10

Se c’è un argomento che merita una fredda attenzione è quello della condizione dell’ecologia nel mondo moderno. Infatti, questo territorio al tempo stesso così antico e così tragicamente nuovo, questo Terrestre sul quale bisognerebbe atterrare, è già stato misurato in tutti i sensi da quelli che possiamo chiamare i “movimenti ecologisti”. Sono i “partiti verdi” ad aver tentato di farne il nuovo asse della vita pubblica e che, dall’inizio della rivoluzione industriale e soprattutto dal dopoguerra, hanno indicato questo terzo attrattore.1

Mentre la freccia del tempo dei Moderni trascinava tutto verso la mondializzazione, l’ecologia politica tentava di portarli verso quest’altro polo.

Bisogna renderle giustizia per essere riuscita così bene a trasformare tutto in vivaci dispute – dalla carne bovina al clima, passando per le siepi, le zone umide, il mais, i pesticidi, il diesel, l’urbanistica o gli aeroporti – tanto che ogni oggetto materiale ha assunto la sua “dimensione ecologica”.

Grazie a essa, non c’è progetto di sviluppo che non susciti una protesta, non una proposta che non susciti un’opposizione. Un segnale che non inganna: gli attori politici che oggi vengono preferibilmente uccisi sono i militanti ecologisti.2 Ed è proprio sul clima che si focalizza, come abbiamo visto, tutto il rifiuto dei negazionisti.

L’ecologia è quindi riuscita a politicizzare oggetti che prima non facevano parte della politica, preoccupazioni usuali della vita pubblica. È riuscita a sradicare la politica da una definizione troppo ristretta del mondo sociale. In questo senso, l’ecologia politica è riuscita a riempire lo spazio pubblico di nuove poste in gioco.3

Modernizzare o ecologizzare è diventata la scelta vitale. Tutti concordano. E, tuttavia, essa ha fallito. Anche su ciò tutti concordano.

I partiti verdi restano ovunque partiti minoritari. Non sanno mai come comportarsi. Quando si mobilitano su questioni “di natura”, i partiti tradizionali vi si oppongono in nome della difesa degli interessi umani. Quando si mobilitano su “questioni sociali”, questi stessi partiti tradizionali chiedono loro: “Di cosa vi impicciate?”.4

Dopo cinquant’anni di militanza, con qualche timida eccezione, si continua a opporre l’economia all’ecologia, le esigenze dello sviluppo a quelle della natura, le questioni di ingiustizia sociale al progresso del mondo vivente.

Per non essere ingiusti con i movimenti ecologisti, e capire la causa del loro momentaneo scacco, bisogna metterli in relazione con i tre attrattori.

La diagnosi è semplice: gli ecologisti hanno cercato di non essere né di destra né di sinistra, né arcaici né progressisti, senza riuscire a sfuggire alla trappola della freccia del tempo dei Moderni.

Iniziamo dalla difficoltà derivante dalla triangolazione di questo schema elementare. (Vedremo più avanti perché la nozione stessa di “natura” ha irrigidito la situazione.)

Ci sono infatti almeno due modi, per così dire, di “superare” la divisione Destra/Sinistra. Possiamo posizionarci in mezzo ai due estremi e collocarci lungo il vettore tradizionale (il crinale 1-2). Ma possiamo anche ridefinire il vettore collegandoci al terzo attrattore che obbliga a ridistribuire la gamma delle posizioni Sinistra/Destra secondo un altro punto di vista (i crinali 1-3 e 2-3 nella figura 5).

Molti sono i partiti, i movimenti, i gruppi di opinione che hanno preteso di aver scoperto una “terza via” tra liberalismo e localismo, apertura e difesa delle frontiere, emancipazione dei costumi e liberalizzazione economica.5 Se finora si sono arenati, è perché non hanno saputo immaginare un sistema di coordinate diverso da quello che li riduceva a priori all’impotenza.

Se il problema è uscire dall’opposizione Sinistra/Destra, non è per collocarsi al centro dell’antico crinale smussando la capacità di discriminare, dividere e recidere. Vista l’intensità delle passioni che suscita sempre la rimessa in causa della gradazione Sinistra/Destra, non andrebbe confusa con un nuovo centro, una nuova palude, un nuovo “ventre molle”.

Al contrario, come si vede nell’immagine del triangolo, si tratta di invertire la linea del fronte modificando il contenuto degli oggetti di disputa che sono all’origine della distinzione Destra/Sinistra – o meglio delle Destre e delle Sinistre, oggi così numerose e così mescolate che, quando si utilizzano queste etichette, non resta più granché della forza d’ordine che il sistema classico di coordinate permetteva.

Lo strano è che si ritiene impossibile cambiare il vettore Sinistra/Destra, scolpito da oltre due secoli nel marmo, per non dire nel cuore di tutti i cittadini, anche se si ammette che sono divisioni obsolete. Ciò prova che, in mancanza di un altro vettore, si torna sempre alla ripresa della stessa divisione, una ripresa tanto più stridente quanto meno pertinente, come una sega circolare che segasse l’aria.


1. Si veda S. Audier, La Société écologique et ses ennemis. Pour une histoire alternative de l’émancipation, La Découverte, Paris 2017. Per constatare quanto la preoccupazione che chiamiamo retrospettivamente “ecologica” sia di vecchia data basta indagare la tradizione romantica.

2. globalwitness.org/en/campaigns/environmentalactivists/dangerous-ground, consultato il 7 agosto 2017.

3. B. Karsenti, C. Lemieux, Socialisme et sociologie, Éditions de l’ehess, Paris 2017, sia pur con infinite precauzioni, alla fine ammettono che l’ecologia può avere qualcosa da dire su una “società” che probabilmente anche Durkheim avrebbe accettato di ampliare.

4. Per tutti questi punti, ringrazio Anne Le Strat di aver condiviso con me la sua esperienza di parlamentare e consulente.

5. Da Blair a Macron. Ma anche, più seriamente, in teoria sociale. Si veda A. Giddens, Oltre la destra e la sinistra, tr. it. il Mulino, Bologna 1997.