17
Scott James
Scott vide l’auto di servizio di Cowly ferma al cancello di Runyon mentre svoltava la curva. Azionò un istante la sirena, salutò con la mano e parcheggiò accanto a una BMW nera. Nelle ore più gettonate dagli escursionisti il parcheggio era affollato, ma in quel momento c’erano poche macchine.
Il detective di terzo grado Joyce Cowly era di corporatura piccola ma robusta, con capelli scuri lunghi fino alle spalle. Cowly possedeva un tailleur pantalone grigio scuro, uno nero, e uno blu scuro, che indossava solo al lavoro. Quel giorno aveva quello grigio. Joyce li chiamava i tailleur da omicidio, un’espressione che Scott trovava divertente. Era questo che gli piaceva di lei.
Scott scese e mise il guinzaglio a Maggie, ma lo lasciò cadere appena Cowly si avvicinò.
Maggie fece un balzo in avanti per salutarla e Cowly iniziò a parlare con la vocetta di una bambina.
«Anch’io sono contenta di vederti, Maggie. Ma sei proprio una brava ragazza!»
«Detective» disse Scott.
Cowly rispose con lo stesso formalismo.
«Agente James.»
Poi la sua faccia si aprì in un sorriso buffo e lei esultò. «Ehi, maschione! Congratulazioni!»
Gli saltò in braccio, stringendolo con le braccia e con le gambe. Scott barcollò all’indietro, ridendo. Maggie, però, non era affatto divertita. Drizzò le orecchie e cercò di intromettersi fra loro.
Scott l’allontanò con un ginocchio e rimise Cowly a terra.
«Stavamo dando la caccia a un tizio, e lo troviamo stravaccato sul divano con la testa spappolata e una riserva di granate ed esplosivi nella stanza accanto. C’era una puzza di ammoniaca e candeggina da non credere. Roba da matti.»
«E riceverai un encomio?»
«Sì!»
«Dobbiamo festeggiare. A cena in un bel posto.»
«Assolutamente!»
«Per il momento, però…»
Prese un sacchetto di carta bianca dalla borsa, l’aprì e scoprì un enorme muffin glassato.
«Eravamo vicini a Du-par e mi sono fermata a prenderne uno. Uvetta, cannella e crema di formaggio.»
«Sei fantastica. È perfetto.»
Cowly lo prese a braccetto e gli diede un lieve strattone.
«Mangia e cammina. Non ho molto tempo.»
Mentre entravano nel parco Scott liberò Maggie. A Runyon i cani potevano correre liberi, però Maggie non si allontanò. Ogni tanto restava indietro per annusare un cane di passaggio, ma se Scott andava troppo avanti lei si affrettava a raggiungerlo. Ansia da separazione.
«Raccontami tutto. Senza omettere nulla» disse Cowly.
Scott adorava condividere con lei, e adorava avere qualcosa da condividere. Era rimasto in panchina così a lungo per via delle sue ferite da temere che non sarebbe mai più entrato in campo. E ora le parole uscirono come un fiume in piena. Le raccontò delle ricerche, del corpo, di Cole e della casa che puzzava così tanto di ammoniaca da fargli bruciare gli occhi, e che avrebbe voluto restare per vedere gli artificieri rimuovere le munizioni, ma si era perso lo spettacolo perché era stato spedito alla Nave.
«Chi si occupa del caso?» disse Cowly.
«Carter e Stiles. Li conosci?»
Cowly mandò giù un morso di muffin.
«Di nome. No, aspetta…»
Aggrottò la fronte, riflettendo.
«Carter l’ho incontrato un paio di volte, ma Stiles no.»
Parlando di Stiles gli tornò il dubbio di prima.
«È brava?»
Cowly gli mise un pezzetto di muffin in bocca e ne prese uno per sé.
«Per forza. Se non lo fosse non sarebbe nella Grandi Crimini.»
La Grandi Crimini era una destinazione prestigiosa nel dipartimento di polizia di Los Angeles, come pure la squadra Rapine-Omicidi, dove Cowly lavorava con la squadra speciale Omicidi. La parola “speciale” indicava che i crimini di cui si occupava questa unità andavano oltre lo scopo degli uffici investigativi di divisione, ma aveva finito con indicare i detective. Cowly era passata rapidamente dalla qualifica di agente a quella di detective, e ancora più rapidamente era finita alla squadra speciale Omicidi. Quando Scott rifletteva sulle differenze tra loro si chiedeva cosa vedesse in lui una detective in carriera come Cowly.
«Secondo te avrei dovuto inseguirlo?»
Cowly parve sorpresa dalla domanda. Si mise in bocca un altro pezzetto di muffin.
«Chi?»
«Il tizio che è scappato. Il sospettato.»
«Intendi dire prima di entrare nella casa? Quando Paul era sul retro e tu sul davanti?»
«Se l’avessi inseguito, probabilmente Maggie lo avrebbe preso.»
«E Paul?»
«Lo so, dicevo così per dire. Avevamo un sospettato di omicidio in fuga, e io avrei potuto fermarlo.»
Cowly mangiò un altro pezzetto di muffin.
«Ho capito. Il superpoliziotto vorrebbe essere in due posti contemporaneamente.»
Scott alzò gli occhi al cielo.
«Non è questo che intendevo.»
«Sta’ zitto e mangia…»
Cowly gli mise un altro pezzetto di muffin in bocca.
«… ed esaminiamo i fatti. Hai trovato il fuggiasco che cercavate, sei l’eroe della giornata, e stai per ricevere…»
Si mise le mani ai lati della bocca come se fossero un megafono e urlò: «… un encomio!».
Sospirò e mangiò un altro pezzetto.
«Il lunedì mattina i quarterback sono tutti degli stronzi.»
Scott scoppiò a ridere e sentì il dubbio svanire.
«Grazie.»
«Prego.»
«Per tutto.»
Lei gli diede un colpo con l’anca.
«Avevo capito cosa volevi dire.»
Arrivarono a una panchina in fondo al crinale e si sedettero ad ammirare il panorama, ma Scott si scoprì ad avere occhi solo per Cowly. Gli piacevano il suo naso un po’ storto e la curva delle labbra carnose, ma quello che gli piaceva di più erano gli occhi. Vivaci, intelligenti, pronti a stringersi in un sorriso ma talvolta incupiti dall’ombra di tutte le cose terribili che vedeva sul lavoro. Le sfiorò la guancia.
«Questa cosa che c’è tra di noi mi piace.»
«Anche a me.»
Si sporse verso di lei e si stavano ancora baciando quando il telefono della detective prese a squillare. Cowly guardò il numero, si spostò indietro e sospirò. «Devo andare.»
Scott avrebbe voluto restare lì e addormentarsi su quella panchina accanto a lei, ma sorrise e la seguì verso il cancello senza protestare. Passavano sempre più tempo insieme, a casa dell’uno o dell’altra, e stava diventando sempre più difficile lasciarla o vederla andare via.
Mentre tornavano indietro lungo la strada antincendio parlarono di alcune trasmissioni televisive che piacevano a entrambi e di progetti per il weekend. Incrociarono alcuni escursionisti diretti al parco con andatura tranquilla e furono superati da due uomini che correvano come schegge verso l’uscita. Quando arrivarono al parcheggio erano rimaste solo poche auto, per cui Scott non si preoccupò di mettere Maggie al guinzaglio. I due runners stavano stirando i muscoli vicino alla BMW, mentre una donna anziana con un nido di capelli grigi e crespi sulla testa stava estraendo un carlino obeso da una Volvo.
La donna lanciò un’occhiataccia a Maggie e tenne il cane in braccio come un bambino, con le zampe protese per aria.
«Non attaccherà il mio cane, vero?»
«No, signora. Non è aggressiva. Non farà alcun male al suo cane.»
«Dovrebbe essere tenuto al guinzaglio quando esce dal parco. Un agente di polizia dovrebbe seguire le regole.»
«È una lei» disse Cowly.
Scott si stava allontanando quando Maggie rizzò le orecchie e sollevò il naso per aria. Trotterellò in avanti, si fermò, annusò l’aria. Scott si accorse immediatamente del cambiamento e pure Cowly.
«Cosa sta facendo?» chiese lei.
«Ha fiutato qualcosa. Sta cercando di scoprire la fonte dell’odore.»
Maggie fissò l’auto di Scott, poi abbassò la testa e si avvicinò a passo svelto verso l’auto.
Scott non vide niente di strano. I due uomini stavano parlando, ma Maggie li ignorò. Annusò il profilo inferiore dell’auto fino al paraurti posteriore, tornò al parafango e alla ruota e di colpo si gettò pancia a terra. Si voltò a guardare verso Scott come se avesse trovato qualcosa di meraviglioso, poi rimase a fissare il sotto della macchina.
«Spero che non sia un gatto» osservò Cowly, aggrottando la fronte.
«Non è un gatto. Va’ a metterti dietro la tua auto, okay?»
Scott avvertì come un nodo allo stomaco, un nodo sempre più stretto. Maggie stava segnalando esattamente come aveva fatto per Johnson e a Echo Park.
Joyce non si mosse.
«Perché dietro la mia auto? Cosa sta facendo?»
«Ti prego, Joyce.»
«Col cazzo.»
Scott richiamò Maggie, le disse di stare ferma e andò alla sua macchina. Si accovacciò per guardare sotto ma non vide nulla. Si stese a terra e si infilò sotto il veicolo. La ghiaia gli raspò i gomiti, ma poi vide la scatoletta e non sentì più alcun dolore. Una scatoletta attaccata al serbatoio con del nastro adesivo argentato. Era pulita e non recava la minima traccia di polvere o di sporcizia, come se fosse appena stata piazzata lì.
In un lampo Scott pensò all’uomo nella casa di Echo Park e alla stanza piena di esplosivi. Si rimise in piedi e si allontanò di corsa dall’auto.
«Sta’ indietro, Joyce! C’è qualcosa sull’auto.»
«Qualcosa… cosa?»
«Credo sia una bomba. ALLONTANATI!»
Tirò fuori il distintivo e l’agitò in direzione degli uomini. «Polizia! Spostatevi dietro il cancello. Subito! Fate come vi dico. Non è uno scherzo!»
Cowly urlò e spinse via la donna con il carlino.
«Chiamo rinforzi! Tu manda via quelle auto! Tieni lontane le persone!»
Scott corse alla Mulholland e si sbracciò per far proseguire un’auto che stava sopraggiungendo. Maggie lo raggiunse, ansiosa e sul chi va là. Aveva sentito l’odore della sua adrenalina.
Scott si accovacciò e perlustrò con lo sguardo l’area circostante. Se la scatola era una bomba, chiunque l’avesse piazzata poteva essere ancora lì a guardare e poteva avere un detonatore. Scott agganciò Maggie al guinzaglio e la tenne vicina a sé, aspettandosi che da un momento all’altro la sua auto esplodesse in un inferno di fiamme. Rivide il volto dell’uomo di Echo Park, chiaro come in un’istantanea, e si pentì di non avergli sparato. Si immaginò il lampo del colpo.
Maggie rizzò il pelo.
Scott aveva visto l’uomo, l’uomo aveva visto lui, e ora lo voleva morto.
Scott allontanò altre due auto, poi tornò ad accovacciarsi tenendo Maggie vicina a sé. Lei ringhiava così forte che il rumore pareva venire dal profondo del petto di Scott.
«Hai ragione, piccola. Ha cercato di uccidere le persone sbagliate.»
Undici minuti dopo arrivarono quattro volanti seguite da altre tre unità, tutte in risposta a un Codice 3. Trentotto minuti dopo che Joyce Cowly aveva richiesto aiuto, arrivò la squadra Artificieri.