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Jon Stone
Jon regolò il sensore di movimento in modo che inviasse un segnale al telefono e al laptop. Controllò i collegamenti audio-video, si accertò che tutto funzionasse a dovere e se ne tornò alla sua Rover. Ora poteva tenere d’occhio la casa da un qualunque angolo del pianeta.
Esagerato.
Jon trovò un buon punto in cui parcheggiare, in alto rispetto alla casa della donna, di fronte al cantiere. Una bella visuale frontale, un paio di auto di lusso nelle vicinanze, così che la Rover non si notasse troppo. Jon avviò il sistema, si collegò a un satellite e ricontrollò i collegamenti. Camera da letto. Soggiorno. Deserti.
Pensò di scendere a comprare qualcosa da mangiare, ma poi decise che non era il caso. Di tornare a casa non gli passò neppure per la mente.
Gli sembrava giusto restare nelle vicinanze anche se la casa era vuota.
Il cielo sopra il lago si fece più scuro. Il crepuscolo si incendiò di arancione e quindi di viola prima di virare al nero. Comparvero le stelle, a una a una, poi a gruppi di due o tre. Jon aprì appena il finestrino. A parte questo, non si mosse quasi mai.
Un’ora e quarantadue minuti dopo il tramonto, la casa della signora Breslyn fu illuminata dai fari di un’auto che saliva. La luce si fece più intensa e la porta del garage cominciò a sollevarsi.
Comparve una Volvo berlina che si fermò con la freccia accesa. Quando il garage fu aperto, la Volvo entrò. Le luci si spensero. Qualche secondo dopo Amy Breslyn uscì e attese che la porta si richiudesse. La donna indossava una giacca di pelle con le frange e portava un sacchetto di carta bianco. Jon non avrebbe saputo dire se la giacca fosse nera o marrone scuro. Quando la porta si fu completamente richiusa, la donna salì i gradini che portavano alla casa. Mentre lei apriva la porta, il laptop e il cellulare di Jon emisero contemporaneamente un segnale acustico.
L’angolazione e l’obiettivo fisheye della telecamera la facevano sembrare più bassa e più grassa, ma era Amy Breslyn. Chiuse a chiave e attraversò l’inquadratura diretta in cucina con il sacchetto bianco. Con l’illuminazione interna si vedeva meglio. La giacca di pelle era marrone.
Jon chiamò Elvis Cole.
«La mamma è a casa. Cosa vuoi fare?»
Jon si sentiva meglio, così vicino.