30

«Buongiorno Elllllvis! Pronunciare queste parole è una fantasia che si avvera! Ilan si ricorda del cosiddetto gentiluomo in questione. Noi siamo qui… per qualunque suo desiderio.»

Jared faceva un’eccellente imitazione di Big Bopper.

Premetti il tasto di ricomposizione del numero e mi sforzai di apparire calmo.

«Ehi, Jared, grazie per aver richiamato.»

«Ma è un piacere, Mr Man! Sto andando nell’ufficio di Everett così posso metterla in viva voce. Everett, ovviamente, è altrove, a fare Dio solo sa cosa.»

Jared mi mise in attesa, ma due minuti dopo mi recuperò.

«Eccoci! Elvis, Ilan. Ilan, questo è il mio carissimo amico Elvis. Non lo trovi un nome fantastico? Prova a pronunciarlo. Elll-viss… non è una sensazione meravigliosa in bocca?»

Una seconda voce, giovane e titubante: «Sono Ilan. Mi sente?».

Le loro voci suonavano vuote, distanti a causa dell’altoparlante.

«Ti sento bene, Ilan. Jared ti ha spiegato di cosa si tratta?»

«Le Pink Finesse.»

«Una dozzina di rose da giardino Pink Finesse consegnate a una donna di nome Amy Breslyn. Hai preso tu l’ordine. È stato dieci, undici giorni fa.»

«Uh-uh.»

«L’uomo ha pagato in contanti e ha firmato il biglietto come Charles. Ti ricordi di lui?»

«Uh-uh.»

Jared fece un sospiro teatrale. «Smettila di borbottare, per favore. Usa la tua voce da adulto.»

Ilan parlò a voce più alta. Sembrava seccato. «Sì, me lo ricordo. Il nome non me lo ricordavo, ma me l’ha rammentato Jared.»

«Okay. Bene. Ti ricordi per caso il cognome?»

«Ha pagato in contanti. Perché dovrei conoscere il suo cognome?»

Ilan sembrava ancor più seccato e a Jared questo non piacque.

«Non essere sgarbato. Questo pover’uomo ti ha fatto una semplice domanda» disse brusco.

Ilan non rispose. Doveva aver messo il broncio.

«Non preoccuparti, Ilan. Non c’è motivo per cui tu debba saperlo. Pensavo che potesse averlo detto.»

«No. Non l’ha fatto.»

Adesso sembrava proprio immusonito.

«Ha detto perché stava comprando i fiori o ha detto qualcosa a proposito della donna a cui li stava mandando?»

Ilan borbottò qualcosa, ma a voce così bassa che non capii. Poi mi resi conto che stava parlando con Jared. Jared rispose con il suo tono normale.

«I cuori sensibili non amano l’incertezza. Dillo a lui, non a me. La chiarezza aiuta a guarire.»

Ilan si schiarì la voce.

«Mi ha spiegato che voleva fare colpo sulla signora.»

«Quando un uomo sostiene di voler fare colpo su una signora, non sta parlando di sua madre. Ti serve un momento?» Il tono di Jared era premuroso.

Aprii il foglio con l’identikit. Volevo che Ilan mi descrivesse Charles prima di vedere il disegno. I ricordi possono essere falsati da suggestioni successive al fatto.

«Preferirei continuare. Ilan? Puoi descrivermi com’era quell’uomo?»

«Non saprei cosa dire.»

La voce di Jared schioccò come una frusta. «Aveva tre braccia? Il gozzo? Su, non fare lo stupido.»

Ilan alzò la voce come se fosse spaventato. «Perché ti agiti tanto?»

«Guardami! Io sono un metro e settantacinque e sodo come il marmo. Era più grosso di me? Più piccolo? Un Adone tutto muscoli o una pera cotta? Avanti, parla!»

Accidenti. Jared era davvero bravo.

Ilan fece “mmh”, come se stesse cercando di visualizzare l’uomo.

«Più alto. Non magro ma neanche grasso. In forma. Decisamente troppo per bene.»

«In che senso?» chiesi.

Jared rispose per lui. «Un uomo anonimo, bianco, di mezza età, etero e benpensante.»

All’improvviso Ilan parve prenderci gusto. «Sì! Sembrava mio padre. I capelli castani pettinati all’indietro con qualche filo grigio, l’abbronzatura da tennista, l’atteggiamento impaziente dell’uomo d’affari. Ommioddio, aveva il colletto aperto. Sì, esattamente come mio padre, che a fine giornata molla la cravatta e si attacca al Johnnie Walker.»

«Indossava una giacca sportiva?»

«Mmh. Non sono sicuro se indossasse un completo o una giacca sportiva, ma la giacca c’era.»

L’uomo dell’identikit era un bianco di mezza età con i capelli castani corti. Il disegno lo ritraeva con una giacca sportiva e il collo della camicia sbottonato. Magari la persona che avevo inseguito era il padre di Ilan.

«Qualcos’altro?» chiesi. «Cicatrici o tatuaggi? Un orologio vistoso?»

Ilan fece di nuovo quel suono, sforzandosi di ricordare.

«Cavolo, mi dispiace. Non ho passato molto tempo con lui.»

«Te la sei cavata bene» disse Jared con tono conciliante.

«Era un delirio. L’Eastside era quasi pronto per partire. Arriva questo signore, e vuole che la composizione venga consegnata il giorno stesso. È stato categorico. Abbiamo dovuto mollare tutto.»

C’era qualcosa che non capivo.

«Cos’è l’Eastside?»

Me lo spiegò Jared. Le consegne erano divise geograficamente, per cui un furgone faceva le consegne nella zona a est del loro negozio, e un altro si occupava di quelle a ovest.

«I fiori sono partiti con il furgone per l’Eastside?»

«Sì. È per questo che ho dovuto correre.»

«Hancock Park è a ovest.»

Jared si lasciò sfuggire un sospiro drammatico. «Oh, mio Dio, un tradimento! Un nido d’amore!»

«Non sono state consegnate a Hancock Park?»

Jared declamò un indirizzo di Silver Lake. Si trovava a est del loro negozio. Presi nota, chiedendomi come mai i fiori per Amy fossero stati consegnati a Silver Lake quando io li avevo trovati a Hancock Park.

«Un’ultima cosa. Ilan? Se dovessi rivedere Charles saresti in grado di riconoscerlo?»

«Dopo tutto questo? Non me lo dimenticherò mai!»

Dissi a Jared che volevo inviargli un ritratto, e gli chiesi l’indirizzo email di Everett’s. Jared mi diede il suo indirizzo personale.

«Discrezione» aggiunse.

Spianai il disegno, gli scattai una foto e la inviai. Qualche secondo dopo Jared aprì la posta.

«Un ritratto del signore in questione?»

«Fornito da un amico.»

La risposta di Ilan fu immediata. «Non è lui.»

«Vedi di esserne certo» disse Jared.

«La faccia era più magra, il naso più piccolo e diverso. La fronte è sbagliata, e anche la mascella. Non è Charles. Sono sicuro.»

Avrei dovuto sentirmi sollevato, ma la mia mente era concentrata su Silver Lake. Amy aveva abbandonato una vita per un’altra, ma forse aveva soltanto attraversato la città. Forse Charles abitava a Silver Lake e Amy era andata a stare da lui.

«Jared? Se Charles dovesse tornare, me lo farai sapere?»

«Immediatamente.»

«Non dirgli che ho chiesto di lui, okay?»

«Non sarei mai così indiscreto. I tuoi segreti sono i miei.»

Li ringraziai e posai il telefono.

Charles poteva abitare o non abitare a Silver Lake, e Amy poteva essere con lui o no, ma qualcuno a Silver Lake aveva ricevuto i fiori di Amy e probabilmente conosceva Charles. Era anche possibile che Charles avesse inviato i fiori a se stesso per consegnarli a Amy di persona.

Joe Pike rispose al primo squillo.

«Credo di averla trovata.»

«E Charles? E l’uomo dell’identikit?»

«Se trovi uno, trovi anche gli altri.»

Joe Pike e Jon Stone mi raggiunsero a Silver Lake.

La promessa
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