Isaac Asimov

Vicolo cieco


I

<p>I</p>

Da: Ufficio Province Esterne.

A: Loodun Antyok, Capo Amministrazione Pubblica, A-8.

Oggetto: Supervisore Civile di Cefeo 18, Carica amministrativa di cui sopra.

Riferimenti:

(a) Atto del Consiglio 2515, anno 971 dell’Impero Galattico, intitolato «Nomina dei Funzionari del Servizio Amministrativo, Metodi e Aggiornamenti».

(b) Direttiva Imperiale, Ja 2374, data 243/975 I.G.


1. In ottemperanza al riferimento (a), Lei viene qui nominato alla carica in oggetto. L’autorità di tale carica, come Supervisore Civile di Cefeo 18, si estenderà sui soggetti non-umani dell’Imperatore che vivono sul pianeta, secondo i dettati dell’autonomia descritta in riferimento (b).

2. I doveri della carica in oggetto comprenderanno: supervisione generale di tutti gli affari interni non-umani; coordinamento delle ricerche dei comitati governativi autorizzati e delle relative relazioni; stesura di rapporti semestrali su ogni questione inerente i non-umani.

C. Morily, Capo Uf Pro Es 12/977 LG.

Loodun Antyok aveva ascoltato con attenzione, e adesso scosse con fare pacato la testa rotonda: «Amico, vorrei aiutarla, ma lei ha afferrato per le orecchie il cane sbagliato. Sarà meglio che discuta la cosa con l’Ufficio».

Tomor Zammo si buttò di nuovo sulla poltrona, si sfregò ferocemente il naso e la bocca, rifletté su quello che stava per dire, e rispose con calma: «Logico, ma non pratico. Adesso non posso fare un viaggio fino a Trantor. È lei il rappresentante dell’Ufficio su Cefeo 18. Davvero non può far niente?»

«Be’, anche nella mia veste di Supervisore Civile, devo operare entro i limiti della politica dell’Ufficio».

«Oh, bene!» gridò Zammo. «Mi dica qual è la politica dell’Ufficio. Io sono a capo d’un comitato per l’indagine scientifica, autorizzato direttamente dall’Imperatore, con quelli che si presumono essere i poteri più ampi possibili, eppure ad ogni angolo di strada vengo fermato dalle autorità civili che come tanti pappagalli strillano "Politica dell’Ufficio!" per giustificarsi. Qual è la politica dell’Ufficio? Finora nessuno me ne ha dato una definizione decente».

Lo sguardo di Antyok rimase calmo e imperturbato. Rispose: «Da come la vedo io — e questo non è ufficiale, per cui non può considerarlo impegnativo da parte mia — la politica dell’ufficio consiste nel trattare i non-umani quanto più decentemente possìbile».

«Allora che autorità hanno di…»

«Ssh! Non serve alzare la voce. In effetti Sua Maestà Imperiale è un filantropo, un discepolo della filosofia di Aurelion. Posso dirle, in tutta tranquillità, poiché è ben noto, che è stato l’Imperatore in persona a suggerire per primo che venisse insediato questo pianeta. Può scommettere che la politica dell’Ufficio aderisce in modo assai rigoroso ai concetti imperiali. E può scommettere che io non posso certo andare controcorrente… contro quella corrente».

«Be’, ragazzo mio», le palpebre carnose del fisiologo tremolarono, «se lei assume questo atteggiamento, finirà per perdere il suo lavoro. No, non ho alcuna intenzione di farla mettere alla porta. Non è affatto questo che intendo. Semplicemente… il suo lavoro finirà per svanirle di tra le mani, giacché qui non combineremo un bel niente!»

«Davvero? Perché?» Antyok era basso, roseo, tozzo e grassoccio, e al suo volto dalle guance paffute riusciva, di solito, difficile esibire un’espressione che non fosse di blanda e ilare cortesia… ma adesso, eccezionalmente, si era fatto serio.

«Lei non ha vissuto a lungo qui. Io sì». Zammo aggrottò la fronte. «Le spiace se fumo?» Il sigaro che stringeva in mano era scuro e compatto, e lo scienziato gl’infuse vita con una noncurante soffiata.

Proseguì senza tante cerimonie: «Amministratore, qui non c’è posto per la filantropia. Voi trattate i non-umani come se fossero umani, ma la cosa non può funzionare. In effetti non mi piace l’espressione "nonumani". Sono animali».

«Sono intelligenti», replicò Antyok a bassa voce.

«Be’, allora diciamo che sono animali intelligenti. Suppongo che i due termini non si escludano a vicenda. In ogni caso, se due intelligenze, l’una aliena per l’altra, si mescolano nello stesso spazio, non possono funzionare».

«Propone forse di sterminarli?»

«Per la Galassia, no di certo!» Zammo fece un gesto vivace col sigaro. «La mia proposta è che li consideriamo soggetti di studio, niente altro. Potremmo imparare un sacco di cose da questi animali, se ci fosse consentito. Conoscenze che, mi permetto di sottolineare, potrebbero venir usate a immediato beneficio della specie umana. E non è qui la vera filantropia, non è qui il bene delle masse? Ci pensi, è proprio questo culto senza spina dorsale di Aurelion che l’ha tra i suoi proseliti.

«A cosa si riferisce, per esempio?»

«Prendiamo la cosa più ovvia… immagino che abbia sentito parlare della loro biochimica».

«Si», ammise Antyok. «Ho sfogliato la maggior parte dei rapporti sui non-umani pubblicati negli ultimi dieci anni. E mi aspetto di esaminarne ancora molti».

«Uhm. Be’… allora mi sarà sufficiente dire che la loro terapia chimica è di un’efficacia sbalorditiva. Per esempio, ho assistito personalmente alla guarigione di un osso rotto — quello che per loro è un osso rotto, cioè — grazie a una semplice pillola. L’osso è ridiventato intero nel giro di quindici minuti. Com’è naturale, nessuna delle loro medicine ha un possibile impiego per i terrestri. Per la maggior parte ucciderebbero noi umani. Ma se riuscissimo a scoprire come funzionano sui non-umani… sugli animali…»

«Sì, sì. Capisco l’importanza della cosa».

«Oh, davvero? Mi fa proprio piacere. E un secondo punto, è che questi animali comunicano fra loro in un modo sconosciuto».


«Telepatia!»

La bocca dello scienziato si contorse quando disse, arrotando le parole: «Telepatia! Telepatia! Telepatia! Tanto varrebbe dire, grazie alla pozione d’una strega. Nessuno sa niente della telepatia, fuorché il nome. Qual è il meccanismo della telepatia? Quali sono la fisica e la fisiologia che vi presiedono? Vorrei poterlo scoprire, ma non posso. Stando a quanto lei dice, la politica dell’Ufficio lo proibisce».

La piccola bocca di Antyok si contrasse. «Ma… mi scusi, dottore, non riesco a seguirla. Cosa gliel’impedisce? L’Amministrazione Civile certo non ha fatto nessun tentativo di ostacolare un’indagine scientifica su questi non-umani. Io non posso parlare per i miei predecessori, certo, ma…»

«Non c’è stata nessuna interferenza diretta. Non parlo di cose come queste. Ma, per la Galassia, amministratore, veniamo ostacolati dallo spirito dell’organizzazione nel suo insieme. Li trattate come esseri umani. Gli consentite di avere un proprio capo e un’autonomia interna. Li viziate dandogli tutti quelli che la filosofia di Aurelion chiamerebbe "diritti". Io non posso trattare col loro capo».

«Perché no?»

«Perché si rifiuta di darmi mano libera. Non vuol consentirci di fare esperimenti su un qualunque soggetto, senza il consenso del soggetto stesso. I due o tre volontari che siamo riusciti a ottenere erano quanto di più ottuso si possa immaginare… È un compromesso impossibile».

Antyok scrollò le spalle in un gesto d’impotenza.

Zammo continuò: «Inoltre, com’è ovvio, è impossibile imparare qualcosa di valido sul cervello, la fisiologia, la biochimica di questi animali senza la dissezione, gli esperimenti dietetici, l’introduzione di droghe. Lei dovrebbe sapere, amministratore, che le indagini scientifiche sono un gioco duro, nel quale i sentimenti umanitari non trovano posto».

Loodun Antyok si batté, dubbioso, un dito sul mento: «Dev’essere per forza un gioco duro? Sono creature innocue, questi non-umani. Mi pare che la dissezione… Forse, se il suo approccio fosse un po’ diverso… Ho la sensazione che lei se li stia inimicando. Il suo atteggiamento è forse un po’ arrogante».

«Arrogante! Io non sono uno di quegli psicologi sociali uggiolanti che vanno tanto di moda oggigiorno. Non credo che si possa risolvere un problema che implica la dissezione affrontandolo con quello che nel linguaggio alla moda vien definito "il corretto atteggiamento personale"».

«Mi spiace che lei la pensi così. L’addestramento sociopsicologico è un requisito indispensabile per tutti gli amministrativi superiori al grado A-4».

Zammo tirò fuori dalla bocca l’estremità tutta masticata del sigaro e tornò a infilarvela dopo un lungo silenzio sprezzante. «Allora sarà meglio che, nello svolgimento delle sue mansioni, cominci ad applicare ciò che ha imparato. Io ho degli amici alla corte imperiale, nel caso in cui non lo sappia».

«Be’, adesso non posso certo sollevare la questione con loro, non in maniera esplicita. L’alta politica non è di mia competenza, e comunque cose del genere possono venir risolte dall’Ufficio, senza interventi esterni. Ma… si, potremmo tentare un approccio indiretto». Abbozzò un sorriso. «Questione di strategia».

«Di che genere?»

Antyok puntò un dito, all’improvviso, mentre l’altra mano gli ricadeva giù, rilassata, sul fianco della poltroncina: «Ora mi ascolti. Ho dato una scorsa alla maggior parte di questi rapporti. Sono monotoni, ma contengono alcuni fatti. Per esempio… mi sa dire quando è nato l’ultimo piccolo non-umano su Cefeo 18?»

Zammo vi rifletté sopra per pochi istanti. «Non lo so. E non me ne importa».

«Ma all’Ufficio sì. Non è nato nessun piccolo non-umano su Cefeo 18… (negli ultimi due anni, dal giorno in cui il pianeta è stato insediato. Ne conosce la ragione?»

Il fisiologo scrollò le spalle: «I motivi potrebbero esser molti… troppi fattori. Ci vorrebbe uno studio approfondito».

«Bene, allora. Supponiamo che lei rediga un rapporto…»

«Rapporto! Ne ho scritti venti».

«Ne scriva un altro. Metta l’accento sui problemi irrisolti. Dica che certi sistemi vanno cambiati. Insista sul drastico calo delle nascite. L’Ufficio non oserà ignorare un fatto del genere. Se questi non-umani si dovessero estinguere, qualcuno dovrà risponderne all’Imperatore. Vede…»

Zammo lo fissò, coi suoi occhi cupi: «Questo smuoverebbe le cose?»

«Sono ventisette anni che lavoro per l’Ufficio. Lo conosco come le mie tasche».

«Ci penserò». Zammo si alzò in piedi e uscì fuori dall’ufficio. La porta sbatté alle sue spalle.

Fu più tardi che Zammo disse a un suo collaboratore: «Prima d’ogni altra cosa è un burocrate. Non si staccherà d’un millimetro dall’ortodossia dei suoi moduli in triplice copia e non metterà mai a repentaglio il proprio collo. Da solo, combinerà assai poco, tuttavia se ce lo lavoreremo un po’, forse riusciremo a tirar fuori qualcosa di più da lui».


Da: Quartier Generale Amministrativo, Cefeo 18

A: UfProEs

Oggetto: Progetto Province Esterne 2563, Parte II Ricerche Scientifiche su non-umani di Cefeo 18, Coordinamento delle.

Riferimenti:

(a) UfProEs leu. Cef-N-CM/jg, 100132, data 302/975 LG.

(b) QGAm-Cef 18 lett. AA-LA/mn, data 140/977 LG.

Allegati:

1. GrupSci 10, Sezione Fisica e Biochimica, rapporto intitolato «Caratteristiche fisiologiche dei non-umani di Cefeo 18, parte XI, data 172/977 LG.»


1. L’Allegato 1, qui accluso, viene inviato per informazione dell’Uf-ProEs. Da sottolineare che la Sezione XII, paragrafi 1-16 dell’Ali. 1 riguarda possibili modifiche nell’attuale politica deU’UfProEs nei confronti dei non-umani in vista di facilitare le indagini fisiche e biochimiche che attualmente procedono previa autorizzazione del rif. (a).

2. Viene portato all’attenzione deU’UfProEs che il rif. (b) ha già discusso possibili cambiamenti nei metodi d’indagine e che il QGAm-Cef 18 rimane dell’opinione che tali cambiamenti siano ancora prematuri. Nondimeno si suggerisce che ia questione del ritmo delle nascite dei non-umani sia fatta oggetto d’un progetto deU’UfProEs assegnato al QGAmCef 18 in vista dell’importanza attribuita dal GrupSci 10 al problema, come viene evidenziato nella sezione V dell’Allegato 1.

L. Antyok, Superv., QGAm-Cef 18, 174/977

Da: UfProEs

A: QGAm-Cef 18

Oggetto: Progetto Province Esterne 2563 — Ricerche Scientifiche sui non-umani di Cefeo 18, Coordinamento delle.

Riferimento:

(a) QGAm-Cef 18 lett. AA-LA/mn, data 174/977 I.G.


1. Il risposta al suggerimento contenuto nel paragrafo 2 del rif. (a), si ritiene che la questione del ritmo delle nascite dei non-umani non ricada entro la competenza del QGAm-Cef 18. Considerato il fatto che il GrupSci 10 ha riferito che detta sterilità è probabilmente dovuta ad una carenza chimica negli alimenti, tutte le ricerche in materia vengono affidate al GrupSci 10 quale autorità pertinente.

2. Le procedure delle ricerche dei vari GrupSci continueranno secondo le direttive correnti. Non sono previsti cambiamenti nella politica adottata.

C. Morily, Capo UfProEs 186/977 LG.

II

<p>II</p>

Il giornalista, scarno e dinoccolato, sembrava più alto di quanto realmente fosse. Si chiamava Gustiv Bannerd, e la sua abilità era senz’altro all’altezza della sua reputazione, cose queste che non sempre andavano insieme, malgrado ciò che affermavano tutti i moralisti da quattro soldi.

Loodum Antyok lo valutò con un occhio dubbioso, e disse: «Lei ha ragione, è inutile negarlo. Ma il rapporto del GrupSci era confidenziale. Non capisco come…»

«C’è stata una falla», disse Bannerd, con fatalistica indifferenza. «Oggi è tutta una falla».

Il volto chiaramente perplesso di Antyok si raggrinzì un po’. «Allora dovrò tappare la falla qui e subito. Il suo articolo non può esser pubblicato così come sta. Tutti gli accenni alle lamentele del GrupSci dovranno restar fuori. Lo capisce, vero?»

«No», replicò Bannerd senza scomporsi. «È una faccenda importante e la direttiva imperiale mi concede precisi diritti. L’Impero deve sapere ciò che sta accadendo».

«Ma non sta accadendo», replicò Antyok, sentendo salire in sé la disperazione. «Quanto lei sostiene è tutto sbagliato. L’Ufficio non cambierà la sua politica. Le ho fatto vedere le lettere».

«Crede davvero di poter resistere a Zammo, quando comincerà a esercitare un po’ di pressione?» gli chiese il giornalista in tono di scherno.

«Certo… se penserò che si sbagli».

«Appunto… se», tagliò netto Bannerd. Poi, con improvviso fervore: «Antyok, qui c’è qualcosa di grande, d’importante per l’Impero, qualcosa di gran lunga più importante di quanto il governo, a quanto pare, ha capito. E stanno rovinando tutto. Stanno trattando queste creature come animali».

«Ma insomma…» cominciò a replicare Antyok, con un filo di voce.

«Cos’è Cefeo 18? È un zoo. Uno zoo d’alta classe, con quei vostri scienziati dal cervello mummificato che stuzzicano quelle povere creature coi loro bastoni spinti attraverso le sbarre. Gli avete buttato qualche brandello di carne… ma li avete chiusi in gabbia. Lo so! Sono due anni che scrivo su di loro. In pratica, sono sempre vissuto con loro».

«Zammo dice…»

«Zammo!» Il nome esplose fuori da Bannerd intriso nel più completo disprezzo.

«Zammo dice», insisté Antyok, preoccupato ma deciso, «che già così li trattiamo fin troppo come esseri umani».

Le lunghe guance incavate del giornalista s’irrigidirono. «Semmai è Zammo che è molto più una bestia di loro. Lui adora soltanto la sua scienza. Meno tipi come lui saranno in giro, meglio sarà per tutti. Ha Ietto le opere di Aurelion?» Fece quest’ultima domanda all’improvviso.

«Uhm, si… E l’Imperatore…»

«L’Imperatore è con noi. E questo è un bene… assai meglio che le persecuzioni dell’ultimo regno».

«Non capisco dove vuole arrivare».

«Questi alieni hanno molto da insegnarci. Non capisce? Niente che possano scoprire Zammo e il suo GrupSci con tutti i loro barbari esperimenti; non la chimica, non la telepatia. È il loro modo di vivere… e di pensare. Tra quegli alieni non vi sono delinquenti, e neppure disadattati. Abbiamo fatto niente per studiare la loro filosofia? Li abbiamo affrontati come un problema di tecnica sociale?»

Antyok rifletté su quanto detto, e il suo volto grassoccio si ridistese. «Sono considerazioni interessanti, le sue. Soprattutto per gli psicologi…»

«Niente affatto. La maggior parte di loro sono ciarlatani. Gli psicologi identificano sì, i problemi, ma le loro soluzioni sono sbagliate. Ci servono gli uomini di Aurelion. Uomini della Filosofia…»

«Ma, senta, non possiamo trasformare l’intero Cefeo 18 in un soggetto di studi metafisici».

«E perché no? Può esser fatto facilmente».

«Come?»

«Dimentichi le sue miserabili sbirciatine nelle provette. Permetta che gli alieni costituiscano liberamente una propria società, senza interferenze umane. Dia loro un’indipendenza priva di ostacoli e lasci che la nostra filosofia entri in contatto e si mescoli con la loro…»

Antyok l’interruppe, nervoso: «Non si può fare in un giorno».

«Ma si può cominciare in un giorno».

L’amministratore replicò lentamente: «Be’, non posso impedirle di provare a cominciare». E, mentre il suo sguardo pacato si accigliava un’altra volta: «Tuttavia, rovinerà il suo stesso gioco se pubblicherà il rapporto dei GrupSci 10 e lo denuncerà per motivi umanitari. Gli scienziati sono potenti».

«Anche noi della Filosofia lo siamo».

«Sì, ma c’è un modo più facile, senza sparar fuori proclami e denunce. Faccia semplicemente notare che un GrupSci non sta risolvendo i suoi problemi. Scriva senza emotività, e lasci che siano i lettori a meditare da soli sul suo punto di vista. Per esempio, il problema del calo delle nascite. Questo è qualcosa che fa per lei. In appena una generazione i non-umani potrebbero estinguersi, malgrado tutto ciò che la scienza può fare. Faccia notare che è indispensabile un approccio più filosofico al problema. Oppure scelga qualche altro punto altrettanto ovvio. Usi il suo giudizio, eh?»

Antyok sorrise in modo accattivante quando si alzò. «Ma per il bene della Galassia, non sollevi un gran polverone».

Bannerd era rimasto rigido e impassibile. «Potrebbe aver ragione», commentò.

Più tardi, Bannerd spedì un messaggio riservato, per capsula, a un amico: «Niente affatto intelligente, in nessun modo. È confuso e non ha nessuna linea precisa che lo guidi nella vita. Ed è del tutto incompetente per il suo lavoro. Ma è un armeggione, sa trovare il modo, i compromessi per aggirare le difficoltà, ed è disposto a far concessioni piuttosto che mantenere una rigidità adamantina. Sotto questo aspetto, potrebbe rivelarsi prezioso. Tuo in Aurelion.


Da: QGAm-Cef 18.

A: UfProEs.

Oggetto: Ritmo delle nascite di non-umani su Cefeo 18, Articolo su.

Riferimenti:

(a) QGAm-Cef 18 lett. AAA-LA/mn. data 174/977 LG.

(b) Direttiva Imperiale, Ja2374, data 243/975 LG.

Allegati:

1-G. Articolo di Bannerd, data e luogo Cefeo 18, 201/977 LG.

2-G. Articolo di Bannerd, data e luogo Cefeo 18, 203/977 LG.


1. La sterilità dei non-umani su Cefeo 18, riferita all’UfProEs in riferimento a (a) è diventata oggetto di artìcoli sulla stampa galattica. Gli articoli in questione vengono qui acclusi per informazione dell’UfProEs come Allegati 1 e 2. Malgrado detti articoli siano basati su materiale classificato confidenziale e vietato al pubblico, il giornalista in questione ha invocato i propri diritti alla libera espressione secondo i termini del riferimento (b).

2. In considerazione dell’inevitabile pubblicità ed equivoci da parte dell’opinione pubblica, si richiede che l’UfProEs decida una nuova linea politica da adottarsi sul problema della sterilità dei non-umani.

L. Antyok, Superv. QGAm-Cef 18, 209/977 I.G.

Da: UfProEs.

A: QGAm-Cef 18.

Oggetto: Ritmo di nascita dei non-umani su Cefeo 18, ricerche su.

Riferimenti:

(a) QGAm-Cef 18 lett. AA-LA/mn, data 209/977 LG.

(b) QGAm-Cef 18 lett. AA-LA/mn, data 174/977 LG.


1. Si propone d’indagare sulle cause e i mezzi per scongiurare lo sfavorevole fenomeno del ritmo delle nascite citato nei riferimenti (a) e (b). Viene perciò istituito un progetto, intitolato «Ritmo di nascita dei non-umani su Cefeo 18, ricerche su» al quale, vista la cruciale importanza dell’oggetto, viene attribuita una priorità AA.

2. Il numero assegnato al progetto di cui in argomento è 2910, e tutte le spese ad esso inerenti verranno addebitate al numero di finanziamento 18/78.

C. Morily, Capo UfProEs, 223/977 LG.

III

<p>III</p>

Se anche il cattivo umore di Tomor Zammo all’interno dell’area della Stazione sperimentale del GrupSci 10 si attenuò un poco, non per questo la sua affabilità aumentò in proporzione. Antyok si ritrovò solo, in piedi, a guardare attraverso un’ampia finestra d’osservazione il campo principale del laboratorio.

Questo campo principale era un ampio cortile dalle condizioni climatiche rese identiche a quelle dello stesso Cefeo 18, con grande disagio degli sperimentatori e piena comodità dei soggetti da esperimento. La luce del sole, bianca e caldissima, ardeva, aspra, attraverso l’aria asciutta, ricca di ossigeno, trasformando la sabbia in una distesa rovente. E immersi in queste vampate i non-umani color rosso mattone, nerboruti, la pelle rugosa, se ne stavano accovacciati nella consueta posizione di riposo, soli o in coppia.

Zammo comparve accanto ad Antyok, trangugiò, assetato, lunghe sorsate d’acqua. Poi alzò la testa, le labbra ancora stillanti, e lo fissò: «Vuol venir là dentro?»

Antyok scosse la testa, con fare deciso: «No, grazie. Qual è la temperatura, in questo momento?»

«Quasi cinquanta, se ci fosse un po’ d’ombra. E quelli… ancora si lamentano che fa freddo. Adesso è l’ora dell’abbeverata. Li vuol guardare mentre bevono?»

Uno zampillo schizzò alto dalla fontana al centro del cortile. Le piccole figure aliene si alzarono in piedi e, dondolando, avanzarono avide, con quel loro strano modo che era una via di mezzo fra il correre e il saltare. Si accalcarono intorno alla fontana, spingendosi l’un l’altro. I loro volti all’improvviso si deformarono estrudendo al centro un tubo carnoso, lungo e flessibile, che s’immerse nello spruzzo e ne fu ritirato tutto gocciolante.

L’operazione continuò per parecchi minuti. I corpi si gonfiarono e le rugosità scomparvero. I non-umani arretrarono infine, lentamente, col tubo di carne che continuava a guizzar dentro e fuori, riducendosi infine a una massa rosea e grinzosa appena sopra l’ampia bocca senza labbra. Gonfi e dissetati, si ritirarono a dormire, a gruppi, negli angoli in ombra.

«Animali!» sbottò Zammo, sprezzante.

«Quanto spesso bevono?» chiese Antyok.

«Tutte le volte che vogliono. Possono resistere senza bere anche una settimana. Noi li dissetiamo tutti i giorni, e loro immagazzinano l’acqua sotto la pelle. Mangiano alla sera. Sa che sono vegetariani?»

Antyok esibì il suo sorriso paffuto: «Fa piacere ricevere ogni tanto qualche informazione di prima mano. Non posso leggere i rapporti tutte le volte».

«Sì?» in tono volutamente distratto. Poi: «Cosa c’è di nuovo? Cos’ha da dirmi di quei signori dalle mutande di pizzo di Trantor?»

Antyok scosse il capo, dubbioso: «Con l’Imperatore che vede con tanta simpatia Aurelion e i suoi seguaci, non può certo sperare che l’Ufficio voglia compromettersi. La filantropia è all’ordine del giorno, e lei lo sa meglio di me».

Vi fu una pausa, durante la quale l’amministratore si mordicchiò il labbro, incerto. «Ma adesso c’è questo nuovo problema del calo delle nascite. È stato finalmente assegnato al QGAm, sa… e per giunta con priorità doppia A».

Zammo masticò qualcosa fra i denti.

Antyok insisté: «Lei forse non se ne rende conto, ma quel progetto adesso avrà la precedenza sopra qualunque altro lavoro, qui su Cefeo 18. È importante».

Tornò a girarsi verso la finestra e, dopo aver guardato il cortile per qualche istante, sbottò: «Pensa che quelle creature possano essere infelici?»

«Infelici?» La parola fu un’esplosione.

«Be’, se non infelici», si affrettò a correggersi Antyok, «diciamo disadattate. Capisce? È difficile ricreare alla perfezione un ambiente per una razza di cui sappiamo così poco».

«Mi dica… ha mai visto il pianeta dove le abbiamo prese?»

«Ho letto i rapporti…»

«Rapporti!» Un disprezzo infinito. «Io l’ho visto. Quel che c’è la fuori a lei potrà sembrare un deserto, ma per quei diavoli è un paradiso pieno d’acqua. Possono mangiare e bere quanto vogliono. Hanno un mondo tutto per loro ricco d’acqua e di vegetazione invece che una rupe di granito e silici in cui dovevano far crescere a forza i funghi nelle caverne e dovevano distillar fuori l’acqua dalle rocce gessose. Fra dieci anni sarebbero morti tutti fino all’ultima bestia, e noi li abbiamo salvati. Infelici? Puah, se lo sono, non hanno proprio nessuna decenza!

«Be’, forse. Tuttavia ho un’idea».

«Un’idea? E quale sarebbe quest’idea?» Zammo allungò la mano per tirar fuori uno dei suoi sigari.

«Qualcosa che potrebbe aiutarla. Perché non studia quelle creature in maniera più completa, integrata? Lasci che usino la propria iniziativa. Dopotutto avevano una scienza assai sviluppata. I suoi rapporti ne parlano sempre. Gli dia dei problemi da risolvere».

«Per esempio?»

«Oh… oh», Antyok annaspò con le mani, non sapendo più che dire. «Qualunque cosa lei pensi possa servirle. Per esempio, le navi spaziali. Li accompagni in una cabina di comando e studi le loro reazioni».

«Perché?» replicò Zammo, asciutto.

«Perché le loro reazioni a strumenti e comandi progettati per gli umani potrebbero insegnarle molto. Inoltre, senz’altro li interesserà più di ogni altra cosa che lei abbia tentato finora. Avrà un mucchio di volontari».

«Ecco la sua psicologia che salta fuori. Uhmmm… Sembra meglio di quanto, probabilmente, si rivelerà all’atto pratico. Ci dormirò sopra. Ma, in ogni caso, dove, e in che modo, otterrei il permesso di lasciarli maneggiare una nave spaziale? Non ne ho nessuna a mia disposizione, e ci vorrebbe più tempo di quanto valga la pena per seguire fino in fondo la trafila burocratica».

Antyok rifletté, corrugando la fronte. «Non è proprio indispensabile che sia una nave spaziale. Ma anche così… se volesse scrivere un altro rapporto e presentare lei stesso l’esperimento, caldeggiandolo, potrei trovare il modo di collegarlo al mio progetto sul calo delle nascite. Una priorità doppia A può praticamente farmi ottenere tutto, senza domande indiscrete».

Zammo era interessato, si vedeva, ma non per questo volle mostrarsi gentile. «Be’, forse», tagliò corto. «Adesso ho in corso un test sul metabolismo basale, e si sta facendo tardi. Ci penserò. La sua idea ha dei meriti».


Da: QGAm-Cef 18.

A: UfProEs.

Oggetto: Progetto Province Esterne 2910, Parte I: Ritmo di nascita di non-umani su Cefeo 18, Ricerche su.

Riferimento:

(a) UfProEs. Cef-N-CM/Car, 115097, 223/977 LG.


Allegato:

1. GrupSci 10, Sezione Fisica e Biochimica, Parte XV, data 220/977 LG.


1. L’allegato 1 viene qui incluso per informazione dell’UfProEs.

2. Speciale attenzione va rivolta alla Sezione V, paragrafo 3 dell’allegato 1, in cui si richiede che una nave spaziale sia assegnata al GrupSci onde accelerare le ricerche autorizzate dall’UfProEs. Il QGAm-Cef 18 giudica che tali ricerche potrebbero rivelarsi di rilevante utilità nel quadro dei lavori attualmente in corso relativi al progetto di cui sopra, autorizzato dal riferimento (a). Si suggerisce, vista la priorità AA posta dal UfProEs al progetto, che sia presa in immediata considerazione la richiesta del GrupSci.

L. Antyok, Superv. QGAm-Cef 18 240/977 LG.

Da: UfProEs.

A: QGAm-Cef 18.

Oggetto: Progetto Province Esterne 2910 — Ritmo di nascita di nonumani su Cefeo 18, Ricerche su.

Riferimento:

(a) QGAm-Cef 18 lett. AA-LA/mn, data 240/977 LG.


1. La nave-scuola AN-R-2055 viene messa a disposizione del QGAm-Cef 18 per impiego in ricerche su non-umani di Cefeo 18 in riferimento al progetto in oggetto e altri progetti autorizzati dall’UfProEs, come da richiesta nell’Allegato 1, riferimento (a).

2. Si richiede con urgenza che i lavori del progetto in oggetto siano accelerati con tutti i mezzi possibili.

C. Morily, Capo UfProEs 251/977 LG.

IV

<p>IV</p>

La piccola creatura color mattone doveva sentirsi più a disagio di quanto il suo comportamento tradiva. La temperatura ambientale era stata accuratamente regolata in base alle sue esigenze, il che faceva grondar di sudore i suoi compagni umani, nonostante avessero le camicie sbottonate.

La sua voce sottile risuonò, sillabando con cura: «È molto umido ma non insopportabile, a una temperatura così bassa».

Antyok sorrise: «È stato cortese da parte sua venire. Avevo progettato di farle visita, ma anche un breve tragitto nella vostra atmosfera, là fuori…» Il suo sorriso prese una piega dolente.

«Oh, non importa. Voi abitanti di altri mondi avete fatto per noi molto più di quanto saremmo stati capaci di fare per noi stessi. Al confronto, è ben piccolo il disagio che qui mi trovo doverosamente a sopportare». Il suo linguaggio era sempre circonvoluto, come se l’etichetta gli vietasse di esprimersi con franchezza».

Gustiv Bannerd, seduto in un angolo della stanza, le lunghe gambe incrociate, buttò giù alcuni rapidi appunti e chiese: «Non le dispiace se registro tutto quello che vien detto?»

Il cefeide non-umano fissò per un attimo il giornalista: «Non ho nessuna obiezione».

Antyok, sempre con l’aria di volersi scusare di chissà quale torto, insisté: «Questo non è un puro incontro di cortesia, signore. Non l’avremmo certo costretta a sopportare tanto disagio per una cosa del genere. Vi sono importanti questioni da discutere e lei è il capo del suo popolo».

Il cefeide annui: «La vostra gentilezza è quanto di meglio io possa desiderare. Prego, procedete».

L’amministratore quasi si contorse per la difficoltà che trovò a dar corpo ai propri pensieri: «È una questione delicata», cominciò. «E mai mi sarei permesso di sollevarla se non fosse per la grande importanza del… uh… del problema. Io sono soltanto il portavoce del mio governo…»

«Il mio popolo giudica oltremodo benevolo il governo del vostro mondo».

«Uhm, sì, siamo gentili. E proprio per questo il mio governo è assai turbato perché il suo popolo non genera più».

Antyok fece una pausa, e attese, angosciato, una reazione… che non ci fu. Il volto del cefeide era immobile, salvo per il lieve pulsare del raggrinzimento sopra la sua bocca che era il tubo retrattile, ora sgonfio.

Antyok riprese: «È una domanda che abbiamo esitato a farle a causa della sua natura estremamente personale. Il principio della non-interferenza ispira ogni atto del mio governo, e noi abbiamo fatto del nostro meglio per indagare sul problema con estrema circospezione, senza turbare la sua gente. Ma, ad esser franchi, noi…»

«Avete fallito?» concluse per lui il cefeide.

«Sì. O quanto meno non abbiamo scoperto nessun apprezzabile errore nella scrupolosa riproduzione dell’ambiente del vostro mondo originario, naturalmente con le modifiche indispensabili a renderlo più abitabile. Ora, ci siamo convinti che debbano esserci delle carenze chimiche, e perciò le chiediamo il suo aiuto… volontario, s’intende. Ma se lei non vuole, se decide di non…»

«No, no, io voglio aiutarvi». Il cefeide pareva assai ben disposto. Sul suo cranio glabro, la pelle continuava a raggrinzirsi e a rilassarsi, la risposta aliena all’emozione di un’altra razza. «Nessuno di noi avrebbe immaginato che si trattasse d’una questione che potesse turbare voi, abitanti d’un altro mondo. Il fatto che siate turbati per noi, è un’ulteriore conferma delle vostre intenzioni gentili. Questo nuovo mondo noi lo troviamo congeniale, un paradiso se confrontato col nostro mondo di un tempo. Non gli manca niente. Le sue condizioni ambientali sono quelle che noi abbiamo sempre ricordato nelle nostre leggende dell’Età dell’Oro».

«Be’…»

«Ma c’è qualcosa… qualcosa che forse voi non siete in grado di capire. Non possiamo aspettarci che intelligenze diverse pensino in maniera uguale».

«Cercherò di capire».

La voce del cefeide si fece più sottile e levigata, quasi liquida: «Sul nostro mondo nativo stavamo morendo, ma lottavamo. La nostra scienza sviluppatasi lungo il corso d’una storia più antica della vostra, era perdente… ma non si dava ancora per sconfitta. Forse perché la nostra scienza era intrinsecamente più biologica che fisica, come invece è la vostra. Il vostro popolo ha scoperto nuove forme di energia e ha raggiunto le stelle. La nostra gente aveva scoperto nuove verità psicologiche e psichiatriche, creando una società libera dalle malattie dal crimine.

«Non è qui il caso di discutere su quale dei due angoli di approccio sia stato più apprezzabile, ma non c’è incertezza su quale si sia dimostrato, alla fine, di maggior successo. Sul nostro mondo morente, pur senza mezzi sufficienti per vivere né fonti d’energia, la nostra scienza biologica poteva soltanto renderci più facile la morte.

«Eppure lottammo. Già da molti secoli stavamo avanzando, brancolando, verso i principi basilari dell’energia atomica, e seppure con gran lentezza avevamo visto baluginare davanti a noi la speranza di riuscire un giorno a infrangere i limiti bidimensionali della nostra superficie planetaria, raggiungendo le stelle. Non c’erano altri pianeti nel nostro sistema solare che potessero servirci da trampolino. Niente, soltanto venti anniluce fino alla stella più vicina… e neppure sapevamo se esistessero altri sistemi planetari, semmai tutto stava a indicare il contrario.

«Ma c’è qualcosa, una scintilla in ogni forma di vita che insiste a lottare perfino quando tutto sembra inutile. Negli ultimi giorni, sul nostro mondo eravamo rimasti soltanto in cinquemila. E la nostra prima nave era pronta: solo un modello sperimentale, probabilmente destinato all’insuccesso. Ma tutti i princìpi della propulsione e della navigazione spaziale erano stati da noi elaborati in modo corretto».

Vi fu una lunga pausa, e i piccoli occhi neri del cefeide fissavano il vuoto, all’inseguimento di quel ricordo.

Il giornalista si fece vivo dal suo angolo: «E poi arrivammo noi?»

«E poi arrivaste voi», annui con semplicità il cefeide. «Questo cambiò tutto. L’energia che ci serviva… non dovevamo far altro che chiederla. Un nuovo mondo, un mondo ideale, perfettamente adatto a noi, fu nostro senza che neppure dovessimo chiederlo. Se noi, da lungo tempo, avevamo risolto da soli i nostri problemi sociali, i nostri più difficili problemi ambientali furono risolti da voi in modo altrettanto completo».

«Allora?» lo sollecitò Antyok.

«Bene… cioè, per qualche motivo non fu un bene. Per secoli i nostri antenati avevano lottato per raggiungere le stelle, e adesso, d’un tratto, scoprivamo che le stelle erano proprietà d’altri. Avevamo lottato per la vita, e questa ci veniva offerta in dono da altri. Non c’era più nessun motivo per lottare. Non c’era più niente a cui mirare. Tutto l’universo è proprietà della vostra specie».

«Questo mondo è vostro», disse Antyok, gentilmente.

«Per compassione… È un dono. Non è nostro di diritto».

«Io credo che ve lo siate guadagnato».

Ora gli occhi del cefeide si appuntarono su di lui: «Le vostre intenzioni sono buone, ma dubito che comprendiate. Non abbiamo nessun posto dove andare, salvo questo mondo donatoci. Siamo in un vicolo cieco. La funzione basilare della vita è la lotta, e questa ci è stata tolta. La vita non ha più interesse per noi. Non abbiamo più figli… di nostra volontà. È il nostro modo di toglierci dalla vostra strada».


Distrattamente Antyok aveva tolto il globo fluorescente dal davanzale della finestra e lo stava facendo roteare sul supporto. La liscia sfera di circa un metro di diametro irradiò luce, mentre sembrava ondeggiare con grazia incongrua, senza peso, a mezz’aria.

Antyok chiese: «È questa la vostra soluzione? La sterilità?»

«Potremmo fuggire ancora», mormorò il cefeide. «Ma dove mai nella Galassia esiste un posto per noi? È tutta vostra».

«Sì, non c’è posto per voi più vicino delle Nubi di Magellano, se desiderate l’indipendenza. Le Nubi di Magellano…»

«E voi non ci lascereste partire. Le vostre intenzioni sono buone, lo so».

«Sì, le nostre intenzioni sono buone… e non potremmo mai lasciarvi andare».

«È una gentilezza… sbagliata».

«Forse. Ma non c’è altro modo di riconciliarvi con voi stessi? Avete tutto un mondo per voi».

«È qualcosa che va più in là delle migliori spiegazioni. La vostra mente è diversa. Non potremmo mai riconciliarci con noi stessi. E io credo, amministratore, che lei abbia già analizzato a fondo ogni aspetto della situazione. Il concetto del vicolo cieco in cui ci troviamo intrappolati non le è nuovo».

Antyok alzò gli occhi, sorpreso. Con una mano arrestò la rotazione del globo fluorescente. «Può leggermi il pensiero?»

«È soltanto una congettura. Anche se buona, credo».

«Sì… ma può leggermi nella mente? Voglio dire, nella mente degli umani in generale? È un punto di grande interesse per noi. I nostri scienziati dicono che non potete, ma a volte mi chiedo se non sia soltanto perché non volete farlo. Può rispondermi? Ma forse la sto forzando indebitamente…»

«No, no…» Il piccolo cefeide si strinse ancora di più addosso l’indumento che l’avvolgeva e affondò il viso per un attimo nell’imbottitura del collare riscaldato a elettricità. «Voi, di altri mondi, parlate di leggere il pensiero. Non è affatto così, ma è certo un’impresa disperata spiegarlo».

Antyok bofonchiò l’antico proverbio: «Non si può spiegare la vista a chi è cieco dalla nascita».

«Sì. Proprio così. Questo senso che voi chiamate "lettura del pensiero" in maniera del tutto erronea, non può essere applicato a noi. Non è che noi non possiamo ricevere le giuste sensazioni, ma la vostra gente non le trasmette, e noi non abbiamo nessun modo per spiegarvi come dovreste fare».

«Uhmmmmm…»

«Vi sono naturalmente momenti di forte concentrazione e tensione emotiva da parte d’un abitante d’altri mondi, in cui qualcuno di noi, tra i più esperti nell’uso di questo senso, dotati d’un occhio più acuto per così dire, avverte vagamente qualcosa. Ma è molto vago; eppure io stesso mi sono a volte chiesto…»

Cautamente, Antyok riprese a far girare il globo fluorescente. Il suo volto roseo era assorto, i suoi occhi fissi sul cefeide. Gustiv Bannerd stiracchiò le dita e rilesse i suoi appunti, muovendo silenziosamente le labbra.

Il globo fluorescente ruotò, e un po’ per volta anche il cefeide parve diventare più teso, man mano i suoi occhi seguivano il colorato vorticare della liscia superficie del globo.

Il cefeide chiese: «Cos’è?»

Antyok trasalì. Il suo volto si distese del tutto, acquistando una placidità quasi ilare. «Questo? Una moda galattica di tre anni fa, il che significa che oggi è una reliquia fuori moda senza più nessuna speranza di successo. È un congegno del tutto inutile, ma grazioso. Bannerd, potrebbe opacizzare le finestre?»

Si udì un lieve click, e le finestre divennero chiazze di oscurità, mentre al centro della stanza il globo divenne, d’un tratto, il punto focale d’un roseo fulgore che parve scagliare verso l’esterno un turbinio di stelle filanti. Antyok, una figura scarlatta in una stanza scarlatta, l’appoggiò sul tavolo e continuò a farlo girare con una mano che grondava di rosso. Mentre il globo girava, i colori cambiarono con crescente rapidità, per poi fondersi e scindersi di nuovo in una serie di contrasti ancora più estremi.

Antyok stava parlando immerso in quello che sembrava un arcobaleno liquido, in continuo cambiamento: «La superficie è costituita da una sostanza che emana una fluorescenza variabile. È quasi senza peso, d’una fragilità estrema, ma giroscopicamente equilibrato, così basta un minimo di attenzione perché non cada mai a terra. È piuttosto grazioso, no?»

Da qualche punto della stanza giunse la voce del cefeide: «Estremamente grazioso».

«Ma ha superato l’epoca in cui era il benvenuto. È vissuto più di quanto la moda gli permettesse di esistere».

La voce del cefeide risuonò ancora, più vaga e astratta: «È molto grazioso».

Bannerd con un gesto riaccese le luci e i colori svanirono.

Il cefeide commentò: «È qualcosa che piacerebbe alla mia gente». Fissò il globo affascinato.

Ora Antyok si alzò: «Farà meglio ad andare, adesso. Se si fermerà più a lungo, quest’atmosfera potrebbe avere degli effetti nocivi su di lei. La ringrazio umilmente per la sua gentilezza».

«Ed io per la sua». Il cefeide si alzò a sua volta.

Antyok riprese: «A proposito, la maggior parte della sua gente ha accettato la nostra offerta di studiare la struttura e il funzionamento delle nostre moderne astronavi. Suppongo che lei capisca che il nostro scopo era quello di studiare le reazioni della sua gente alla nostra tecnologia. Confido che ciò soddisfi il vostro senso di correttezza».

«Non deve scusarsi. Anche se non ho la costituzione fisica e mentale di un pilota umano, ho trovato la cosa molto interessante. Mi ha riportato alla memoria i nostri sforzi d’un tempo, facendomi ricordare quanto fossimo vicini alla giusta soluzione».

Il cefeide se ne andò. Antyok restò seduto, corrugando la fronte.

«Bene», disse infine, rivolgendosi un po’ bruscamente a Bannerd. «Lei ricorda il nostro accordo, spero. Questo colloquio non dev’essere pubblicato».

Bannerd scrollò le spalle: «D’accordo».

Antyok era sempre seduto, e stava giocherellando con una statuina di metallo sul tavolo. «Cosa ne pensa di tutto ciò, Bannerd?»

«Mi spiace per loro. Credo di capire ciò che provano. Dobbiamo educarli, aiutarli a dimenticare. La Filosofia può farlo».

«Lo pensa davvero?»

«Si».

«Non possiamo lasciarli andare, naturalmente».

«Oh, no. È fuori questione. Abbiamo troppo da imparare da loro. Questa loro frustrazione è soltanto uno stadio passeggero. La penseranno in maniera del tutto diversa in seguito, specialmente quando avremo concesso loro la piena indipendenza».

«Forse. Cosa pensa dei globi fluorescenti, Bannerd? Gli sono piaciuti. Potrebbe essere un gesto indovinato ordinarne qualche migliaio per loro. Lo sa la Galassia che razza di palla al piede sono oggi questi globi per i nostri mercati. Potremo averli per prezzi stracciati».

«Mi sembra una buona idea», disse Bannerd.

«Tuttavia l’Ufficio non lo consentirebbe mai, li conosco fin troppo bene».

Il giornalista socchiuse gli occhi: «Ma potrebbe esser proprio quello che stiamo cercando. Hanno bisogno di nuovi interessi».

«Sì? Be’, potremmo far qualcosa. Potrei includere la sua trascrizione di questo colloquio come parte d’un rapporto, e calcare un po’ la mano sulla faccenda dei globi. Dopotutto, lei è membro della Filosofia e potrebbe avere influenza su qualche persona importante, il cui intervento sull’Ufficio potrebbe avere un effetto assai maggiore del mio. Mi capisce, Bannerd?…»

«Sì», rifletté Bannerd. «Sì».


Da: QGAm-Cef 18.

A: UfProEs.

Oggetto: Progetto Province Esterne 2910, Parte II; Ritmo di nascita di non-umani su Cefeo 18, Ricerche su.

Riferimenti:

(a) UfProEs lett. Cef-N-CM/car, 115097, data 223/977 LG.

Allegato:

1. Trascrizione della conversazione fra L. Antyok di QGAm-Cef 18 e Ni-San, Gran Giudice dei non-umani su Cefeo 18.


1. Allegato 1 viene qui incluso a informazione dell’UfProEs.

2. Le ricerche relative al progetto in oggetto intraprese in risposta all’autorizzazione del riferimento (a) vengono proseguite secondo le nuove direttive indicate nell’Allegato 1. Si assicura l’UfProEs che ogni mezzo possibile verrà impiegato per combattere il dannoso atteggiamento psicologico che al momento prevale fra i non-umani.

3. Si fa notare che il Gran Giudice dei non-umani su Cefeo 18 ha manifestato interesse per i globi fluorescenti. Si è dato inizio a una ricerca preliminare su questa manifestazione di psicologia non-umana.

L. Antyok, Superv. QGAm-Cef 18 272/977 LG.

Da: UfProEs.

A: QGAm-Cef 18.

Oggetto: Progetto Province Esterne 2910; Ritmo di nascita di nonumani su Cefeo 18, Ricerche su.

Riferimento:

(a) QGAm-Cef 18 lett. AA-LA/mn, data 272/977 LG.


1. Con riferimento all’Allegato 1 del riferimento (a), cinquemila globi fluorescenti sono stati acquistati per venire spediti su Cefeo 18, dall’Ufficio Commerciale.

2. Si danno istruzioni perchè QGAm-Cef 18 applichi ogni possibile metodo per placare l’insoddisfazione dei non-umani, in accordo con i proclami imperiali.

C. Morily, Capo UfProEs 283/977 LG.

V

<p>V</p>

La cena era finita, i liquori versati, i sigari tirati fuori e accesi. Si erano formati gruppi qua e là e il capitano della flotta mercantile era al centro di quello più numeroso. La sua brillante uniforme bianca sfavillava assai più di quelle dei suoi ascoltatori.

Nel tenere il suo discorsetto si mostrò quasi compiaciuto: «Questo viaggio è stato qualcosa di tutto riposo… una sciocchezza, oserei dire. Ho fatto trecento viaggi prima di questo, e con che carico! Cosa volete farvene di cinquemila globi fluorescenti su questo deserto, per la Galassia?»

Loodun Antyok replicò con una risatina di cortesia e una scrollata di spalle: «Sono per i non-umani. Non è stato un trasporto difficile, spero».

«No, non difficile. Ma voluminoso. Sono estremamente fragili e non ho potuto caricarne più di venti per nave, con tutti i regolamenti governativi sull’imballaggio e ogni altra precauzione contro le rotture. Ma sono soldi del governo, immagino».

Zammo replicò con un cupo sorriso: «È la sua prima esperienza con i metodi governativi, capitano?»

«Per la Galassia, no», sbottò a dire lo spaziale. «Cerco di evitarli il più possibile, certo, ma a volte non si può fare a meno di restarci invischiati. Ed è una cosa disgustosa quando càpita, ve lo garantisco. La burocrazia! I moduli! Ce n’è abbastanza per farvi scoppiare il fegato e coagularvi il sangue. È un tumore, un cancro della Galassia. Se fosse per me, spazzerei via subito tutto questo casino!»

Antyok replicò: «Lei è ingiusto, capitano. Lei non capisce».

«Ah, si! Bene, supponiamo che lei, adesso, visto che è uno di questi burocrati», e sorrise amabilmente a questa parola, «mi spieghi il suo punto di vista».

«Be’, insomma», Antyok parve confuso, «il governo è una cosa seria e complicata. In questo nostro impero abbiamo migliaia di pianeti di cui occuparci, e miliardi d’individui. È quasi al di là delle capacità umane far funzionare quest’impresa di governarle tutte senza un’organizzazione la più rigorosa possibile. Credo che oggi ci siano quattrocento milioni di persone nel solo Servizio Amministrativo Imperiale, e per poter coordinare i loro sforzi e tutte le loro conoscenze, bisogna avere anche quelli che lei chiama burocrati e moduli. Ogni più piccola frazione di questo sistema, per quanto insensata possa sembrare e fastidiosa si riveli all’atto pratico, ha una sua ragion d’essere. Ogni pezzo di carta è un filo che collega gli sforzi di quattrocento milioni di umani. Abolisca il Servizio Amministrativo e avrà abolito l’Impero, e con esso la pace interstellare, l’ordine e la civiltà».

«Suvvia…» intervenne il capitano.

«No. Dico sul serio». Antyok era rimasto senza fiato per il fervore con cui aveva parlato. «Le regole e i sistemi dell’organismo amministrativo devono essere onnicomprensivi e rigidi quanto basta, cosicché, nel caso in cui vi siano funzionari incompetenti — e a volte ne viene nominato qualcuno… si metta pure a ridere se vuole, ma esistono anche scienziati, giornalisti e capitani incompetenti — nel caso dunque che ci siano funzionari incompetenti, i danni che essi fanno possano esser ridotti al minimo. Poiché, nel peggior dei casi, il sistema può procedere anche da solo».

«Sì», grugnì il capitano, acido. «Ma se dovesse venir nominato un amministratore di grandi capacità? Anche lui si troverebbe intrappolato dalla stessa rigida rete e si troverebbe costretto alla mediocrità».

«Niente affatto», replicò Antyok accalorandosi. «Un uomo capace può sempre operare contro i limiti del regolamento e compiere ciò che desidera».

«E come?» chiese Bannerd.

«Be’… be’…» Antyok si trovò nuovamente a disagio. «Uno dei metodi consiste nel farsi affidare un progetto con priorità A, o magari doppia A, se possibile».

Il capitano rovesciò la testa all’indietro pronto a esplodere in una fragorosa nsata, ma non fece in tempo, poiché la porta si spalancò e degli uomini sconvolti si precipitarono di corsa dentro la sala. Sulle prime le loro grida furono prive di senso. Poi: «Signore, le navi sono sono scomparse. I non-umani se ne sono impadroniti con la forza!»

«Cosa? Tutte le navi?»

«Fino all’ultima. Sono scomparse tutte, le navi, e i non-umani a bordo di esse…»


Soltanto due ore più tardi i quattro si trovarono di nuovo insieme, questa volta da soli nell’ufficio di Antyok.

Antyok dichiarò con freddezza: «Non hanno commesso nessun errore. Non è rimasta nessuna nave… neppure la sua nave-scuola, Zammo. E non è disponibile una sola nave governativa in quest’intero settore galattico. Quando saremo riusciti a organizzare l’inseguimento, loro saranno fuori della Galassia, a metà strada verso le Nubi di Magellano. Capitano, non toccava a lei la responsabilità di organizzare un adeguato servizio di sorsorveglianza?»

Il capitano gridò: «Era la nostra prima giornata fuori dallo spazio, chi si sarebbe mai aspettato…»

Zammo l’interruppe, infuriato: «Aspetti un momento, capitano. Sto cominciando a capire. Antyok», la sua voce era dura, «è stato lei a macchinare tutto questo».

«Io?» L’espressione di Antyok era stranamente fredda, quasi indifferente.

«Proprio stasera lei ci ha detto che un abile amministratore si fa assegnare un progetto con priorità A per fare ciò che desidera. Lei si è fatto assegnare questo progetto per aiutare i non-umani a scappare».

«Sarei stato io? Mi scusi, ma come sarebbe stato possibile? È stato lei stesso a sollevare, in uno dei suoi rapporti, il problema del calo delle nascite. È stato Bannerd, qui presente, a spaventare l’Ufficio con i suoi articoli a sensazione, inducendolo ad approvare un progetto con priorità A doppia. Io, con tutto ciò, non ho avuto niente a che fare».

«È stato lei a suggerirmi di menzionare il calo delle nascite», replicò con violenza Zammo.

«Davvero?» fece Antyok, in tono compunto.

«E se è per questo», ruggì Bannerd d’un tratto, «è stato lei a suggerire che parlassi del calo delle nascite nei miei articoli».

I tre lo strinsero sempre più dappresso, rinchiudendolo fra loro. Antyok si lasciò andare contro lo schienale della poltroncina e replicò con calma: «Non so cosa intendiate per suggerimenti. Se mi state accusando, allora per favore attenetevi alle prove… quelle con valore legale. Le leggi dell’Impero si basano sul materiale scritto, filmato o trascritto, oppure su precise dichiarazioni avallate da testimoni. Tutte le mie lettere come amministratore si trovano schedate qui, all’Ufficio, e in altri luoghi. Io non ho mai chiesto un progetto con priorità A. È stato l’Ufficio ad assegnarmelo, e Zammo e Bannerd ne sono responsabili. E per iscritto, sottolineo».

La voce di Zammo era divenuta un ringhio quasi inarticolato: «Lei mi ha infinocchiato convincendomi a insegnare a quelle creature come manovrare una nave spaziale».

«Il suggerimento è stato suo. In archivio ho un suo rapporto in cui propone che siano studiate le loro reazioni a strumenti e comandi umani. E anche l’Ufficio ne ha una copia autentica. Le prove… quelle legali, sono chiare. Io non ho avuto niente a che fare con tutto questo».

«Neppure con i globi fluorescenti?» chiese Bannerd.

Il capitano cacciò un urlo improvviso: «Lei ha fatto venire fin qui le mie navi apposta. Cinquemila globi! Lei sapeva che ci sarebbero volute centinaia di navi».

«Io non ho mai chiesti i globi», replicò Antyok, gelido. «Quella è stata un’idea dell’Ufficio, anche se sono convinti che vi abbiano contribuito gli amici di Bannerd, quelli della Filosofia».

Bannerd quasi soffocò: «Lei ha chiesto a quel capo dei cefeidi se poteva leggere il pensiero! Lei gli stava dicendo di manifestare un vivo interesse per i globi!»

«Oh, suvvia, Bannerd. Ha approntato lei stesso una fedele trascrizione di quel colloquio, e anch’essa è schedata. Non può provare ciò che dice». Si alzò in piedi. «Ora dovete scusarmi. Devo preparare un rapporto per l’Ufficio».

Giunto alla porta, Antyok si voltò: «In un certo qual modo, il problema di quei non-umani è risolto, anche se gli unici soddisfatti sono loro. Adesso ricominceranno a moltiplicarsi e avranno un mondo che si saranno guadagnati da soli. È proprio quello che volevano.

«È un’altra cosa. Non accusatemi di sciocchezze. Sono nel Servizio da ventisette anni, e posso garantirvi che il mio lavoro cartaceo è prova sufficiente che mi sono comportato in maniera del tutto corretta in tutto ciò che ho fatto. E, capitano, sarò lieto di continuare la nostra conversazione stasera, quando le farà più comodo, e chiarirle come un amministratore capace possa operare in mezzo alla burocrazia e ottenere lo stesso ciò che vuole».

Era straordinario come quel viso rotondo e liscio, da bambino, potesse ostentare un sorriso così sardonico.


Da: UfProEs.

A: Loodun Antyok, Capo Amministratore Pubblico, A-8.

Oggetto: Servizio amministrativo. In attesa di conferma nel

Riferimento:

(a) SerAm Decisione del Tribunale 22874-Q, data 1/978 LG.


1. Vista l’opinione favorevole espressa nel riferimento (a) lei viene con questa decisione assolto da ogni responsabilità per la fuga dei non-umani da Cefeo 18. Si richiede che lei si tenga pronto per nuova assegnazione.

R. Horpritt, Capo SerAm 15/977 LG.