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Scott James
Scott mise Maggie nel canile a Glendale, tornò alla Nave e passò il resto della giornata alla Grandi Crimini. Telefonò a Cowly per raccontarle quanto era successo, ma lei l’aveva già saputo. Era scocciata, ma non arrabbiata come lui si aspettava. Gli diede del testone ma poi fecero progetti per cena. Scott si sentì sollevato.
Stiles lo mise al corrente delle indagini, lo presentò a diversi detective, e cercò di rispondere alle sue domande. Non aveva molto da dirgli, ma Scott scoprì che lei gli stava simpatica.
Il numero delle persone impegnate nella task force era impressionante, ma al terzo giorno di ricerche non avevano ancora una pista sull’uomo in giacca sportiva, né sul coinvolgimento di Carlos Etana, o su chi stesse usando la casa di Echo Park a nome di un morto.
Scott si disse di essere paziente, ma si chiese cosa sapesse Cole. La sua offerta di aiuto era come un terrier fastidioso che gli aveva azzannato la caviglia e non voleva saperne di mollare la presa. Cole poteva essere una di quelle persone che talvolta oltrepassano i limiti, ma queste persone non sempre sbagliano. Magari, grazie alle sue informazioni segrete e alle sue conoscenze losche, sarebbe riuscito a risolvere il caso prima di Carter.
Scott tirò fuori il biglietto con su scritto il numero di Cole ma non lo mostrò a Stiles. Continuò a giocherellarci sotto il tavolo, riflettendo.
«Secondo lei perché Cole era là?»
«Quasi certamente stava combinando qualcosa.»
Stiles era al computer nella sala riunioni. Scott era seduto in fondo al tavolo, intento a sfogliare i rapporti.
«Mi ha detto che stava cercando un certo Thomas Lerner» disse Scott.
Stiles alzò lo sguardo, accigliandosi per il suo interesse.
«È vero che un residente ha confermato che Cole ha chiesto di Lerner, ma né il residente né altri vicini, compresi quelli che stanno lì da molto tempo, ricordano che nella strada abbia mai abitato un certo Lerner. E noi non siamo riusciti a trovare alcuna prova che il Lerner descritto da Cole esista.»
«Lei pensa che menta?»
Stiles fissò Scott come se stesse cercando di capire perché glielo stava chiedendo.
«Sì. Io penso che menta.»
Stiles tornò al suo computer, ma Scott non era disposto a lasciar cadere l’argomento.
«Magari non può dircelo. Magari non sta mentendo ma nascondendo qualcosa.»
Questa volta Stiles non alzò neppure lo sguardo. «Lei pensa troppo a Cole.»
Scott maneggiò ancora il bigliettino, poi lo mise via.
«Sì, ha ragione. È che mi sembrava un tipo per bene. Continuo a credere che potrebbe aiutarci.»
Stiles allontanò la poltroncina dal tavolo e incrociò le braccia.
«Dia retta a me. La smetta di pensare.»
Carter tornò una mezz’oretta dopo e continuò a ignorarlo. Scott si sentiva a disagio e alla fine se ne andò. Passò a prendere Maggie a Glendale e sulla via di casa comprò una cassetta d’acqua in bottiglia e due sacchetti giganti di biscotti con le gocce di cioccolato. Uno snack di scuse per gli agenti che facevano il turno di guardia.
Arrivarono a casa nella prima serata. Scott si presentò all’ennesima coppia di agenti, consegnò loro acqua e biscotti, indossò un paio di calzoncini corti e portò Maggie al parco. Corsero per mezz’ora, un esercizio più per lui che per Maggie. Scott correva con andatura zoppicante, mentre Maggie gli stava dietro camminando a passo svelto. Dopo la corsa giocarono un po’ con un giocattolo di gomma. Era di gomma pesante, pensato per cani più grossi, ma i cani selezionati per far parte della Cinofila li facevano fuori in un attimo. Le mandibole e il collo di Maggie erano così potenti e l’istinto a trattenere la presa così forte che, una volta che lei aveva azzannato il giocattolo, Scott poteva farla ruotare in cerchio. Ma, nonostante il forte impulso, Maggie non rincorreva le palle. Scott ci aveva provato decine di volte. Talvolta riusciva a coglierla in contropiede con il movimento improvviso e lei partiva di corsa però poi, come si accorgeva che stava rincorrendo una palla, si fermava. Nessuno capiva il perché, neppure Leland, ma Scott aveva scoperto un valido sostituto.
Scott aveva portato con sé tre pezzi di mortadella grandi come una pallina da golf. Li tirò fuori dallo zaino.
«Bocconcino.»
Maggie si mise immediatamente in posizione di attenzione, lo sguardo fisso sul cubetto di mortadella.
Scott lo lanciò lontano e Maggie scattò per andare a recuperarlo.
Il cubetto rimbalzò e scivolò tra l’erba una trentina di metri più in là. Scott non sapeva se Maggie riuscisse a vederlo, ma gli occhi dei cani erano molto più sensibili al movimento di quelli umani, e il naso avrebbe fatto il resto.
Lo slanciò la portò troppo avanti. Maggie si bloccò, sollevando con gli artigli zolle di terra erbosa, e tornò indietro, balzò sul cubetto e lo divorò. Giocarono altre due volte e poi si diressero verso casa.
Scott tirò fuori del cibo fresco e dell’acqua per Maggie, poi fece una doccia e si vestì. Si stava allacciando le scarpe quando Maggie l’avvisò che era arrivata Joyce. Ogni volta che un agente si avvicinava lungo il vialetto o le auto cambiavano, Maggie si metteva ad abbaiare come una pazza e si lanciava verso la porta.
«È Joyce, Maggie. Smettila.»
Uno degli agenti in uniforme aveva accompagnato Joyce al cancello. Quel giorno lei indossava il tailleur nero.
Scott tirò via Maggie dalla porta per far entrare Cowly. Lei gli diede un bacio veloce, e posò un sacchetto di plastica bianca sul tavolo.
«Tostadas. Una di pollo e una di carne asada. Doppia porzione di riso e fagioli. Possiamo fare a metà. Guacamole e chips. Le chips sono mie.»
Scott scoppiò a ridere.
«Io mi accontento del resto. Grazie.»
Cowly si tolse la giacca e cominciò a togliere i contenitori dal sacchetto.
«Cerveza, por favor? E un po’ di lime, se ce l’hai.»
«Arriva subito. Ma guarda che servizio. Sei proprio una donna organizzata.»
Scott andò al frigo per prendere la birra mentre Cowly continuava a preparare.
«Molto organizzata. Dopo cena ti aiuterò a fare le valigie, e tu e Maggie verrete a casa mia.»
Scott esitò davanti al frigo. Forse Cowly era così brava come detective perché era ostinata. Aprì due bottigliette di birra e le portò in soggiorno.
«Grazie, tesoro, davvero, ma io resto qui. Non ci caccerà fuori da casa nostra.»
Cowly sorrise, paziente come una madre che parla a un figlio riluttante.
«Ma tesoro, tu non vieni da me per evitare l’uomo che sta cercando di ucciderti. Starai con me così io sarò certa che tu non faccia qualche altra stupidaggine, tipo gettare la tua carriera nel cesso.»
Scott le andò vicino e le porse una birra, ma lei non la prese. Il sorriso paziente era sparito. Al suo posto c’era uno sguardo omicida.
«Ignacio non ti darà un’altra possibilità. Oggi sei stato graziato.»
«Lo so.»
«Lo spero tanto. Per il tuo bene.»
Finalmente prese la bottiglia. Bevve un sorso, ma Scott rimase immobile.
«Cole sa qualcosa che può aiutarci. Io credo che vorrebbe farlo.»
«Te l’ha detto lui?»
«Non con queste esatte parole.»
«Se vuole aiutarci, dovrebbe parlare con Carter e Stiles. Non con te. Tu sei un agente della polizia impegnato in prima linea, non un detective.»
«Carter e Stiles gli stanno addosso come a un sospettato.»
«È il loro lavoro, tesoro. E il nostro.»
Alzò la bottiglia verso di lui.
«Puoi giocare, ma devi farlo rispettando le regole. Okay?»
Scott fece tintinnare la sua bottiglia contro quella di lei.
«Ho capito.»
All’improvviso Maggie si mise ad abbaiare e si lanciò verso la porta.
«Fa un sacco di casino, la ragazza.»
«Fa così tutta la notte. Ogni volta che vengono qui a controllare. Giù, Maggie. Buona!»
Mentre Scott arrivava alla porta qualcuno bussò. Lui scostò le tende e vide Glory Stiles. Lei gli sorrise e gli mostrò un classificatore.
Sorpreso, Scott si affrettò ad aprire la porta.
«Detective. Si accomodi.»
Lanciò un’occhiata a Cowly per manifestarle la sua sorpresa, ma Cowly stava fissando Stiles.
Stiles si chinò e fece un gran sorriso a Maggie.
«Ehi, bella! Cos’è tutto questo abbaiare?»
Stiles entrò e tese la mano a Cowly.
«Scusate l’interruzione. Glory Stiles. Detective di terzo grado alla Grandi Crimini.»
Cowly le strinse la mano con un sorriso di circostanza.
«Joyce Cowly. Detective di terzo grado, squadra speciale Omicidi.»
Stiles annuì e ritirò la mano.
«Be’, è un piacere conoscerla. Magari ci incroceremo su qualche caso, un giorno o l’altro.»
«Magari.»
Stiles consegnò il classificatore a Scott.
«Altre foto segnaletiche. Ho cambiato i parametri sulla base delle sue osservazioni. Spero che queste siano più simili al nostro sospettato.»
«Che pensiero gentile» disse Cowly. «Di solito io li mando per email, i file con le foto.»
Stiles fissò Scott per un istante.
«La verità è che mi sentivo in colpa per come certe persone l’hanno trattata oggi. Io non credo che sia così grave che lei sia andato a parlare con Cole. Abbiamo scoperto qualcosa di utile.»
Scott lanciò un’occhiata a Cowly. Sorpreso e compiaciuto.
«Fantastico. Sono felice di aver dato una mano.»
«L’uomo di cui ci ha fatto il nome, quello che lei pensava fosse un veterano…»
«Jon Stone.»
«Si è scoperto che lo è realmente. Solo che il governo non vuole dirci nulla di lui. La nostra richiesta di informazioni è stata rifiutata.»
«Non capisco. In che senso rifiutata? Siamo la polizia.»
Cowly si avvicinò. Ora sembrava interessata.
«Il dipartimento della Difesa ha secretato il suo stato di servizio?»
«Lo ha messo sotto chiave. E l’ha gettata via.»
Stiles sembrava pensierosa.
«Sa cosa mi ha detto il tizio? Che peraltro è stato gentilissimo. In latino, pensi. “Si ego certoriem faciam…” e il resto non me lo ricordo.»
Stiles era concentrata su Scott. La sua voce non cambiò, ma il suo sguardo era penetrante.
«“Potrei dirtelo, ma poi dovrei ucciderti”.»
Stiles piegò la testa di lato e lo fissò ancora più intensamente.
«Il suo signor Cole ha degli amici interessanti.»
Stiles fece un passo indietro, di nuovo cordiale.
«Scusatemi ancora. Vi lascio a quello che stavate facendo. Maggie, sei proprio un tesoro.»
Sfiorò il classificatore che Scott teneva in mano.
«Le guardi bene, e mi faccia sapere. Vi auguro una buona serata.»
Stiles aprì la porta e scomparve nel buio. Qualche secondo dopo, Scott sentì il cancello.
«Puttana» disse Cowly.
Tre minuti dopo, Maggie si lanciò verso la finestra facendo il diavolo a quattro.