57
Hess era livida di rabbia.
«Stronzo!»
Si girò e corse verso Amy.
«Cosa farà Colinski se non riesce a mettersi in contatto con Mitchell?»
Amy cercava di vedere il corpo, ma gli agenti bloccavano la porta. Udendo lo sparo, gli uomini appostati in strada erano corsi su e ora erano al telefono con quelli rimasti al parcheggio.
«L’avete ucciso?» chiese Amy.
Hess le bloccava la visuale.
«Guardi me, Amy. Si concentri. Lui è morto.»
«Calma» disse Jon.
Hess gli lanciò un’occhiataccia, ma ammorbidì il tono.
«Lei ha detto che Colinski chiamerà Mitchell per informarlo che il denaro è stato trasferito. Se non riesce a contattare Mitchell, chiamerà lei?»
«Non gli ho mai parlato al telefono. Gli ho a malapena rivolto la parola l’unica volta in cui ci siamo incontrati.»
«Quindi lui non ha il suo numero di telefono?»
«No, a meno che non gliel’abbia dato Charles.»
«E lei non ha il suo?»
«Charles trattava con lui. Era Charles a occuparsi di tutto.»
Passai davanti agli agenti e mi avvicinai al corpo. Qualcuno aveva preso la pistola, ma a parte questo il cadavere non era stato toccato. Cercai il portafoglio.
«Ehi. Non dovrebbe farlo» disse Kelman.
«Okay.»
Girai il corpo e frugai nelle tasche di Mitchell. Speravo di trovare un biglietto con sopra l’indirizzo di Colinski, o una mappa del tesoro, e invece c’erano cellulare, portafoglio e chiavi. Lanciai le chiavi dell’auto all’agente più vicino.
«Controlli la sua auto. Numeri di telefono, indirizzi, recapiti.»
Mitchell e Colinski dovevano essersi parlati e inviati dei messaggi mentre perfezionavano l’accordo, quindi il numero di Colinski doveva essere sul cellulare di Mitchell. Portai dentro cellulare e portafoglio, li consegnai a Hess e andai da Amy. Era di nuovo seduta sul divano con Jon. Darrow prese il telefono dalle mani di Hess e lo esaminò.
«Riuscirebbe a parlare con Colinski se fosse necessario?»
«Non ho il suo numero.»
«Se fossimo in grado di contattarlo, se lo chiamassimo, lei se la sentirebbe di parlare con lui?»
Mi osservò come se temesse che fosse una domanda trabocchetto.
«Perché non dovrei?»
«È un uomo che incute paura.»
«E io sono una donna che incute paura.»
Jon sorrise.
«Se io fossi Colinski e lei mi chiamasse, sa cosa penserei?» le chiesi.
Lei rispose senza esitazione. «Dov’è Charles? Perché mi chiama questa donna e non Charles?»
Jon annuì in segno di incoraggiamento.
«E lei cosa direbbe?»
Amy lanciò un’occhiata alla porta d’ingresso, dove gli agenti le nascondevano la vista del corpo.
«Gli direi che Charles è morto. Gli direi che l’ho ucciso e che spero che questo non pregiudichi il nostro affare.»
Mi voltai e vidi Hess che ascoltava.
«Può farcela. Può riuscirci.»
Hess si passò la lingua sulle labbra come se le stesse venendo fame.
«Dovremo pianificare bene le nostre mosse. Ridurle al minimo. Abbiamo un sacco di variabili.»
Il telefono di Mitchell squillò. Darrow lo stava ancora controllando quando si mise a suonare. Lui trasalì così violentemente che per poco non lo fece cadere. L’identificativo del chiamante era WINSTON MACHINES.
Allungai una mano verso Amy.
«Rispondo o dirotto sulla segreteria?»
Hess prese il telefono e lo porse a Amy. «Non è obbligata. Solo se se la sente.»
Amy prese il telefono e rispose. «Pronto?»
Hess e io le andammo vicini per ascoltare cosa dicevano dall’altra parte, ma udimmo solo silenzio.
«Signor Rollins?» disse Amy.
Silenzio.
«Signor Rollins, sono qui con Charles e ho un problema.»
Rispose una voce d’uomo. Burbera.
«Chi parla?»
«Sono Amy. Ci siamo incontrati a casa sua. Con Charles.»
Il tono di Colinski si ammorbidì. «Salve, Amy. Certo che mi ricordo. Mi faccia parlare con Charles, per favore.»
«Charles è morto. Gli ho sparato. Purtroppo ho dovuto farlo.»
Colinski si ammutolì e nello stesso istante Darrow cominciò a sbracciarsi, indicando il computer. «I soldi» disse, muovendo le labbra senza emettere suoni, e fece un gesto col pollice alzato.
Colinski aveva effettuato il trasferimento di denaro.
«Signor Rollins, è ancora lì? Non voglio che questo pregiudichi il nostro accordo.»
Silenzio.
Le andai vicino e le sussurrai: «Si offra di mandargli una foto».
Mi precipitai fuori, dal cadavere, ma solo Kelman si diede da fare per aiutarmi. Trascinammo il corpo di Mitchell in soggiorno e lo girammo a faccia in su.
Amy gli si avvicinò senza battere ciglio.
«Ecco, glielo faccio vedere. Ora le mando una foto.»
Scattò una foto della testa, poi aggrottò la fronte.
«Ho scattato la foto, ma mi serve il suo numero per mandarla.»
Hess mi tirò per il braccio e mi sussurrò: «Dobbiamo farla smettere. Dobbiamo capire come muoverci».
«Sì, d’accordo, grazie. Ecco fatto» stava dicendo Amy.
Amy digitò il numero e inviò la foto.
Le andai vicino e le sussurrai: «Dica che è preoccupata che qualcuno possa aver sentito il colpo. Deve andare a controllare. Lo richiamerà».
Mi allontanai e la osservai.
Inizialmente non capii cosa Amy stesse dicendo a Colinski, ma il suo tono si era fatto gelido.
«Diciamo che è stato irrispettoso. E io non tollero la mancanza di rispetto. Comunque, spero che questo non costituisca un problema.»
Rimase in ascolto per un istante prima di interromperlo.
«Aspetti, ho sentito un rumore. Ho paura che i vicini abbiano udito lo sparo. Devo andare a controllare. La richiamo.» E riattaccò.
Amy se l’era giocata bene. Era stata credibile e convincente.