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Bosch guidò fino al punto in cui aveva incontrato Rider all'inizio del turno di sorveglianza, la partner era lì ad aspettarlo. Parcheggiò e salì sulla Taurus.
«Ci sei andato vicino» disse Rider. «È saltato fuori che forse conoscevi davvero quel tizio. Jerry Townsend. Ti dice niente? Quando è andato via abbiamo passato al computer la targa del suo pick-up e lo abbiamo identificato.»
«Jerry Townsend? No, il nome non mi dice niente. Ho solo riconosciuto il viso.»
«È stato condannato per omicidio colposo nel '96. Si è fatto cinque anni. Pare che si trattasse di un caso di violenza domestica, ma è tutto quello che sono riusciti a tirare fuori dal computer. Scommetto che se prendessimo in mano i documenti ci troveremmo il tuo nome. Per questo lo hai riconosciuto.»
«Pensi che sia collegato al nostro caso?»
«Ne dubito. L'unica certezza è che chiunque sia il proprietario di quella stazione di servizio, non si fa problemi ad assumere ex detenuti. Sono più economici, sai? E se dovessero imbrogliare sulle riparazioni, chi vuoi che vada a lamentarsi?»
«Be', torniamo indietro e vediamo che succede.»
Rider avviò l'auto e si immise sulla Tampa, per dirigersi verso l'incrocio dove si trovava la stazione di servizio.
«Com'è andata con Mackey?» domandò.
«Piuttosto bene. Mi mancava soltanto di leggergli l'articolo. Non si è lasciato andare, ma il seme è stato senza dubbio piantato.»
«Ha visto i tatuaggi?»
«Sì, hanno funzionato bene. Ha iniziato a farmi domande subito dopo averli notati. E anche le tue informazioni su Simmons sono servite. È saltato fuori nella conversazione. E per quello che può valere, Mackey ha una cicatrice sulla pelle accanto al pollice destro. Il pizzicotto.»
«Harry, amico, non ti sei fatto scappare niente. Immagino che ormai non ci resti altro che stare seduti qua a vedere che succede.»
«Gli altri hanno staccato?»
«Appena arriviamo, se ne vanno.»
Quando giunsero all'incrocio tra la Tampa e la Roscoe, videro il carro attrezzi di Mackey che aspettava di immettersi sulla Roscoe in direzione ovest.
«Ha ricevuto una chiamata» disse Bosch. «Perché nessuno ce l'ha detto?»
Aveva appena finito di pronunciare quelle parole quando il cellulare di Rider squillò. La donna lo passò a Bosch, per poter rimanere concentrata sulla guida. Tagliò a sinistra, per seguire Mackey lungo la Roscoe. Bosch aprì il telefono. Era Tim Marcia. Spiegò che Mackey era uscito senza che alla stazione fossero arrivate chiamate. Jackson aveva controllato con la camera del suono. Non c'erano state telefonate sulle linee che tenevano sotto controllo.
«Va bene» disse Bosch. «Quando ero sul carro attrezzi ha detto qualcosa riguardo ad andare a prendere la cena. Forse è uscito per quello.»
«Forse.»
«Okay, Tim, ora ce l'abbiamo noi. Grazie di essere rimasti in giro. Dillo anche a Rick.»
«Buona fortuna, Harry.»
Seguirono il carro attrezzi fino a un centro commerciale e guardarono Mackey che entrava in un fast food. Non aveva con sé il giornale che Bosch aveva lasciato sul carro attrezzi e, dopo aver preso la cena, si sedette a uno dei tavoli interni e cominciò a mangiare.
«Ti sta venendo fame, Harry?» domandò Rider. «Sarebbe l'ora giusta.»
«Mi sono fermato da Dupar prima, sono a posto. A meno che non ci sia un Cupid da queste parti. Non mi dispiacerebbe.»
«Non se ne parla. Da quando sei andato via, non mangio più la merda dei fast food.»
«Cosa vuoi dire? Ci trattavamo bene. Non andavamo da Musso tutti i giovedì?»
«Se per te il pasticcio di pollo è una cena salutare, sì, mangiavamo bene. Comunque, io parlo degli appostamenti. Hai sentito di Riso e Fagioli alla Hollywood?»
Riso e Fagioli era il soprannome di una coppia di detective che si occupava di rapine alla Divisione Hollywood. I veri nomi erano Choi e Ortega, ed erano già lì quando Bosch lavorava alla divisione.
«No, cos'è successo?»
«Stavano sorvegliando quel tizio che rapinava le prostitute in strada. Ortega era seduto in macchina a mangiare un hot dog, gliene andò di traverso un pezzo, non riusciva a sputarlo fuori. Era diventato porpora, si indicava la gola, e Choi lo guardava come a dire "Che cazzo succede?". Perciò alla fine Fagioli saltò fuori dalla macchina e Choi capì cos'era successo. Uscì di corsa per fargli la manovra di Heimlich. Fece schizzare l'hot dog sul cofano e addio appostamento.»
Bosch rise, si immaginava la situazione. Sapeva che era una storia di cui Riso e Fagioli non si sarebbero mai più liberati, non con in giro uno come Edgar che l'avrebbe raccontata e ripetuta a tutti quelli che si sarebbero trasferiti alla divisione.
«Be', vedi? Non c'è Cupid giù a Hollywood» disse. «Se avesse mangiato un morbido hot dog di Cupid, non gli sarebbe mai capitata una cosa del genere.»
«Non mi interessa, Harry. Niente hot dog negli appostamenti. Niente merda. È la nuova regola. Non voglio che la gente parli di me in quel modo per il resto dei miei giorni...»
Il telefono di Bosch trillò. Era Robinson, a cui, con Nord, era toccato l'ultimo turno nella camera del suono.
«Hanno appena ricevuto una chiamata alla stazione di servizio. Hanno messo giù e hanno telefonato a Mackey. Credo che non si trovi più sul posto di lavoro.»
Bosch spiegò la situazione e si scusò per non aver aggiornato i colleghi.
«Dove deve andare con il carro attrezzi?» domandò.
«C'è stato un incidente tra Reseda e la Parthenia. Penso che la macchina sia malridotta. La deve trainare da un carrozziere.»
«Okay, siamo con lui.»
Dopo qualche minuto Mackey uscì dal fast food con in mano un grande bicchiere di carta da cui sbucava una cannuccia. Lo seguirono all'incrocio tra il Reseda Boulevard e Parthenia Street, dove una Toyota con il muso rientrato era stata spinta a lato della strada. Un altro carro attrezzi stava agganciando la seconda auto, un grande SUV con la parte posteriore appiattita dall'incidente. Mackey parlò brevemente con l'autista dell'altro carro attrezzi - uno scambio di cortesie tra colleghi - e si mise al lavoro sulla Toyota. Nel parcheggio all'angolo della piazza c'era un'auto di pattuglia del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, l'agente all'interno stava redigendo un verbale. Bosch non vide nessuno degli automobilisti. Immaginò che fossero stati trasportati tutti e due in ospedale.
Mackey trainò la Toyota fino a un carrozziere in fondo al Van Nuys Boulevard. Mentre la depositava nel vialetto di servizio, Bosch ricevette un'altra chiamata. Robinson gli disse che Mackey era stato convocato di nuovo. Questa volta al Northridge Fashion Center, dove un'impiegata della libreria Borders aveva bisogno di ricaricare la batteria dell'auto.
«Il nostro amico non avrà il tempo di leggere il giornale se continua a saltabeccare a destra e a sinistra» disse Rider, dopo che Bosch le riferì della telefonata.
«Non so» disse Bosch. «Mi chiedo persino se sappia leggere.»
«Ti riferisci alla dislessia?»
«Sì, ma non solo a quello. Non gli ho visto leggere né scrivere nulla. Ha chiesto a me di riempire il modulo per il traino. Poi non ha voluto o non è stato in grado di compilare la ricevuta. E infine c'era quell'appunto per lui sulla scrivania.»
«Che appunto?»
«Lo ha preso e lo ha fissato a lungo, ma non sono sicuro che sia riuscito a capire cosa ci fosse scritto.»
«Tu sei riuscito a leggerlo? Cosa diceva?»
«Era un appunto di quelli del turno di giorno. La Visa aveva chiamato per avere conferma che il suo lavoro fosse effettivamente quello indicato sulla richiesta della carta di credito.»
Rider aggrottò le sopracciglia.
«Cosa?» domandò Bosch.
«Mi sembra solo strano, lui che fa richiesta per avere la carta di credito. Diventerebbe rintracciabile, pensavo cercasse di evitarlo.»
«Forse comincia a sentirsi al sicuro.»
Mackey andò dritto al centro commerciale, dove riavviò il motore dell'auto di una donna, poi voltò il carro attrezzi in direzione della base. Erano quasi le dieci di sera quando rientrò alla stazione di servizio. Le deboli speranze di Bosch tornarono a galla quando, dalla sua postazione dall'altra parte della strada, vide con il binocolo Mackey che si allontanava dal furgone.
«Forse siamo ancora in gioco» disse a Rider. «Ha il giornale con lui.»
Era difficile seguire gli spostamenti di Mackey all'interno della stazione. L'ufficio aveva due pareti di vetro, ma le porte del garage ora erano chiuse e spesso Mackey scompariva in zone dove Bosch non poteva vederlo.
«Vuoi che lo tenga d'occhio io per un po'?» domandò Rider.
Bosch abbassò il binocolo e la guardò. Nell'oscurità dell'auto riusciva a malapena a intravedere il viso della partner.
«No, non c'è problema. Tu già guidi, comunque. Perché non ti riposi? Ti ho svegliata presto stamattina.»
Risollevò il binocolo.
«Sto bene» disse Rider. «Ma in qualunque momento dovessi avere bisogno di una pausa...»
«Comunque» disse Bosch, «in un certo senso mi sento responsabile per questo tizio.»
«Cosa vuoi dire?»
«Lo sai. Tutta questa storia. Avremmo potuto semplicemente prendere Mackey e strizzarlo per cercare di tirargli fuori qualcosa. Invece abbiamo scelto questa strada. Insomma, il piano è mio e io mi sento responsabile.»
«Se non dovesse funzionare, potremo sempre strizzarlo in seguito. E temo che sia proprio quello che ci toccherà fare.»
Il telefono di Bosch trillò.
«Forse è la chiamata che aspettiamo» disse mentre rispondeva.
Era Nord.
«Harry, non avevi detto che questo tizio ha preso almeno il diploma intermedio?»
«Infatti. Che succede?»
«Ha dovuto telefonare a una persona per farsi leggere l'articolo del giornale.»
Bosch si raddrizzò sul sedile. Erano in ballo. Non aveva importanza il modo in cui l'articolo fosse arrivato sotto gli occhi di Mackey, la cosa rilevante era che lui aveva voluto sapere cosa diceva.
«Chi ha chiamato?»
«Una donna di nome Michelle Murphy. Sembrava una vecchia fidanzata. Le ha domandato se comprava ancora il giornale tutti i giorni, come se non ne fosse più sicuro. Lei ha detto sì e lui le ha chiesto di leggergli l'articolo.»
«Ne hanno parlato dopo che gliel'ha letto?»
«Sì, lei gli ha domandato se conosceva la ragazza di cui parlava il giornale. Lui ha risposto di no, ma poi ha aggiunto: "Conoscevo la pistola". Solo questo. Ha detto che ai tempi non aveva voluto sapere niente. Basta. Hanno riagganciato.»
Bosch rifletté su ciò che aveva sentito. La messinscena aveva funzionato. Erano riusciti a rivoltare una roccia che non veniva smossa da diciassette anni. Era galvanizzato, sentiva la carica montare nel sangue.
«Riesci a girarci la registrazione? La voglio sentire.»
«Penso di sì» disse Nord. «Lasciami bloccare uno dei tecnici che si aggirano qua attorno. Ehi, Harry, ti devo richiamare. Mackey sta telefonando.»
«D'accordo.»
Bosch chiuse in fretta il cellulare, per permettere a Nord di tornare al monitor. Era euforico e raccontò a Rider quanto gli era stato riferito sulla telefonata tra Mackey e Michelle Murphy. Ebbe l'impressione che anche Rider fosse elettrizzata.
«Il ballo è cominciato, Harry.»
Bosch guardava Mackey attraverso il binocolo. Era seduto dietro la scrivania dell'ufficio e parlava al cellulare.
«Andiamo, Mackey» sussurrò Bosch. «Vuota il sacco. Raccontaci la storia.»
Ma Mackey chiuse il telefono. Bosch sapeva che la telefonata era stata troppo breve.
Dieci secondi dopo, Nord richiamò.
«Ha appena chiamato Billy Blitzkrieg.»
«Cos'ha detto?»
«Ha detto: "Potrei essere nei guai" e "Potrei aver bisogno di fare una mossa", ma Burkhart lo ha interrotto: "Non mi interessa di cosa si tratta, non parlarne al telefono". Perciò si sono accordati per incontrarsi alla fine del turno di Mackey.»
«Dove?»
«Mi è sembrato a casa. Mackey ha detto: "Sarai ancora alzato?" e Burkhart ha risposto di sì. Allora Mackey ha domandato: "E Belinda? È ancora lì?" e Burkhart ha replicato che la donna sarebbe stata a letto e che non c'era da preoccuparsi per lei. Poi hanno concluso la conversazione.»
Bosch percepì subito che le speranze di chiudere il caso quella notte stessa erano crollate in maniera fragorosa. Se Mackey avesse incontrato Burkhart in casa, non avrebbero potuto ascoltare quello che si sarebbero detti e tutto il piano sarebbe andato in fumo.
«Chiamami se fa altre telefonate» disse rapido, quindi riappese.
Guardò Rider, che aspettava ansiosa.
«Niente di buono?» domandò. Ovviamente aveva intuito qualcosa dal tono con cui il partner si era rivolto a Nord.
«Niente di buono.»
Le disse delle chiamate e dell'ostacolo che avrebbero dovuto affrontare se Mackey avesse incontrato Burkhart per discutere i suoi "guai" a porte chiuse.
«Non è tutto perduto, Harry» disse lei, dopo aver ascoltato con attenzione. «Ha fatto un'ammissione inequivocabile parlando con la donna, e una meno esplicita con Burkhart. Ma ci siamo vicini, perciò non ti deprimere. Cerchiamo di trovare una soluzione. Come possiamo intervenire per riuscire a farli incontrare fuori casa? Tipo a uno Starbucks o qualcosa del genere.»
«Sì, proprio, me lo vedo Mackey che ordina un caffellatte.»
«Sai cosa intendo.»
«Anche se riuscissimo a indurli a uscire, in che modo potremmo avvicinarli? Impossibile. Ci serve una telefonata. È il punto debole di tutta questa faccenda.»
«Dobbiamo solo rimanere seduti e vedere che succede. Non possiamo fare altro in questo momento. Senti, sarebbe ottimo poter ascoltare la loro chiacchierata, ma forse non tutto è perduto. Mackey ha già detto al telefono che ha bisogno di fare una mossa. Se scappasse, una giuria potrebbe considerare la fuga come un'ammissione di colpevolezza. E se ci aggiungi le conversazioni che abbiamo già su nastro, ce n'è abbastanza per spremergli tutta la storia quando alla fine lo porteremo dentro. Perciò non tutto è perduto, okay?»
«Okay.»
«Vuoi che chiami Abel? Penso che vorrebbe essere informato.»
«Sì, d'accordo. Chiamalo. Non c'è niente da dire, ma fai pure.»
«Rilassati, Harry.»
Bosch la zittì sollevando il binocolo per guardare Mackey. Era ancora dietro la scrivania e pareva immerso nei propri pensieri. L'altro uomo del turno serale, quello che doveva essere Kenny, era seduto su una sedia con il viso rivolto verso la televisione. Rideva di qualcosa che stava guardando.
Mackey guardava fisso davanti a sé con il viso rannuvolato. Scrutava qualcosa nella memoria.
L'attesa fino alla mezzanotte fece di quei novanta minuti i più lunghi che Bosch avesse mai trascorso. Mentre aspettavano che la stazione di servizio chiudesse e Mackey si dirigesse verso il suo appuntamento con Burkhart, non successe nulla. I telefoni rimasero muti e Mackey non si mosse da dietro la scrivania. Bosch non riuscì a imbastire né un piano per sviare il rendez-vous né trovò il modo di intrufolarsi nel loro incontro. Pareva tutto congelato, finché l'orologio segnò la mezzanotte.
Finalmente le luci esterne della stazione di servizio si spensero e i due uomini chiusero per la notte. Mackey uscì portando con sé il giornale che non era in grado di leggere. Bosch sapeva che lo avrebbe mostrato a Burkhart e che con tutta probabilità avrebbero discusso dell'omicidio.
«E noi non ci saremo» borbottò mentre seguiva Mackey con il binocolo.
L'uomo salì sulla Camaro e fece rombare il motore. Si immise sulla Tampa e si diresse a sud, verso casa, il luogo dell'incontro. Rider attese quanto necessario, poi uscì dal parcheggio del centro commerciale, e si diresse a sud. Bosch chiamò Nord nella camera del suono e le disse che Mackey aveva lasciato la stazione di sevizio; avrebbero dovuto spostare il monitoraggio sulla linea di casa.
Le luci dell'auto di Mackey erano a un centinaio di metri davanti a loro. Il traffico era rado e Rider si mantenne a distanza di sicurezza. Quando passarono accanto al parcheggio in cui aveva lasciato la macchina, Bosch controllò la Mercedes per appurare che fosse ancora lì.
«Oh, oh» disse Rider.
Bosch si voltò verso la strada, appena in tempo per vedere l'auto di Mackey che compiva un'inversione a "U". Ora era diretta verso di loro.
«Harry, che faccio?» domandò Rider.
«Niente. Non fare niente di troppo palese.»
«Sta tornando verso di noi. Deve essersi accorto di essere seguito!»
«Stai calma. Magari ha riconosciuto la mia macchina parcheggiata là dietro.»
Il rombo profondo del motore della Camaro li raggiunse ben prima dell'auto stessa. Suonava minaccioso e maligno, un mostro che ruggiva e correva loro incontro.