39

Scott James

Anche l’ultima sfumatura viola stava svanendo dal cielo grigio dell’alba quando Scott schiuse appena la porta. Maggie infilò il muso nella fessura, cercando di uscire, ma Scott la bloccò. Osservò il giardino e sussurrò: «Piano».

Il naso di Maggie lavorava frenetico, in cerca di odori. Scott sorrise per la sua impazienza.

La signora Earle aveva un piccolo prato spelacchiato ma il giardino era occupato principalmente da aiuole di rose, arbusti e alberi da frutto. A questi erano appese delle mangiatoie per uccelli che attiravano gli scoiattoli. Venivano a mangiare i semi caduti.

Maggie adorava rincorrere gli scoiattoli. Sapeva che erano frequentatori abituali degli alberi da frutta e che solitamente comparivano la mattina, per cui ogni sua giornata iniziava con una speranzosa ricerca di uno scoiattolo.

«Ne hai trovato uno, Maggie? Ne hai trovato uno?»

Scott non vide scoiattoli e decise che il campo era libero. Agganciò Maggie al guinzaglio da dieci metri e aprì la porta.

«Prendilo!»

Scott si divertiva un sacco a vederla partire alla carica verso l’albero. Testa alta, orecchie ritte, era totalmente presa dalla caccia. Arrivò alla base dell’albero, parve sorpresa che non vi fosse alcuno scoiattolo, poi abbassò il naso e cominciò a trotterellare in cerchi ampi, alla ricerca di tracce.

«Ne ha preso uno?» gridò la signora Earle dalla sua porta.

La signora Earle, ottant’anni e passa, era un fuscello di donna. Quella mattina era avvolta in un accappatoio di spugna.

«No, signora. Oggi no.»

«Mi piacerebbe vederla quando ne prende uno. Conosce la differenza tra uno scoiattolo e un ratto?»

Scott non sapeva molte barzellette, ma quella era vecchia. Provò una certa soddisfazione nell’essersela ricordata.

«Uno scoiattolo è un ratto con i capelli elettrici.»

La signora Earle lo guardò strano. «Non capisco.»

Scott non avrebbe saputo dire se la signora Earle fosse confusa o lo stesse prendendo in giro. Decise che era seria.

«I ratti hanno la coda sottile. La coda degli scoiattoli è vaporosa. Sa, quei giorni in cui i capelli non vogliono saperne di stare a posto e tu non riesci a domarli? Ecco, uno scoiattolo è un ratto con i capelli elettrici.»

«Non mi riferivo a questo. Sia i ratti sia gli scoiattoli si mangiano le mie arance. Sono anni che questi ratti degli alberi mi rubano la frutta.»

Scott sentì tirare il guinzaglio. Maggie aveva ampliato le ricerche.

«Signora Earle, so che Maggie sta abbaiando molto, con tutto questo via vai di agenti. Mi dispiace. Non staranno qui ancora per molto.»

Lei fece un gesto con la mano per liquidare la cosa.

«I poliziotti non sono mai troppi. Non mi sono mai sentita così al sicuro.»

Scott sentì tirare di nuovo.

Maggie stava girando intorno a qualcosa nell’aiuola. Faceva un balzo in avanti per annusare, poi si ritraeva, girava un po’ in tondo, e tirava di nuovo. Scott vide qualcosa ma non riuscì a capire cosa fosse.

«Non le lasci fare pipì tra i fiori» disse la signora Earle. «La pipì delle femmine fa morire l’erba.»

«Ha trovato qualcosa. Maggie!»

Maggie tirò su la testa di scatto. Scott raccolse il guinzaglio e andò a vedere di cosa si trattava.

«Che cos’è? Un ratto?» gridò la signora Earle dalla porta. «Se è un ratto non glielo lasci toccare!»

«È un procione.»

Procioni, opossum e puzzole erano comuni a Los Angeles. Scott incontrava spesso quelle creature notturne quando era di pattuglia la notte, e quando tornava a casa alla fine del suo turno.

Per due volte Maggie era come impazzita quando un opossum le era sfilato davanti al naso bello tranquillo oltre la portafinestra, al sicuro dietro il vetro, fuori dalla sua portata.

I procioni adulti potevano diventare piuttosto grossi, ma quello aveva le dimensioni di un gatto. Il primo pensiero di Scott fu che quello avesse la rabbia, per cui tirò via Maggie. L’animale aveva la pelliccia lucida e pulita, ma gli occhi erano rossi, e la bocca e l’ano erano sporchi di filamenti di sangue e bile. Mentre lo osservava, dalla bocca si formò una bolla di sangue e l’animale emise un sibilo sommesso.

«Oh, accidenti. Poverino.»

Poi Scott vide delle briciole grigiastre picchiettate di rosso e di blu e capì che il procione aveva vomitato della carne macinata. Ma cos’erano quel rosso e quel blu? Con la punta di un bastoncino frugò tra la schifezza e vide quelli che sembravano frammenti di pillole rosse e blu.

Scott chiuse Maggie dentro casa. Coprì il procione con un grosso secchio di plastica e stava cercando di decidere cosa fare quando gli cadde l’occhio sulla pallina grigiastra. Era sporca e schiacciata, ma spiccava sul terreno compatto sotto un cespuglio di rose.

Scott si avvicinò e vide delle macchioline rosse e blu. La aprì con un ramo e vide che era fatta con carne cruda macinata. I frammenti rossi e blu erano mescolati alla carne, insieme a quella che sembrava una polvere bianca.

Scott trovò una terza polpetta vicino alla casa, e quella era parzialmente mangiata. Il procione.

Scott coprì le palline di carne per segnarne la posizione e proteggere le prove. Informò gli agenti in servizio sull’auto di pattuglia e chiamò Carter per denunciare la scoperta.

Una decina di volanti bloccavano la strada di Scott e quella subito dopo. Arrivarono gli uomini della Scientifica per raccogliere i campioni e il procione. Il giardino della signora Earle fu ispezionato da cima a fondo, come pure le proprietà adiacenti, e quella subito dietro. Un agente in prova di nome Leslie Day individuò una quarta polpetta tra gli agapanthus a un metro dalla porta sul retro della casa della signora Earle. Non ne furono trovate altre.

Scott stava con Maggie in giardino a osservare gli agenti che cercavano. Aveva provato a tenerla dentro casa, ma quella non la smetteva di abbaiare. Fuori, invece, al guinzaglio con Scott, era calma come su una qualunque scena del crimine.

Arrivarono Carter, Stiles e un terzo detective della task force, insieme a due detective della stazione di North Hollywood. Carter e Stiles parlarono brevemente con Scott e poi andarono a coordinare un porta a porta per interrogare i vicini.

Scott se ne rimase in disparte. Osservava le operazioni pensando all’uomo in giacca sportiva e all’offerta di Cole.

Carter intercettò il tecnico della Scientifica che si stava allontanando.

«Da quanto tempo è lì la carne?»

«Accenda il grill. Si può ancora mangiare.»

«Mi serve una finestra temporale. Da quanto tempo è tra l’erba.»

Il tecnico ci rifletté un secondo. «Moderata ossidazione all’esterno, l’interno è ancora rosa. Niente formiche. Con le notti fresche che ci sono ora, direi che è lì da un’ora e mezza almeno e non più di sei.»

«Quindi tra la mezzanotte e l’alba.»

«È quello che ho detto.»

«Cosa mi sa dire del veleno?» chiese Stiles.

«Un componente che agisce sul sistema nervoso centrale di sicuro, e poi un anticoagulante ad azione rapida. Forse un acido. Qualcosa di letale. Ha fatto fuori il procione in pochissimo tempo.»

«Vorrei un elenco dei luoghi in cui si possono trovare, e un elenco dei paesi in cui sono venduti.»

«Anche se sono disponibili qui?»

«Sì. E se esce fuori che queste sostanze non sono vendute negli Stati Uniti, mi informi immediatamente. Prima ancora di scrivere il rapporto.»

Stiles seguì l’uomo fino al furgone della Scientifica. Carter parve accorgersi di Scott e gli si avvicinò. Non aveva fatto parola dell’incidente del giorno prima, e neppure Scott.

«Ha chiamato il suo capo?»

Si riferiva al tenente Kemp.

«Non ancora.»

«Sono tenuto a informare il comandante della sua divisione, e lui sentirà il suo capo, quindi forse è meglio che lo chiami. L’aggiorni su quanto sta succedendo. A titolo di cortesia.»

«Buona idea. Grazie.»

Carter rimase a osservare gli agenti che cercavano tra i cespugli e le aiuole. Uno di loro era salito su una scala a pioli per ispezionare il tetto.

«Non sono affari miei, ma forse farebbe meglio a pensare di cambiare casa» disse Carter.

«Devo capire cosa fare con la signora Earle.»

«La vecchietta che sta là dentro?»

Scott annuì.

«Se va via lei o vado via io. Questa è casa sua.»

Carter sembrava a disagio e Scott si augurò che se ne andasse presto.

«Tanto perché lei lo sappia, abbiamo rafforzato la nostra presenza. Metteremo due auto sul davanti, due nell’altro isolato e per un paio di giorni entrambe le strade saranno accessibili solo ai residenti.»

«Anche se io me ne vado?»

«Anche se lei se ne va. Se decide di restare, manterremmo il divieto di accesso finché sarà necessario.»

«Allora mi sposto da qui.»

«Bene. Mi sembra saggio.»

Carter rimase a fissare il terreno. Non se ne voleva proprio andare.

«Ci vediamo alla centrale» disse Scott.

«Non si disturbi. Dovrà cercarsi un posto dove stare.»

«Verrò a esaminare le foto segnaletiche. Magari avremo un colpo di fortuna.»

Finalmente Carter si voltò per andarsene. «Veda lei.»

Scott lo osservò allontanarsi e toccò l’orecchio di Maggie.

«Detective Carter.»

Carter si voltò.

«Ha cercato di uccidere il mio cane.»

«Lo capisco. Ci vediamo in centrale.»

Scott rimase a guardarlo, poi abbassò lo sguardo su Maggie. Le sfiorò la pelliccia morbida sulla testa e sorrise quando lei agitò la coda.

Carter ancora non capiva, ma l’avrebbe capito presto.

La promessa
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