18

Maggie

Maggie non stava pensando a Pete quando la pallina verde brillante le cadde davanti dal cielo e rimbalzò via. Il lampo di colore verde e il rimbalzo familiare scatenarono in Maggie un fiume di ricordi: Pete, l’approvazione in cui si profondeva quando lei trovava un odore speciale, e la sua gioia quando Pete le lanciava la pallina verde come ricompensa. Istintivamente Maggie si lanciò all’inseguimento della pallina, ma rallentò quando i ricordi olfattivi diminuirono e restò a guardarla mentre rotolava via. Annusò e capì che Pete non aveva toccato quella palla. Annusò e Pete scomparve.

Un cane bianco e macilento si lanciò verso la palla, ma Maggie non gli prestò attenzione. La pallina verde non era più il suo giocattolo preferito.

Maggie tornò accanto a Scott.

Scodinzolio.

Scott era branco. La ricompensa preferita di Maggie era la mortadella.

Scott e la donna stavano parlando. Maggie sapeva che non stavano parlando con lei perché Scott la guardava quando le parlava, e ora Scott stava guardando la donna. Maggie non capiva le loro parole, ma il tono era affettuoso e Scott rideva spesso. La risata era gioco. Maggie provava gioia quando Scott rideva.

Scodinzolio scodinzolio.

La donna non era parte del branco. Maggie era a proprio agio con la donna, ma il suo mondo era Scott.

Maggie era un pastore tedesco. Era stata selezionata per proteggere ciò che era suo, ed era stata scelta dal corpo dei marines per la potenza dei suoi impulsi. Maggie restava vicina a Scott. Osservava i cani e le persone che passavano in cerca di segnali di aggressività, e controllava l’aria alla ricerca di odori insoliti o che potevano costituire una minaccia. Fiutò l’odore dei coyote e dei cervi, e dei conigli che avevano attraversato il sentiero prima dell’alba, e dei cani e delle persone che l’avevano percorso poco prima, e delle uova morte di lucertola alla base di una yucca. Fiutò l’odore dei citelli nascosti dentro le loro gallerie nel pendio sopra di loro, e l’odore ormai quasi svanito di una civetta morta nel canyon più in basso. Nessuno di quegli odori era insolito o aveva particolare significato. Questo era un bene. Nel mondo da pastore tedesco di Maggie, ciò che era familiare significava sicurezza.

Scott al sicuro.

Maggie al sicuro.

Branco al sicuro.

Scodinzolio.

Scott le sfiorò la testa.

«Brava ragazza.»

Scodinzolio scodinzolio scodinzolio.

Maggie adorava stare accanto a lui. Così da vicino l’odore di Scott l’avviluppava. Maggie non sapeva che era l’odore dei milioni di cellule che una persona perdeva a ogni passo e dei batteri che proliferavano su quelle cellule e degli amminoacidi e degli oli prodotti dalla pelle di Scott. Non sapeva che quella tempesta di cellule turbinava nell’aria – cadeva, saliva, fluttuava, si posava – e lasciava un cono d’odore simile alla scia invisibile di una barca. Maggie non sapeva nulla di cellule epiteliali e di amminoacidi, ma sapeva quello che doveva sapere.

Maggie sapeva che stavano tornando alla macchina. Lo sapeva perché le loro passeggiate seguivano sempre lo stesso schema. Viaggio in auto, scendi, cammina, ritorno alla macchina, sali, viaggio. Ora, mentre si avvicinavano al cancello, sentì l’odore dei due uomini che sudavano e della donna anziana con il carlino. Gli uomini odoravano di sudore, ma non avevano il sentore minaccioso dell’adrenalina. La donna anziana odorava di fiori amari, e il carlino di materia fecale e di un’infezione in corso.

Maggie seguì Scott oltre il cancello, nel parcheggio, e fu allora che colse un lieve segnale olfattivo. Il segnale stimolò un ricordo, ma era troppo debole per identificarlo, e così sollevò il naso e annusò di nuovo.

Sniff sniff sniff.

Ogni volta che fiutava, le molecole odorose si raccoglievano sulle placche ossee nella sua cavità nasale. Queste molecole si raggruppavano un po’ alla volta finché ce n’erano a sufficienza per riconoscere l’odore. Non ne occorsero molte. Con oltre duecento milioni di recettori olfattivi nel lungo naso da pastore tedesco, e quasi un quarto del cervello dedicato all’olfatto, Maggie riusciva a identificare odori così deboli da essere misurati nell’ordine di parti per trilione.

Sniff sniff sniff.

Sniff.

Il ricordo di Pete e degli odori speciali che lui l’aveva allenata a trovare tornò, esattamente com’era successo la notte precedente, e il cuore le si riempì di gioia. Trovare l’odore speciale portava a una ricompensa. Amore. Approvazione. Mortadella.

Maggie trotterellò via, seguendo i margini del cono di odore. Rintracciò la fonte sotto l’auto di Scott, dove l’aria ne era piena. Pete le aveva insegnato a non avvicinarsi mai e a non toccare questi odori speciali, e così, individuato il punto in cui era più forte, si gettò pancia a terra. Maggie si voltò verso Scott, orgogliosa e compiaciuta, trepidante.

«Maggie, lascia! Lascia!»

La voce alfa di Scott era imperiosa.

Maggie balzò in piedi e corse al suo fianco.

Scott le parlò con la vocetta stridula con cui le dimostrava la propria approvazione, le ordinò di stare ferma e andò alla macchina. Dal cambiamento nella sua andatura Maggie capì che c’era qualcosa che non andava. Desiderava disperatamente seguirlo, però Scott le aveva ordinato di non muoversi. Obbedì, ma cominciò a guaire nervosamente quando lui si infilò strisciando sotto la macchina.

Maggie lo vide irrigidirsi, colse il movimento frenetico con cui si rimise in piedi, e avvertì la tensione nella sua voce quando parlò alla donna. Poi la donna gridò, e Scott corse alla strada. Il suo odore arrivò fino a lei, ed era denso di pericolo e paura.

Maggie tremò e rabbrividì.

La paura di Scott si riversò dentro di lei.

Pericolo.

Minaccia.

Maggie abbandonò la posizione e corse da lui. Il battito impazzito del cuore di Scott la riempì di furia.

Proteggere Scott.

Difendere.

Scott l’attirò a sé, eppure la sua vicinanza non la confortò. La paura di Scott urlava che erano in pericolo. Maggie si divincolò e cercò di liberarsi per trovare la minaccia, ma Scott la tenne stretta.

Le sue enormi orecchie ruotavano e si piegavano, cercando il nemico. Fiutò freneticamente, ispezionando l’aria, ma trovò solo la paura di Scott.

La sua paura era sufficiente.

Scott era suo.

Maggie ringhiò, un ringhiare profondo che saliva dal petto possente, un avvertimento primordiale a chiunque lo potesse sentire.

Questo branco era suo.

I peli sul suo dorso e sulle spalle si rizzarono come punte di fil di ferro, le unghie graffiarono l’asfalto. Stava arrivando un pericolo che lei non riusciva a vedere né a fiutare, ma un fervore trasmesso da centomila generazioni passate l’aveva preparata. Maggie sapeva cosa doveva fare.

Cacciare.

Attaccare.

Inchiodare a terra la minaccia con le zanne e distruggerla.

Maggie non aveva bisogno di sapere altro.

Tutto il resto non aveva importanza.

La promessa
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