lui ha osservato lei. A essere sincero, è uno dei miei più abili informatori. Gli dico sempre di mettersi qui quando mi incontro con Segura. Una precauzione elementare; non sono poi così avventato come lei crede.»
«Non lo ha mai detto alla direzione.»
«Sarebbe inutile. Ben difficilmente potrebbero trovare i precedenti di un mendicante cieco, e poi io non me ne avvalgo per lo spionaggio. Ciò non toglie che se mi avessero arrestato, lei ne sarebbe stata informata dieci minuti dopo. Che cosa avrebbe fatto?»
«Avrei bruciato tutti i documenti e condotto Milly all'Ambasciata.»
«E Rudy?»
«Gli avrei detto di comunicare per radio a Londra che stavamo tagliando la corda, per poi svolgere un'attività clandestina.»
«Come si svolge un'attività clandestina?» Ma non insistette per avere la risposta. Disse adagio, mentre la storia andava formandosi in lui: «Il mendicante si chiama Miguel. Fa tutto questo per affetto. Sa, una volta gli ho salvato la vita».
«In che modo?»
«Oh, una sciocchezza. Un incidente al traghetto. Tutto si ridusse al fatto ch'io so nuotare e lui no.»
«Le hanno dato una medaglia?» Le scoccò una rapida occhiata, ma sul suo viso non riuscì a scorgere che un innocente interessamento. «No, nessuna gloria. A dire il vero, anzi, mi multarono per averlo portato a riva in una zona militare.»
«Che episodio romantico. Ed ora, naturalmente, egli sarebbe disposto a dare la vita per lei.»
«Oh, io non sono così ottimista.»
«Mi dica una cosa… non ha per caso in qualche posto un taccuino da un penny rilegato in finta pelle nera?»
«Non credo. Perché?»
«Dove ha segnato i primi acquisti di pennini e gomme per cancellare?»
«Perché proprio pennini, in nome del cielo?»
«Una mia curiosità, ecco tutto.»
«Non esistono taccuini da un penny. E i pennini, poi, non c'è nessuno che li adoperi, al giorno d'oggi.»
«Non pensiamoci più. E' soltanto una cosa che mi aveva detto Henry. Un errore logico.»
«Chi è Henry?» domandò lui. «59200» rispose Beatrice. Wormold provò una strana gelosia perché, nonostante le norme sulla segretezza, ella lo aveva chiamato Jim una volta sola. La casa era deserta come sempre, quando arrivarono; Wormold si rese conto che non sentiva più la mancanza di Milly e provò il sollievo malinconico di chi si accorge che almeno un affetto non lo fa più soffrire. «Rudy è fuori» disse Beatrice. «A comprare dolciumi, immagino. Ne mangia troppi. Deve consumare una quantità enorme di energia, visto che non ingrassa; ma non riesco a capire come.»
«Faremmo bene a metterci al lavoro. C'è un telegramma da spedire. Segura mi ha dato alcune informazioni preziose sull'infiltrazione comunista nella polizia. Stenterebbe a credere…»
«Posso credere quasi a tutto. Guardi qui. Ho appena scoperto qualcosa di affascinante nel libro-codice. Lo sapeva, lei, che c'è un gruppo per "eunuco"? Pensa che questa parola ricorra di frequente nei dispacci?»
«Presumo che ne abbiano bisogno al centro di Istanbul.»
«Vorrei potermene servire. Possiamo provare?»
«Tornerà a sposarsi?» Beatrice disse: «Le sue associazioni di idee sono piuttosto ovvie a volte. Crede che Rudy abbia una sua vita segreta? Non può consumare in ufficio tutte quelle energie».
«Quali sono gli ordini per quanto concerne una vita segreta? Occorre chiedere il permesso a Londra prima di averla?»
«Be', naturalmente occorrerebbero tutti i precedenti prima di spingersi molto oltre. Londra preferisce mantenere il sesso nell'ambito del servizio.»
Capitolo secondo.
«A quanto pare incomincio a diventare importante» disse Wormold. «Mi hanno invitato a pronunciare un discorso.»
«Dove?» domandò Milly, alzando gli occhi, compìta, dall'"Annuario della cavallerizza". Era l'ora serale dopo il lavoro, quando l'ultima luce dorata si posava orizzontalmente sui tetti, sfiorando i capelli color miele della fanciulla e il whisky nel bicchiere di Wormold. «Al banchetto annuale della Camera di Commercio europea. Il dottor Braun, il presidente, mi ha pregato di tenere il discorso… come socio più anziano. Ospite d'onore è il console generale americano» soggiunse con orgoglio. Gli sembrava che fosse passato così poco tempo da quando era arrivato all'Avana e aveva conosciuto nel bar Floridita, insieme alla sua famiglia, la fanciulla divenuta poi la madre di Milly; e adesso era il commerciante più anziano. Molti si erano ritirati; alcuni avevano fatto ritorno in patria per combattere nell'ultima guerra - inglesi, tedeschi, francesi - ma lui non era stato accettato a causa della gamba zoppa. Nessuno degli altri era tornato a Cuba. «Che cosa dirai?» Le rispose, malinconico: «Non parlerò. Non saprei che cosa dire».
«Scommetto che parleresti meglio di tutti loro.»
«Oh, no. Posso essere il socio più anziano, Milly, ma sono anche il più insignificante. Gli esportatori di rum, e i produttori di sigari, quelli sì, contano davvero.»
«Tu sei tu.»
«Vorrei che avessi scelto un padre più abile.»
«Il capitano Segura dice che sei un giocatore di dama molto bravo.»
«Ma non quanto lui.»
«Ti prego, accetta, babbo» disse Milly. «Sarei così orgogliosa di te.»
«Mi renderei ridicolo.»
«Non è vero. Fallo per amor mio.»
«Per amor tuo farei anche i salti mortali. Va bene. Accetterò.» Rudy bussò alla porta. Era l'ora in cui si metteva in ascolto per l'ultima volta: la mezzanotte a Londra. Disse: «C'è un dispaccio urgente da Kingston. Devo chiamare Beatrice?».
«No. Posso fare da solo. Sta per andare al cinema.»
«Gli affari sembrano andare a gonfie vele» osservò Milly. «Sì.»
«Ma a quanto pare non vendi un maggior numero di aspirapolvere.»
«Si tratta di un lancio in grande stile» disse Wormold. Andò nella sua camera da letto e decifrò il dispaccio. Era di Hawthorne. Wormold doveva recarsi a Kingston con il primo aereo e riferire. Pensò: Sicché hanno saputo, finalmente.
Il luogo fissato per l'appuntamento era il Myrtle Bank Hotel. Wormold non si recava in Giamaica da molti anni e la sporcizia e la calura lo sbigottirono. Che cosa poteva spiegare lo squallore dei possedimenti inglesi? Gli spagnoli, i francesi e i portoghesi costruivano città là dove si stabilivano, ma gli inglesi si limitavano a lasciare espandere le città. Le più squallide strade dell'Avana erano dignitose in confronto ai tuguri di Kingston… tuguri costruiti con vecchie latte di petrolio e il cui tetto era costituito da lamiere contorte e arrugginite, rubacchiate in qualche cimitero di automobili abbandonate. Hawthorne sedeva su una sdraia nella veranda del Myrtle Bank, e sorbiva con una cannuccia un "Ponce del proprietario di piantagione". Era immacolato come quando Wormold lo aveva veduto per la prima volta; l'unico indizio del gran caldo era costituito da un po' di borotalco rimastogli appiccicato sotto l'orecchio sinistro. Disse: «Prenda posto». Anche il gergo era lo stesso. «Grazie.»
«Ha fatto buon viaggio?»
«Sì, grazie.»
«Presumo che le faccia piacere ritrovarsi in patria.»
«In patria?»
«Qui, intendo dire… allontanarsi per qualche ora dai latini. Ritrovarsi in territorio britannico.» Wormold pensò ai tuguri che aveva veduto lungo il porto, al vecchio senza speranze appisolato in una chiazza d'ombra e alla lacera bambina che si trastullava con un pezzetto di legno, cullandolo. Disse: «L'Avana non è poi male».
«Prenda un ponce. Sono ottimi, qui.»
«Grazie.» Hawthorne disse: «Le ho chiesto di venire perché c'è qualche difficoltà».
«Ah sì?» Si disse che la verità stava per saltar fuori. Potevano arrestarlo, ora che si trovava in territorio britannico? E quale sarebbe stata l'accusa? Estorsione di denaro, forse, o qualche accusa più oscura, mossagli a porte chiuse, in base alla legge sui segreti di interesse nazionale. «A proposito di quelle costruzioni.» Decise di spiegare che Beatrice non ne sapeva nulla; non aveva alcun complice, eccettuata la credulità altrui. «Di che si tratta?» domandò.
«Vorrei che avesse potuto procurarsi le fotografie.»
«Ho fatto del mio meglio. Lei sa quel che è accaduto.»
«Già. I disegni lasciano un po' perplessi.»
«Non sono stati eseguiti da un abile disegnatore.»
«Non mi fraintenda, mio caro. Lei ha fatto meraviglie, ma, sa, c'è stato un momento in cui per poco non l'ho… sospettata.»
«Che cosa ha sospettato?»
«Be', alcuni di quei disegni mi ricordavano… per essere sincero mi ricordavano parti di aspirapolvere.»
«Già, fecero la stessa impressione anche a me.»
«Inoltre, vede, mi tornarono alla mente tutti gli aggeggi del suo negozio.»
«Pensò che avessi preso in giro il servizio segreto?»
«Naturalmente ora sembra fantastico, lo so. In ogni modo, in un certo senso, ho provato un gran sollievo venendo a sapere che gli altri hanno deciso di assassinarla.»
«Di assassinarmi?»
«Vede, questo dimostra effettivamente che i disegni erano autentici.»
«Quali altri?»
«Quelli dall'altra parte della barricata. Naturalmente, e per fortuna, tenni per me quegli assurdi sospetti.»
«In qual modo intendono assassinarmi?»
«Oh, ne parleremo tra poco… si tratta di un avvelenamento. Quel che intendo dire è che, a parte le fotografie, non si potrebbe avere una miglior conferma dei suoi rapporti. Avevamo, in un certo qual modo, esitato a servircene, ma ora li abbiamo mandati in visione a tutti i servizi interessati. Anche al centro delle ricerche atomiche. Quelli del centro non hanno potuto esserci utili; sembra che i disegni non abbiano alcun rapporto con la fissione nucleare. Il guaio è che ci siamo lasciati stordire dagli scienziati atomici e abbiamo completamente dimenticato che possono esservi altre forme di guerra scientifica altrettanto pericolose.»
«Come faranno ad avvelenarmi?»
«Procediamo per ordine, mio caro. Non dobbiamo dimenticare gli aspetti economici della guerra. Cuba non può permettersi di costruire bombe H; ma non hanno trovato qualcosa di altrettanto efficace e di meno costoso? Questo è l'importante… meno costoso.»
«Per favore, le spiacerebbe dirmi in qual modo mi assassineranno? Sa, la cosa mi interessa personalmente.»