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Jon rimase con lei quasi un’ora prima di chiamare.
«Venite. Siamo pronti.»
Andammo Hess e io, insieme a Darrow, l’agente con i capelli rossi, e un altro agente, un uomo alto e atletico di nome Kelman.
Tutti quegli estranei, tra cui alcuni rappresentanti della legge, stavano per invadere il mondo di Amy e gettarle in faccia l’acqua gelida della verità secondo cui gran parte di quello che le avevano detto e fatto credere erano solo menzogne.
Inizialmente Amy fu sopraffatta dalle emozioni, ma parve trovare conforto in Jon, accanto a lei sul divano. Hess e io sedevamo di fronte a loro. Darrow e Kelman perquisivano la casa mentre noi parlavamo.
Amy non mostrò tendenze suicide né instabilità. Le persone che soffrono di questi problemi spesso non li manifestano, ma lei sembrava lucida e rispondeva in maniera puntuale. Capiva cosa stava succedendo e stava elaborando la nuova situazione.
Le mostrai l’identikit di Royal Colinski e la sua foto segnaletica.
«Questo è il signor Rollins» disse. «Era nella casa.»
Hess le mostrò una foto di Mitchell. Amy lo identificò come Charles Lombard.
Hess le disse di Eli Sturges e del suo rapporto con Colinski e le chiese degli esplosivi mancanti. La risposta di Amy ci sorprese.
«Non ne ho altri. Il materiale di cui state parlando non esiste.»
Jon si inclinò all’indietro in modo che lei non potesse vederlo in faccia e mi rivolse un gran sorriso. Lui lo sapeva già.
Io non ero del tutto convinto.
«Il materiale a Echo Park era reale. Il plastico che ho trovato con la giacca è reale.»
Amy annuì.
«Sì, quello è reale. Avevo una ventina di chili di materiale attivo. Il resto è materiale che produciamo per le esercitazioni. Sembra lo stesso, ma è chimicamente inerte.»
Jon sorrise. «Come il pongo.»
Darrow era tornato in soggiorno. «Pensava di riuscire a fregare questa gente?»
«No, signore. Avrei potuto prendere più materiale attivo, ma non volevo rischiare che cadesse nelle mani sbagliate.»
Questa volta Jon si fece una risata.
«Dov’è questo materiale, Amy?» chiese Hess.
Amy mi lanciò un’occhiata.
«Nel box accanto a quello in cui siete entrati. Ho due box, uno vicino all’altro.»
Consegnò a Hess la tessera magnetica e la chiave di un lucchetto. Lei spedì due agenti e un’unità d’emergenza a mettere in sicurezza i due box e il loro contenuto. Capii che Amy era sincera quando ci disse che il materiale mancante era innocuo. Se gli esplosivi fossero stati veri, Maggie avrebbe segnalato il secondo box. Ma non era stata addestrata a trovare bombe che non potevano esplodere.
Hess guardò l’ora. Il fattore tempo era determinante e le lancette giravano veloci.
«Bene, Amy. Ora deve aiutarci. Come facciamo ad arrivare a Colinski e a Sturges? Come si chiude l’accordo?»
Amy espose i vari passaggi. Corrispondevano a quanto già sapevo. Quella mattina Rollins doveva trasferire i soldi su un conto estero. Nel momento in cui l’operazione fosse stata completata doveva informare Mitchell, e lui avrebbe avvisato Amy. Quando Amy avesse avuto conferma dell’avvenuto pagamento, avrebbe accompagnato Mitchell nel luogo in cui erano nascosti gli esplosivi, e lui avrebbe organizzato la consegna a Colinski e ai suoi compratori.
«Come fa a controllare il conto? Dal computer?» chiesi.
«Charles dovrebbe chiamare.» Lo chiamava ancora Charles.
«Vediamo. Magari è già diventata ricca» disse Hess.
Amy aprì il computer ed entrò sul suo conto. Qualche secondo dopo scosse la testa.
«No. Non ancora. Guardi.»
Darrow, seduto accanto a lei, osservò lo schermo.
Hess si sporse di nuovo verso di lei.
«Cosa intendeva quando ha detto che avrebbe accompagnato Charles? Deve passare a prenderlo?»
Amy aggrottò la fronte, incerta, come se non ne avessero mai realmente discusso.
«No. Passa lui. Verrà a prendermi e io gli darò istruzioni per arrivare sul posto. Lui non sa dov’è. Non volevo che lo sapesse, casomai gli venissero delle idee.»
Jon sorrise e scosse la testa. «Mitico.»
Pensai a Mitchell per un istante e mi voltai verso Hess. «Mitchell si arrenderà con le buone o serviranno le maniere forti?»
«Tranquilli. Cadrà come una pera. Lo voglio fuori dalle palle, e in fretta.»
«Avete sentito» disse Jon.
Ad alta voce.
Si voltarono tutti. Jon aveva la faccia da Delta Force.
«Tanto per essere chiari, la signora Breslyn non sarà in alcun modo esposta a queste persone finché non saranno state arrestate.»
«Assolutamente no» disse Hess.
Il telefono di Darrow emise un ronzio. Quando lesse il messaggio schizzò in piedi e si precipitò alla finestra.
«Maschio bianco. Si sta avvicinando alla casa.»
Hess e io andammo alle finestre e Kelman andò a mettersi dietro la porta. Jon si alzò in piedi estraendo la pistola più in fretta di tutti, e aiutò Amy ad alzarsi.
«Venga, andiamo sul retro.»
Amy sembrava confusa.
«Charles non ha chiamato.»
Sbirciai fuori da dietro il bordo delle tende, e vidi Russ Mitchell salire la scala. Nella mano destra stringeva un mazzo di garofani rossi e bianchi. Lo riconobbi nell’attimo stesso in cui Hess pronunciò il suo nome.
«Mitchell. Bastardo.»
Jon e Amy si erano rifugiati in soggiorno, e Jon si era posizionato in modo da farle scudo.
«Amy, Charles ha la chiave?»
«Assolutamente no!»
«Jon.»
Mi toccai le labbra per fargli capire cosa volevo.
Lui le sussurrò qualcosa che non capii, le andò dietro e le coprì delicatamente la bocca con la mano.
Hess ordinò che Kelman aprisse la porta, e posizionò Darrow di lato. Lei si mise in fondo al soggiorno, vicino al corridoio, e io sull’ingresso della cucina. Tutti e quattro con la pistola pronta a fare fuoco. Hess era la prima che lui avrebbe visto. Puntò il dito contro Kelman e Darrow.
«Atterratelo. Faccia a terra.»
«Cercate di non ucciderlo» dissi. «Ci serve vivo.»
«Non opporrà resistenza» disse Hess con un ghigno.
Un’ombra passò davanti alle tende e scomparve dietro la porta. Si sentì squillare il campanello e poi due colpi rapidi alla porta. Kelman guardò Hess. Lei scosse la testa. Il campanello squillò di nuovo e questa volta Hess annuì. Quando la porta si aprì, Charles mosse mezzo passo verso l’interno. Nel vedere Hess si bloccò e alzò immediatamente le mani.
«Mani lontane dai fianchi. In ginocchio» ordinò Hess.
Mitchell era diventato tutto rosso in faccia, come chi sta per scoppiare a piangere.
«Mi arrendo. Cristo, mi dispiace.»
«Dentro!» urlò Hess. «In ginocchio, cazzo!»
Lui allargò le braccia e le sollevò ancora più in alto, sforzandosi di non piangere.
«Voglio un accordo. Vi dirò tutto quello che volete. Collaborerò.»
«In ginocchio!»
Lasciò andare i fiori, che caddero a terra.
«Tutto quello che volete.»
All’improvviso Mitchell si mise a correre. Darrow e io reagimmo più in fretta degli altri, ma Mitchell si fermò di botto prima che arrivassimo alla porta. Rimase immobile per un istante, sotto il portico, e dalla sua pistola partì un colpo. Il corpo di Russ Mitchell si accasciò sotto una nebbiolina rossa.