15

Adesso era sola con il mostro.

In un certo senso lo era, perché nel quarto d’ora che impiegarono per uscire dal traffico di Bow Street, Jakub si era abbandonato sul suo grembo, e l’unico suono che permeava il denso silenzio interno era il suo leggero russare.

— Avremmo potuto andare a piedi, sapete. Abito nella prossima strada e a quest’ora saremmo già arrivati.

— Non stiamo andando a casa vostra. Vi porto in un posto più sicuro.

— I Brimtree si preoccuperanno!

— Li ho fatti avvertire.

Millie sbuffò. — Ovviamente. — Che prepotente quell’uomo. Accidenti, la costringeva a dare spiegazioni al suo ritorno a casa. — Li avete avvertiti? Corrono qualche rischio?

— Se voi non siete a casa, è meno probabile che altri cerchino di onorare il contratto.

Millie scrutò la persona seduta di fronte a lei nella carrozza. Non c’era una lanterna a illuminare l’interno, cosicché il bagliore delle strade che filtrava attraverso alcune fessure nelle tende proiettava pallide lame di luce sulla figura immobile di Argent. Era come se il buio lo cercasse, come se le ombre lo considerassero uno di loro, e dalle ombre lui traesse forza.

— Siete stato voi a uccidere Mr Dashforth?

— Siete andata a letto con tutti, o solo con lui?

Avevano parlato all’unisono, ma la domanda di Argent risuonò nella carrozza sovrastando quella di Millie. — Temo sinceramente di non capire — rispose lei, asciutta.

—Thurston: siete andata a letto solo con lui oppure vi siete fatta anche Gordon St Vincent? Sono un bel paio di porci quei due, e Gordon St Vincent e suo padre, il conte, organizzavano spesso le orge in maschera da voi descritte. È per questo che fanno grandi elargizioni al teatro? Li avete pagati in natura… come pagherete me?

Millie poteva contare sulle dita di una mano le volte in cui era rimasta completamente senza parole, ma in quel momento lo sdegno e il disgusto le stavano bloccando la lingua, e lei non poté fare altro che fissarlo con muto stupore.

Argent lesse lo sdegno sul suo viso. — Non lo chiedo per condannarvi ma solo per chiarire la situazione. Ovviamente abbiamo fatto sesso entrambi…

— Grazie di tenere bassa la voce. — Millie mise i guanti sull’orecchio di Jakub, che si mosse ma mantenne lo stesso ritmo del respiro.

— Ammetto… che avrei desiderato ucciderli, anche se a me non hanno fatto alcuno sgarbo, o affronto. Ho provato il forte impulso di spargere il loro sangue, fare a pezzi tutto quello che vi aveva toccato, a cominciare dalle dita.

— Smettetela. — Millie sollevò una mano per fermarlo.

— Questo è il motivo del patto stretto con voi: io devo avervi. Voi mi fate venire voglia di… — Argent fece una pausa, roteando gli occhi come a cercare una parola. — Voi mi fate… venire voglia.

— Basta — sibilò lei. Quell’agghiacciante sincerità la stava profondamente turbando. Perché lei viveva in mezzo a persone la cui sopravvivenza dipendeva dal fingere di essere qualcun altro per la maggior parte del tempo. Gli attori attingevano dalla mente di grandi pensatori e scrittori di passioni umane per esprimere i propri bisogni, sedurre e guadagnarsi il pane. Erano vettori della condizione umana, e gran parte di quella condizione era inganno.

Non lo era invece quello strano uomo imperturbabile. Lui rivelava ciò che altri non osavano. Il suo non comune coraggio non si limitava alla sfera fisica ma comprendeva anche quella emotiva. Pur essendo tanto refrattario alle emozioni, di certo non ne era esente.

Argent non mentiva. Non lusingava, non seduceva e non dava spiegazioni.

Esisteva davvero una simile persona?

— Vi ho sconvolto. Forse perché ho insinuato che vi prostituite?

Millie lo fulminò con un’occhiata. — Non che sia affare vostro, ma posso giurarvi che prima di questa sera non ero mai stata presentata a quegli individui abietti.

— Sembravate gradire la loro compagnia. — Argent abbassò la fronte e un’ombra coprì il suo sguardo: era chiaro che non le stava credendo.

— Questo si chiama recitare. Ero semplicemente cortese. Pensate davvero che sia stata a mio agio con loro, anche per un solo momento?

— Non ho idea di cosa via piaccia.

— Ovvio. — Il tono aspro di Millie sorprese anche se stessa. Era saggio parlare in quel modo a un assassino di professione? Probabilmente no, ma la saggezza non era una cosa di cui lei fosse mai stata dotata.

Sfortunatamente.

Aveva l’abitudine di parlare prima di riflettere se fosse il caso, e forse quello era il momento giusto per cominciare a lavorarci su.

Rimasero a lungo in silenzio, ascoltando il calpestio degli zoccoli sul selciato, e il suono di Jakub che dormiva tranquillo il sonno degli innocenti.

— Mia madre era una prostituta. — Argent aveva pronunciato quelle parole con una voce tanto bassa che lei si chiese se le avesse immaginate.

— Come?

Lui si sporse in avanti, nascondendo il viso nell’ombra. — Si chiamava Christine, ed era una puttana.

Millie trasalì, trattenendo il fiato mentre lui si protendeva ancora di più nel buio. — Perché me lo raccontate? — sussurrò.

— Non lo so. Non l’ho mai detto a nessuno. Forse volevo capiste che non intendevo offendervi. Non condivido l’opinione che la società ha delle prostitute. A causa della natura lussuriosa del maschio, o forse a causa dell’intrinseca bellezza del gentil sesso, il corpo di una donna è una merce per la quale un uomo è spesso disposto a offrire terreni e titoli, a volte persino regni. Quindi, perché si parla di peccato o di crimine quando una donna offre il proprio corpo in cambio di cibo, sopravvivenza o anche piacere? Cos’è diventato il matrimonio se non prostituzione legalizzata, acquisto e vendita di carne femminile a scopi riproduttivi?

In quel momento Millie capì che Christopher Argent non avrebbe mai smesso di stupirla. Ma non le riuscì di formulare una risposta, in parte perché quello che lui aveva detto era sensato, in parte perché non aveva considerato molte variabili. L’amore, per esempio. Due anime, e sì, due corpi che prendevano un reciproco impegno per tutta la vita.

Eppure, in tutta onestà, quanti matrimoni rispecchiavano l’opinione di Argent più che la sua?

La carrozza si fermò senza scossoni, troncando sul nascere la necessità di rispondere.

Poi però crebbe un altro timore: erano arrivati… da qualche parte, ovvero nel posto in cui lui aveva deciso di nasconderli finché non avessero più corso pericoli.

Finché lei non avesse rispettato la sua parte del patto. Prima di buttarsi, doveva sapere cos’era accaduto nel pomeriggio. — Avete ucciso voi il signor Dashforth? — chiese di nuovo.

Lui serrò più volte le mascelle prima di rispondere. — Sì. Perché ha minacciato la vostra vita, pagando Dorshaw per uccidere voi e rapire vostro figlio. Io ucciderò chiunque intenda fare del male a voi due. — La voce nell’oscurità era dura come pietra. — Vi sembra accettabile?

Millie rifletté alcuni istanti, con il respiro tremulo. Suo figlio dormiva pacifico fra le sue braccia, con la certezza che lei, sua madre, lo avrebbe protetto. Lei era tutto ciò che quel bambino aveva al mondo, e nel contempo doveva accettare l’idea di non essere dotata della capacità o della brutalità necessarie per tenerlo al sicuro durante quell’incubo. — Io… direi di sì. — Avrebbe voluto rimangiarsi quelle parole, ma sapeva che non ci sarebbe riuscita.

Sobbalzò quando lui aprì lo sportello e saltò giù senza bisogno della scaletta. Si voltò poi, con le braccia tese, e le fece cenno di passargli il bambino.

Millie esitò, con la sensazione di mettere un coniglietto nelle fauci del lupo. Però si rese conto che lui aveva promesso di non fare loro alcun male, e lo aveva già dimostrato con il suo comportamento con Jakub.

Sollevò le spalle del figlio e lo fece scivolare verso di lui. Argent lo prese con un braccio sotto le ginocchia e l’altro dietro il collo. Il bambino voltò la testa verso la giacca e gli sbavò sul bavero.

Millie ringraziò il cocchiere, che abbassò la scaletta per lei e l’aiutò a scendere.

Si aggiustò la gonna del costume di scena, alzò lo sguardo e rimase a bocca aperta.

Il colonnato color crema contrastava con le superfici di pietra chiara. Siepi ordinate nascondevano una maestosa cancellata di ferro. — Voi vivete… a Belgravia?

Argent annuì mentre il cocchiere girava la chiave nella toppa e apriva il cancello quel tanto che bastava a farli passare. — Blackwell ha pensato fosse meglio che, a Londra, ci sistemassimo ai due lati del parco. Lui a Mayfair e io a Belgravia, a tenere d’occhio la situazione, per così dire.

— E questa è la vostra… casa? — Poiché Argent le faceva premura, lei si avviò con passo malfermo verso il portone ad arco. Chiamarla “casa” era un sacrilegio: “tempio greco” sarebbe stato più appropriato.

Lui la seguì con la solita falcata decisa. — Credo che la maggior parte della gente del quartiere affitti da lord Grosvenor, marchese di Westminster.

La porta si spalancò sui cardini ben oliati, e un alto maggiordomo in guanti bianchi uscì marciando come un soldato.

— Bentornato a casa, signore. — La voce sembrava uscire dal suo naso eccezionalmente grosso.

Argent lo salutò con un cenno della testa e salì i gradini di marmo che conducevano al portone. — Welton.

Il maggiordomo non si spostò per farlo passare. — È consuetudine, signore, che sia l’ospite a entrare per primo. Soprattutto quando si tratta di una lady.

— Oh. — Argent mosse un passo di lato e si fermò.

Millie sollevò le sottane e si affrettò a salire. Raggiunta la soglia, attese dal maggiordomo l’invito a entrare.

Non sapeva cosa aspettarsi di trovare all’interno di quella casa imponente, ma non di certo quello che vi trovò. Nel maestoso atrio di marmo, sotto un lampadario di cristallo irlandese spudoratamente costoso e una deliziosa tappezzeria francese azzurra, c’era…

Il nulla.

Al di là dei segni rettangolari e ovali sulla carta da parati lasciati dai quadri dell’affittuario precedente, non si vedevano altre tracce di occupanti.

Le sue scarpine risuonavano con un che di inquietante nel vuoto delle pareti e dei pavimenti.

— Welton… — disse Argent — non ci ho pensato, ma bisogna che troviate un posto per mettere il bambino a dormire. Non credo che abbiamo…

— Già fatto, signore. Quando avete annunciato l’arrivo di ospiti, ho fatto preparare per il signorino una camera al secondo piano, affacciata sul parco. Seguitemi, prego. — Con le mani strette dietro la schiena eretta, Welton prese il grande scalone a sinistra.

Christopher Argent era un vero enigma. Casa vuota, occhi vuoti, cuore vuoto… o almeno così le era sembrato.

Ma Millie si chiese se si stesse forse sbagliando.

La luce di elaborate lanterne rendeva ancora più ampi i corridoi privi di arredi, interrotti solo da scure porte di legno massiccio.

Welton si fermò davanti a una porta sulla sinistra, l’aprì e con un ampio movimento del braccio li invitò a entrare. Evidentemente sapeva che il piccolo ospite sarebbe stato un maschio. La camera, in varie tonalità di verde, non avrebbe potuto contrastare maggiormente con il resto della casa. Giocattoli, modellini, libri e ogni sorta di mobili circondavano il piccolo letto come un esercito assediante.

Millie si voltò verso l’anziano maggiordomo. — Siete stato gentile, signor Welton, ma non credo che ci tratteremo abbastanza da giustificare tanto disturbo da parte vostra.

— Nessun disturbo, signora: fa parte del mio lavoro provvedere alle necessità degli ospiti del mio padrone. — Malgrado la sua espressione non fosse dolce né amichevole, Millie avrebbe giurato che le avesse strizzato l’occhio.

— Be’, lo apprezzo comunque. — Andò a tirare indietro le coperte e osservò poi la delicatezza con cui Argent posò Jakub sul letto.

Sedette sul materasso, più soffice di quanto si fosse aspettata, e slacciò le scarpe al figlio. Argent rimase nelle vicinanze a guardare la scena, e le dita di Millie, di solito svelte, divennero lente e impacciate.

— Perché non gli lasciate le scarpe?

— Per farlo stare comodo, e perché non voglio che sporchi le lenzuola.

Argent annuì e attese fin quando gli scarponcini non furono sistemati accanto al letto.

Millie si alzò e cominciò a sfilare la giacca dal corpicino floscio.

— Perché preoccuparsi di farlo stare comodo, se è già addormentato?

Esasperata, lei si alzò stringendo i pugni lungo i fianchi. — Avete intenzione di fare la guardia tutta la notte, o mi concedete un momento con mio figlio?

Argent strinse i denti, e per un istante lei temette un rifiuto.

— Oggi avrei potuto perderlo — aggiunse Millie in tono più pacato. — Ho bisogno solo di qualche minuto.

Una mano enorme le afferrò il braccio in una morsa di ferro. Lui la stava guardando con occhi ardenti, mentre una fiamma liquida scioglieva il ghiaccio che lei si era aspettata di vedere.

Non sapeva cosa trovasse più terrificante.

— Dieci minuti. — La mano aumentò la stretta, e in quegli occhi lei colse un tremolio, una sorta di trasalimento. — Dieci minuti e sarete mia. — Argent raggiunse rapidamente la soglia. — Non ho più voglia di aspettare.

Millie non respirò finché lui non ebbe chiuso la porta dietro di sé.

“Dieci minuti.”

Tirò su la coperta con mano tremante, scostò una ciocca di capelli dalla fronte del figlio e osservò i suoi occhi angelici fremere sotto le palpebre. Bei sogni, sperò. Qualcosa che non avesse a che fare con quel loro nuovo mondo pieno di pericoli, omicidi e ripercussioni del passato.

“Dieci minuti.”

Anzi, adesso nove. Nel guardare il viso del prezioso figlioletto, sapeva che per prepararsi avrebbe impiegato tutto il tempo che le era stato concesso, ma avrebbe mantenuto la parola. La guancia tonda di Jakub era illuminata dalla tenue luce della lanterna e, mentre lo osservava, Millie si ritrovò a pensare all’uomo cui sarebbe appartenuta per una notte.

Le aveva parlato della madre, una puttana. Però, nell’oscurità della carrozza, le era sembrato di cogliere nella sua voce incolore una nota di nostalgia. Uno come lui… era più facile pensarlo generato da una bocca dell’inferno, in un luogo tetro, proibito, plasmato da una mano più cupa e infinitamente più crudele di quella di Dio. Tuttavia sembrava mancassero alcune tessere del mosaico.

Eppure non poteva essere così, no?

Una volta anche lui era stato piccolo come il bambino davanti a lei. Indifeso, forse persino innocente.

Era nato con il desiderio di uccidere, come altri, oppure la cattiveria di qualcuno lo aveva trasformato nell’uomo che adesso era? E se le tessere mancanti gli fossero state state strappate via? Se la sua brutalità, la sua inclinazione alla violenza fosse entrata anche nella camera da letto?

Millie si sentì pungere gli occhi e sbatté rapidamente le palpebre per respingere le lacrime. Non capiva se fossero di paura o di compassione, però sapeva una cosa: odiava piangere senza una ragione. Inoltre, tutte quelle domande erano inutili, perché nel giro di qualche minuto avrebbe avuto le risposte.