14

Elvis Cole

Pike ascoltò in silenzio mentre io gli raccontavo di Amy Breslyn e della squadra di sorveglianza. Pike era sempre silenzioso, come le montagne dell’alta Sierra prima che il tuono squassi il cielo.

«Cosa vuoi che faccia con loro?»

Nel senso, devo seppellire i corpi o abbandonarli dove si trovano?

«Non voglio che tu faccia nulla. Sono poliziotti. Devo solo seminarli.»

Seminare un’auto che ti segue è facile, ma le squadre di sorveglianza non seguono l’obiettivo come tanti anatroccoli in fila. Lo circondano in formazione larga e variabile come un branco di delfini, seguono il suo tragitto da posizioni avanzate, arretrate o da strade laterali. L’unico modo per fregarle era costringerle in un unico gruppo.

«Kenter Canyon» disse Pike.

Capii cosa aveva in mente nell’attimo stesso in cui lo disse.

«Mi serve un’auto.»

«Dammi un’ora.»

Kenter Canyon si trovava sulle colline sopra Brentwood, non lontano dalla UCLA. Mi fermai due volte lungo la strada, la prima per fare benzina, la seconda a un discount famoso per gli articoli di elettronica a prezzi stracciati. Comprai un cellulare usa e getta con le opzioni di messaggistica e la segreteria telefonica, e quattrocento minuti di telefonate prepagate. Lo attivai nel bagno del negozio e programmai il mio cellulare personale e il telefono dell’ufficio perché inoltrassero tutte le chiamate al cellulare usa e getta. Mandai un messaggio con il nuovo numero a Pike mentre andavo alla macchina.

Poi chiamai Meryl Lawrence, e rispose la segreteria. Se gli affari si misuravano con quante volte chiedevi di essere richiamato, i miei andavano a gonfie vele.

«Questo è il mio nuovo numero. Non usi quello vecchio. Le spiegherò quando mi richiama.»

Trenta secondi dopo il cellulare usa e getta squillò con un trillo vivace che non mi piaceva per niente.

«Come mai ha un numero nuovo?»

«La polizia mi segue. Stanno aumentando la pressione.»

«Ci hanno visti stamattina? L’hanno seguita a casa di Amy?» chiese lei a voce bassa e spaventata.

«Non credo. Probabilmente hanno cominciato a seguirmi più tardi, al mio ufficio.»

«Non crede. Magnifico.»

«Sto cercando di proteggerla, Meryl. Se mettono le mani sui miei tabulati telefonici scopriranno che ci siamo parlati quando ero a Echo Park, e la contatteranno per chiederle il motivo. Io non credo che ci abbiano visti ma, se fosse, risaliranno a lei dal numero di targa e le faranno le stesse domande.»

«Non riesco a credere di essere arrivata a questo punto.»

«Dica loro la verità o si prepari una storia di copertura, ma mi faccia sapere, così ci atterremo alla stessa versione. Ha capito?»

Lei fece un sospiro.

«Dunque… Mio marito ha il vizio del gioco. Ho scoperto che dal nostro fondo pensione mancano dei soldi e lui mi ha detto di averli investiti. Io non gli ho creduto e l’ho assunta per scoprire la verità. Lei lo ha seguito in una di quelle bische a Bellflower ed è di questo che abbiamo parlato. Cosa ne dice?»

«C’è un’altra cosa.»

«Cosa c’è ancora?»

«Un uomo di nome Charles ha mandato delle rose a Amy una decina di giorni fa.»

Meryl Lawrence si lasciò sfuggire un sibilo prolungato, della serie “io te l’avevo detto”.

«Lo sapevo! Lo sapevo che qualcuno la stava usando.»

«I fiori non significano che la stesse usando. Potrebbero non significare nulla. Amy lavora con qualcuno che si chiama Charles?»

«No.»

«Potrebbe essere una persona che la ringrazia per un affare concluso o un favore ricevuto. È possibile che sia un fornitore?»

Meryl rispose senza esitazione. «Se sapessi chi è non mi sarei rivolta a lei. Lo trovi.»

La telefonata si interruppe mentre guardavo lo specchietto retrovisore. La Dodge azzurra era tornata, ma non rimase a lungo. Ricomparve altre due volte, tenendosi sempre a distanza di tre o quattro auto, e non riuscii a identificare l’auto con cui si alternava. Non avrei mai capito che la Dodge mi stava seguendo se non avesse ignorato il rosso. Quello era stato il loro errore.

Superai l’UCLA e il National Cemetery di Westwood, e arrivai a Brentwood quando Pike mi inviò un messaggio.

QUI

Voleva dire che era pronto. Gli risposi.

12 MINUTI

Voleva dire che ero a dodici minuti di distanza.

Il Kenter Canyon era un canyon cieco e stretto ai piedi di Brentwood, sopra il Sunset. Era costellato di abitazioni esclusive, ma più in alto, oltre le case, le colline erano selvagge e coperte da una vegetazione fitta composta da arbusti e querce nane. Erano stati realizzati dei sentieri e degli sterrati per le squadre antincendio, che però erano aperti anche agli escursionisti e ai joggers. Pike e io correvamo spesso su quei sentieri e conoscevamo bene il canyon.

C’era una sola strada pubblica che portava dentro il canyon, e sembrava l’unica via per entrare o uscire. Man mano che saliva, da questa si dipartivano delle strade più piccole, che a loro volta davano origine a stradine che sembravano morire dentro il canyon, ma non era così. Il percorso tortuoso lungo queste stradine secondarie non era facile da trovare. Pike e io conoscevamo questo e anche un altro, ma ero pronto a scommettere che i poliziotti che mi seguivano non sapessero della sua esistenza e l’avrebbero scoperto solo dopo che io fossi sparito.

Svoltai all’improvviso, all’ultimo momento e senza mettere la freccia, imboccando l’unica strada che portava dentro il canyon. La macchina che mi seguiva fu costretta a svoltare con me, e le auto d’appoggio non ebbero altra scelta che accodarsi dietro quella. In un attimo erano tutte insieme, alle mie spalle.

Avrebbero provato un momento di panico all’idea che potessi seminarli, ma dopo aver controllato le mappe si sarebbero tranquillizzati. Avrebbero visto che c’era un’unica strada per entrare e uscire dal canyon, per cui la prima auto sarebbe rimasta un po’ indietro per lasciarmi spazio. Un’auto sarebbe rimasta all’inizio della strada a sorvegliare l’uscita, e le altre mi avrebbero seguito, certe di avermi in trappola. Io contavo su questo. Avrebbero capito che si sbagliavano solo quando io fossi sparito.

Salii, una curva dopo l’altra, fino in cima al canyon dove finiva la strada e iniziava lo sterrato per i mezzi antincendio, all’altezza di un pesante cancello nero. Le auto degli escursionisti e delle persone che portavano i cani a passeggiare erano posteggiate su entrambi i lati della strada. Pike mi mandò un messaggio mentre parcheggiavo.

VAI

Pike era lì vicino, di guardia.

Radunai tutto il materiale inerente Amy Breslyn, chiusi a chiave la macchina e varcai rapido il cancello. C’era un’unica strada per entrare o uscire dal canyon, ma due per uscirne. Nel giro di quattordici minuti sarei stato lontano.

Mi misi gli annuari sotto il braccio come se fossero una palla e cominciai a correre.

Dopo che ebbi percorso qualche centinaio di metri, Pike mi inviò un altro messaggio.

1 CON 2U

La prima auto era arrivata con due occupanti maschi. Affrettai l’andatura.

Avevo percorso quasi un chilometro quando arrivò un secondo messaggio.

2 CON U/D

Era arrivata una seconda auto, con una squadra composta da un uomo e da una donna.

Quando fui a un chilometro e mezzo rallentai per scrivere a Pike. Ero quasi fuori. Ancora ottocento metri.

CHIAMA

Il telefono trillò. Odiavo quel suono.

«Due uomini su una Dodge azzurra. Un bianco con i capelli biondi. Un ispanico alla guida, capelli alla marines.»

«Sono loro. E la seconda auto?»

«Una Sentra grigia. Un uomo e una donna. Guida lei.»

La Sentra significava che doveva esserci una terza auto. Non avrebbero lasciato l’uscita sguarnita.

«Cosa stanno facendo?»

«L’ispanico si è avventurato oltre il cancello, ma è già tornato indietro. Non ti ha visto.»

«Avvertimi se se ne vanno.»

Accelerai di nuovo. Non volevo che se ne andassero. Volevo che perdessero tempo a cercare di capire perché ero andato fin lì, e a decidere se seguirmi o restare lì ad aspettare. Più discutevano, meglio era per me. Ogni minuto perso a parlare era un minuto che mi portava più vicino alla fuga.

Il cellulare trillò di nuovo.

«La Sentra se ne sta andando.»

Corsi più veloce e vidi delle case protette da cancelli, più avanti. Ancora tre minuti. Forse quattro.

«E la Dodge?»

«Sempre qui. Il biondo è al telefono.»

Prima o poi avrebbero consultato una mappa e si sarebbero messi a studiare l’area all’imboccatura della strada antincendio. Alla fine l’avrebbero ingrandita e avrebbero visto lo sterrato che portava a un gruppo di case separate dal canyon in cui io li avevo attirati. E allora avrebbero capito che li avevo seminati.

«La Dodge sta partendo» disse Pike. «Vengono verso di te.»

«Sono a cento metri.»

Un cancello pitturato di giallo squillante in cima al cul-de-sac segnalava la fine della strada antincendio.

«Lexus verde» disse Pike. «La chiave è dietro la ruota posteriore sinistra. Il serbatoio è pieno.»

Mi feci piccolo piccolo e girai intorno al cancello. Trovai la chiave. La Lexus aveva almeno dieci anni, ma si mise in moto all’istante.

A metà del tragitto che portava all’autostrada, incrociai una Sentra grigia che saliva a tutta velocità. L’uomo e la donna a bordo non mi videro. La Dodge azzurra mi svoltò davanti mentre arrivavo in fondo, e affrontò la salita sgommando. Neppure gli uomini a bordo della Dodge mi videro.

Far perdere le proprie tracce è quello che nell’ambiente viene definito “comportamento sospetto”. Carter avrebbe reagito in fretta e ci sarebbe andato giù duro, ma Amy e Meryl erano al sicuro.

Imboccai l’autostrada e mi diressi verso la Everett’s Natural Creations.

La promessa
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